May, Rollo

Rollo May è stato uno psicologo e psicoterapeuta statunitense, considerato uno dei padri della psicologia esistenziale. Con le sue opere ha portato nella psicoterapia temi filosofici come libertà, responsabilità, amore e ansia, offrendo un modello che integra riflessione esistenziale e pratica clinica. La sua voce rappresenta un ponte tra filosofia, psicologia e cultura del Novecento.

Biografia e contesto storico

Nato nel 1909 a Ada, in Ohio, Rollo May visse un’infanzia segnata da difficoltà familiari e malattie che ne condizionarono la sensibilità. Studiò letteratura e filosofia, prima di orientarsi verso la psicologia. Ottenne il dottorato in psicologia clinica alla Columbia University e completò la formazione terapeutica presso l’Institute of Psychiatry di New York.

Durante gli anni Trenta e Quaranta, May trascorse un periodo in Europa, dove entrò in contatto con l’esistenzialismo e con la filosofia di Søren Kierkegaard e Martin Heidegger. Queste esperienze influenzarono profondamente la sua visione della psicologia. Rientrato negli Stati Uniti, in un clima culturale dominato dal comportamentismo e dalla psicoanalisi freudiana, elaborò una prospettiva nuova, incentrata sull’esistenza concreta e sulla condizione umana.

Il contesto storico in cui operò era quello del dopoguerra, segnato da crisi di valori, ricerca di significato e diffusione di nuove correnti culturali. In questo scenario, la psicologia esistenziale di May rispondeva al bisogno di comprendere l’uomo nella sua interezza, al di là della riduzione a meccanismi comportamentali o pulsionali.

Contributi teorici e pratici

Il cuore del pensiero di Rollo May è l’idea che la psicoterapia debba aiutare le persone a confrontarsi con le condizioni fondamentali dell’esistenza. La sofferenza psicologica non deriva soltanto da traumi individuali o da disturbi biologici, ma dall’incapacità di affrontare i grandi temi dell’esistenza: la libertà, la solitudine, la morte, la ricerca di senso.

Uno dei concetti centrali è quello di ansia. Per May l’ansia non è solo un sintomo da eliminare, ma una condizione inevitabile dell’essere umano. Essa nasce dal confronto con la libertà e con la possibilità di scelta, e diventa distruttiva solo quando viene negata o evitata. Accettare e integrare l’ansia significa riconoscere la propria condizione umana e aprirsi al cambiamento.

Altro tema fondamentale è la libertà. L’uomo, secondo May, non è determinato solo dalle pulsioni (come per Freud) né soltanto dalle condizioni ambientali (come per il comportamentismo), ma possiede una libertà costitutiva. Questa libertà, tuttavia, comporta responsabilità e il rischio dell’angoscia. La psicoterapia deve sostenere il paziente nel processo di scelta autentica, aiutandolo a trovare un equilibrio tra autodeterminazione e vincoli della realtà.

May ha dedicato ampio spazio anche al tema dell’amore. Nel libro Love and Will (1969), uno dei suoi testi più influenti, descrive l’amore come esperienza che unisce eros, philia e agape, intrecciando dimensioni corporee, affettive e spirituali. Secondo May, la crisi contemporanea dell’amore deriva dalla riduzione a mera sessualità o, al contrario, dalla sua idealizzazione. L’amore autentico è quello che integra desiderio, cura e responsabilità reciproca.

Un altro concetto chiave è la volontà. Per May, la volontà non è semplice forza di volontà, ma la capacità di affermare se stessi in modo creativo, scegliendo e costruendo la propria esistenza. La perdita di volontà è uno dei segni della nevrosi contemporanea: persone che si sentono impotenti di fronte al mondo e incapaci di agire. La terapia deve quindi riattivare la volontà come energia vitale.

May considerava la psicoterapia non solo un insieme di tecniche, ma un incontro autentico tra due persone. In questo si avvicinava alla psicologia umanistica di Carl Rogers, pur mantenendo un orientamento più filosofico ed esistenziale. Per lui il terapeuta non doveva essere un tecnico neutrale, ma una presenza reale, capace di accompagnare il paziente nell’affrontare i dilemmi dell’esistenza.

Tra le sue opere principali si ricordano The Meaning of Anxiety (1950), Man’s Search for Himself (1953), Love and Will (1969), The Courage to Create (1975). In questi testi, May unisce rigore psicologico e riflessione filosofica, con uno stile accessibile anche ai non specialisti.

Impatto e attualità

L’impatto di Rollo May sulla psicologia è stato profondo. Negli Stati Uniti contribuì a introdurre la psicologia esistenziale, creando un ponte tra filosofia europea e clinica americana. Insieme a Viktor Frankl e Irvin Yalom è considerato uno dei principali rappresentanti di questo approccio.

Il suo pensiero influenzò anche la psicologia umanistica, pur distinguendosene: se Rogers e Maslow enfatizzavano la crescita positiva e il potenziale umano, May manteneva uno sguardo più realistico e drammatico, consapevole dei limiti e delle contraddizioni dell’esistenza. Questa tensione lo rese un autore di riferimento per chi cercava un approccio meno ottimistico e più vicino all’esperienza concreta dei pazienti.

La sua influenza si estese anche alla cultura più ampia. Temi come creatività, autenticità, coraggio e responsabilità furono discussi nei suoi libri in un linguaggio che parlava non solo agli psicologi, ma anche a filosofi, artisti e lettori comuni. May riuscì a dare voce alle inquietudini del suo tempo, segnato dalla Guerra Fredda, dalle tensioni sociali e dal senso di smarrimento esistenziale.

In Italia, le sue opere furono tradotte e lette soprattutto negli anni Settanta e Ottanta, trovando spazio nei corsi universitari e nelle scuole di psicoterapia. La sua influenza si avverte ancora oggi nei modelli che integrano psicologia clinica e filosofia, e nella crescente attenzione ai temi esistenziali nella pratica terapeutica.

Le critiche al suo pensiero riguardano soprattutto la difficoltà di verificare empiricamente molti concetti, la vicinanza alla filosofia rispetto alla scienza sperimentale e il rischio di un linguaggio talvolta troppo astratto. Tuttavia, proprio la sua capacità di unire riflessione teorica e pratica clinica rappresenta una ricchezza, che rende il suo lavoro ancora attuale soprattutto perchè il suo messaggio centrale rimane la necessità di affrontare con coraggio le condizioni fondamentali dell’esistenza, trasformando l’ansia e la vulnerabilità in occasioni di crescita e autenticità.

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