Il delirium è una condizione clinica acuta, transitoria e potenzialmente reversibile, caratterizzata da una marcata alterazione della coscienza, dell’attenzione e delle funzioni cognitive. Può insorgere rapidamente, nell’arco di ore o giorni, ed è spesso accompagnato da fluttuazioni del quadro sintomatologico nell’arco della giornata. Si manifesta con disorientamento spazio-temporale, difficoltà nella concentrazione, pensiero confuso, alterazioni del ciclo sonno-veglia e, talvolta, allucinazioni o illusioni. Il comportamento può risultare agitato (forma iperattiva), rallentato e letargico (forma ipoattiva), oppure alternare entrambi gli stati. La forma ipoattiva è spesso più difficile da riconoscere, perché può essere scambiata per stanchezza, depressione o ritiro.
Una caratteristica fondamentale del delirium è la sua reversibilità potenziale: se la causa scatenante viene individuata e trattata, lo stato di confusione può regredire completamente. Tuttavia, una diagnosi tardiva o un intervento inadeguato possono comportare esiti negativi, soprattutto nei soggetti più vulnerabili. Il delirium non è una malattia a sé, ma un segnale di scompenso acuto dell’organismo. La sua comparsa, specialmente nei soggetti anziani o fragili, richiede sempre una valutazione attenta e urgente.
Oltre alle forme più note, esistono manifestazioni atipiche del delirium, come il “delirium silente”, in cui l’alterazione è minima ma la persona appare stranamente assente o rallentata, senza apparente motivo. Nei giovani adulti può manifestarsi in seguito a traumi, infezioni acute o uso/astinenza da sostanze, ed è spesso sottodiagnosticato perché considerato raro o inusuale in quella fascia d’età. Un elemento distintivo del delirium rispetto ad altri quadri cognitivi è la sua variabilità: i sintomi possono cambiare nel giro di poche ore, alternando momenti di apparente lucidità a fasi di grave confusione. Questa fluttuazione è particolarmente marcata di sera o durante la notte (fenomeno del “sundowning”), e può rendere difficile una valutazione accurata se non si tiene conto del ritmo circadiano.
Cause e fattori di rischio
Le cause del delirium sono molteplici e frequentemente multifattoriali. Tra le più comuni troviamo: infezioni (es. polmonite, infezioni urinarie), squilibri metabolici (ipoglicemia, ipernatriemia, ipossia), effetti collaterali di farmaci (soprattutto psicofarmaci, anticolinergici, oppiacei), astinenza da sostanze, dolore non controllato, immobilizzazione prolungata, interventi chirurgici con anestesia generale.
I fattori di rischio includono l’età avanzata, la presenza di demenza o declino cognitivo, pregressi episodi di delirium, patologie croniche complesse, deficit sensoriali (vista, udito), ospedalizzazioni prolungate, ambienti disorientanti (es. terapie intensive, reparti acuti), isolamento sociale.
Spesso il delirium emerge quando più fattori si sommano: una persona fragile, in un contesto stressante, con febbre o disidratazione, può sviluppare in poche ore uno stato confusionale che peggiora se non riconosciuto per tempo.
La forma post-operatoria è particolarmente frequente negli anziani sottoposti a interventi chirurgici ortopedici o cardiovascolari. Anche l’ambiente, se povero di stimoli orientanti o eccessivamente rumoroso, può contribuire all’insorgenza del quadro.
Diagnosi e criteri clinici
Il delirium è definito nei principali manuali diagnostici come un disturbo dell’attenzione e della consapevolezza, ad esordio acuto e andamento fluttuante, associato a un cambiamento nelle capacità cognitive che non può essere spiegato da un disturbo neurocognitivo preesistente o in evoluzione.
Nella pratica clinica, la diagnosi si basa sull’osservazione diretta dei sintomi, su test rapidi come il CAM (Confusion Assessment Method), e su un’anamnesi accurata volta a identificare i cambiamenti recenti nello stato mentale. È fondamentale distinguere il delirium da altre condizioni come la demenza, che ha un andamento cronico e progressivo, o da stati depressivi e dissociativi.
La diagnosi non richiede necessariamente strumenti tecnologici avanzati, ma una buona capacità di ascolto e osservazione. Tuttavia, in presenza di sintomi atipici o persistenti, può essere utile ricorrere a indagini di laboratorio o imaging cerebrale per escludere cause organiche gravi (es. ictus, emorragie, masse).
La variabilità di presentazione rende il delirium una condizione insidiosa: riconoscerne i segni precoci può fare la differenza tra un recupero completo e una compromissione prolungata.
Un errore comune è confondere il delirium con la demenza, poiché entrambe possono comportare disorientamento e perdita di memoria. Tuttavia, la demenza ha un decorso cronico e progressivo, mentre il delirium ha un esordio rapido e una potenziale reversibilità. È altrettanto importante differenziarlo dagli stati psicotici: nel delirium, le allucinazioni sono spesso visive e frammentarie, mentre nelle psicosi sono più strutturate e sistematizzate.
Strumenti di screening come il CAM sono utili, ma devono essere integrati con l’osservazione clinica e la conoscenza del paziente. In contesti con pazienti non collaboranti o con barriere linguistiche/culturali, la diagnosi richiede ancora più sensibilità e adattamento. Il riconoscimento precoce resta la chiave per evitare conseguenze gravi.
Trattamenti e percorsi possibili
L’intervento terapeutico prioritario è l’identificazione e la rimozione della causa scatenante. Questo può includere la gestione di un’infezione, la correzione di uno squilibrio metabolico, la revisione dei farmaci in uso, l’adeguamento del supporto nutrizionale o idrico.
L’ambiente di cura gioca un ruolo fondamentale. Ridurre i rumori, garantire la luce naturale diurna, mantenere oggetti familiari accanto al paziente, facilitare il sonno notturno e l’orientamento temporale (con orologi, calendari, presenza di familiari) sono misure semplici ma potenti.
Il trattamento farmacologico, in particolare con antipsicotici, viene considerato solo in casi selezionati e per brevi periodi, quando i sintomi comportamentali mettono a rischio il paziente o gli altri. L’uso di sedativi deve essere attentamente monitorato, poiché può aggravare lo stato confusionale.
Fondamentale è anche il coinvolgimento dei familiari e dei caregiver, che possono aiutare a rassicurare la persona, evitare stimoli destabilizzanti e segnalare cambiamenti del comportamento non evidenti al personale sanitario.
La prevenzione ha un ruolo centrale: mobilizzazione precoce, corretta idratazione, controllo del dolore, revisione farmacologica, stimolazione cognitiva e attenzione agli input sensoriali riducono significativamente il rischio di insorgenza nei contesti ospedalieri.
In ospedale, è fondamentale che tutto il personale coinvolto – medici, infermieri, OSS – abbia formazione specifica sul riconoscimento del delirium. Anche piccoli gesti, come salutare il paziente chiamandolo per nome o spiegare con calma ogni manovra, possono contribuire a mantenere un minimo di orientamento e fiducia. L’intervento relazionale è parte integrante del trattamento.
Va evitata la contenzione fisica salvo in situazioni di emergenza: può aumentare l’agitazione e peggiorare il quadro. È preferibile creare un setting che riduca l’ansia e favorisca la cooperazione. Anche l’uso eccessivo di luci artificiali, interruzioni notturne o visite frammentarie può destabilizzare i ritmi circadiani e favorire l’insorgenza o il prolungamento del quadro confusionale.
Altri aspetti da considerare
Il delirium ha un impatto emotivo e relazionale importante, spesso sottovalutato. Per chi lo vive, può essere un’esperienza sconvolgente e angosciante; per chi assiste, una fonte di smarrimento, frustrazione o senso di impotenza. Dopo la fase acuta, alcune persone mantengono per giorni o settimane un ricordo confuso, disturbante o frammentario dell’evento.
La presenza di delirium è anche un indicatore prognostico sfavorevole, soprattutto negli anziani: è associato a maggiori tassi di complicanze, ricoveri prolungati, istituzionalizzazione e mortalità. Per questo il suo riconoscimento precoce è considerato una priorità clinica in molti ambiti della medicina.
In chi ha già una diagnosi di demenza, il delirium può accelerare il declino funzionale o peggiorare l’autonomia. Distinguere ciò che è reversibile da ciò che è progressivo è un compito delicato ma essenziale.
Infine, è importante adottare uno sguardo rispettoso: chi è in uno stato di confusione non è “fuori di testa”, ma esprime con il proprio disorientamento una sofferenza reale, che merita ascolto, protezione e cura.
Per i familiari, assistere a un episodio di delirium può essere scioccante: la persona amata sembra “non essere più sé stessa”, parla in modo strano, non riconosce i volti. Spiegare con chiarezza cosa sta succedendo – e che si tratta di una condizione transitoria e trattabile – può ridurre l’angoscia e migliorare la collaborazione tra operatori e caregiver.
Anche dopo la fase acuta, alcuni pazienti riferiscono ricordi sfuocati, sensazioni di umiliazione o paura legate a ciò che hanno vissuto nel periodo di confusione. Offrire uno spazio di elaborazione, anche minima, può aiutare nel recupero psicologico e prevenire sintomi post-traumatici, soprattutto nei soggetti più fragili o già segnati da esperienze cliniche difficili.


