Underwood, Benton J.

Benton J. Underwood è stato uno psicologo statunitense tra i principali studiosi della memoria del Novecento. La sua ricerca sull’apprendimento verbale, sull’oblio e sui meccanismi di interferenza ha definito un quadro sperimentale che ha orientato generazioni di psicologi cognitivi. Con rigore metodologico e attenzione alla replicabilità, Underwood ha contribuito a trasformare la memoria da tema filosofico a oggetto di indagine empirica, offrendo strumenti concettuali ancora oggi utilizzati nella ricerca e nelle applicazioni educative e cliniche.

Biografia e Contesto Storico

Nato negli Stati Uniti nella prima metà del secolo scorso, Underwood si formò in ambienti accademici in cui la psicologia stava passando dal comportamentismo classico a un’attenzione crescente per i processi interni. I laboratori di apprendimento verbale, con liste di sillabe senza senso, parole e numeri, costituivano il teatro sperimentale in cui si misuravano tempi, errori e curve di apprendimento. In questo contesto, Underwood emerse come figura di riferimento per il disegno degli esperimenti e per la chiarezza nell’interpretazione dei dati.

Il suo lavoro si colloca nella fase di transizione che precede e accompagna la nascita della psicologia cognitiva. Se autori come Hermann Ebbinghaus avevano già mostrato come studiare sistematicamente il ricordo, Underwood rese più fine la strumentazione concettuale, introducendo variabili e controlli sperimentali che consentivano di distinguere fra ciò che si apprende, ciò che si mantiene e ciò che viene perso per interferenza. Il clima scientifico, in cui si discutevano i limiti del comportamentismo, facilitò il passaggio verso spiegazioni che chiamavano in causa rappresentazioni, codifiche e strategie di recupero.

Contributi Teorici e Pratici

Uno dei contributi più noti di Underwood riguarda l’interferenza come meccanismo chiave dell’oblio. Distinguendo fra interferenza proattiva e retroattiva, mostrò come informazioni apprese in tempi diversi possano disturbarsi a vicenda. Se un soggetto studia più liste simili, ciò che ha appreso prima ostacola il nuovo apprendimento (proattiva), mentre il materiale più recente può compromettere il ricordo di quello precedente (retroattiva). L’idea che l’oblio non derivi soltanto dal trascorrere del tempo, ma dalla sovrapposizione dei contenuti, ha orientato molte ricerche successive e trova riscontro nell’esperienza quotidiana.

Un esempio semplice chiarisce la logica: imparare due password molto simili nel giro di pochi giorni genera confusione. Non è “la memoria che svanisce”, ma una competizione tra tracce mnestiche simili. Underwood quantificò questa competizione con paradigmi sperimentali in cui variava numero e somiglianza delle liste, controllando gli intervalli di tempo e le modalità di richiamo. Questa precisione rese possibile tracciare curve di apprendimento e curve di oblio più affidabili.

Underwood studiò anche il richiamo e il riconoscimento, distinguendo i processi in base ai compiti richiesti al soggetto. Nel richiamo libero, l’ordine non è imposto; nel riconoscimento, si tratta di giudicare se un elemento è stato visto prima. Mostrò che i due compiti non misurano la stessa cosa e che il riconoscimento può apparire più facile perché fornisce indizi esterni. Questa distinzione ha influenzato la progettazione di test neuropsicologici e strumenti educativi.

Un’altra linea di lavoro riguardò la somiglianza semantica. All’aumentare della sovrapposizione di significato tra gli elementi studiati, cresce l’interferenza. Lo scarto tra liste di parole della stessa categoria (ad esempio, nomi di animali) e liste eterogenee mostrava come la struttura semantica dell’informazione modelli l’oblio. Questa intuizione, pur nata in un impianto sperimentale “verbale”, anticipa l’idea cognitiva di codifica e di organizzazione della memoria.

Dal punto di vista applicativo, Underwood contribuì a definire principi pratici per l’apprendimento efficace. La spaziatura delle sessioni, la variazione del materiale, l’uso di indizi diagnostici e l’attenzione alla somiglianza tra ciò che si studia sono strategie che riducono l’interferenza e migliorano il mantenimento. Queste indicazioni, oggi riprese dalla psicologia dell’istruzione, devono molto alla tradizione sperimentale a cui Underwood dette forma.

Impatto e Attualità

L’impatto di Underwood si avverte in diversi ambiti della psicologia cognitiva. Gli studi sull’interferenza hanno dialogato con modelli successivi della memoria, dai sistemi multipli (breve termine, lungo termine) alle distinzioni fra memoria episodica e semantica. La sua attenzione ai compiti di richiamo e riconoscimento ha contribuito a chiarire perché alcune valutazioni cognitive risultino sensibili a certi deficit e non ad altri, tema oggi centrale nella neuropsicologia clinica.

Le sue ricerche si collegano idealmente ai lavori di autori come Endel Tulving, che formalizzò la distinzione tra memoria episodica e semantica, e ad Allan Baddeley, che sviluppò il modello di memoria di lavoro. Se Tulving e Baddeley hanno offerto cornici teoriche ampie, Underwood ha fornito la cassetta degli attrezzi metodologica per interrogare i dati con finezza, mostrando quanto contino i dettagli di codifica, somiglianza e richiesta del compito.

L’eredità di Underwood è visibile anche nella psicologia applicata. In ambito educativo, l’uso di prove di recupero, la spaziatura e l’interleaving dei contenuti riducono l’interferenza e stabilizzano la conoscenza. In ambito organizzativo, la progettazione della formazione tiene conto del rischio di confusione tra procedure simili; alternare casi dissimili e introdurre esempi contrastivi aiuta a creare tracce più distinte. In clinica, la differenza tra richiamo e riconoscimento guida la scelta dei test, mentre la nozione di interferenza suggerisce di valutare non solo “quanto si ricorda”, ma “che cosa disturba il ricordo”.

Oggi, con l’avvento delle neuroscienze cognitive e dell’imaging, molte intuizioni sperimentali di Underwood trovano nuove conferme. La competizione tra tracce può essere letta come competizione tra rappresentazioni neurali parzialmente sovrapposte; i benefici della spaziatura vengono collegati ai processi di consolidamento a lungo termine. Pur con strumenti diversi, rimane intatta la lezione di metodo: definire con rigore compiti e materiali, controllare le somiglianze, distinguere i tipi di recupero. L’opera di Underwood continua a essere un riferimento per la a sua chiarezza nel formulare domande sperimentali semplici ma teoricamente dense.

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