Framo, James

James L. Framo  è tra i protagonisti della terapia familiare del secondo Novecento. La sua impronta specifica è l’integrazione fra psicoanalisi delle relazioni oggettuali e pensiero sistemico: i legami precoci diventano “oggetti interni” che orientano le scelte di coppia, gli stili di accudimento e i cicli di conflitto; la stanza di terapia diventa il luogo in cui questi copioni possono essere riconosciuti e trasformati, anche chiamando in causa — quando possibile — le famiglie d’origine dei partner. Con questo approccio intergenerazionale, Framo ha dato alla clinica di coppia e famiglia strumenti concreti per lavorare con il “non risolto” che abita le relazioni presenti.

Biografia e contesto storico

Formatosi negli Stati Uniti tra psichiatria/psicologia clinica e una robusta cultura psicoanalitica, Framo entra negli anni Cinquanta–Sessanta nel movimento nascente della terapia della famiglia, in dialogo (e talvolta in dissenso) con i poli di Palo Alto, Philadelphia e New York. La sua traiettoria accademico–clinica si svolge tra East e West Coast, con una produzione di casi, seminari e manuali che circola capillarmente in servizi e scuole di specializzazione. È la stagione in cui, accanto a Bowen e Boszormenyi-Nagy, prende forma la linea multigenerazionale della terapia familiare; Framo ne rappresenta l’accento più “intra-psichico”: come le relazioni di ieri si interiorizzano e diventano pattern ripetuti oggi.

Contributi teorici e pratici

Per Framo la coppia non è solo un sistema qui e ora, ma l’incontro di due teatri interni. Ognuno porta nel rapporto le proprie relazioni oggettuali: rappresentazioni, aspettative e difese imparate con le figure primarie. La scelta del partner, i conflitti e le alleanze con i figli vengono letti come tentativi — spesso inconsapevoli — di riparare, ripetere o evitare esperienze originarie. Esplicitare questi copioni non serve a cercare colpe, ma a restituire alternative: “che cosa stai mettendo in scena adesso, e con chi?”.

L’innovazione più nota è l’uso sistematico di sedute con le famiglie d’origine all’interno di percorsi di coppia o familiari. Tipicamente, dopo un lavoro iniziale con i partner, il terapeuta invita — quando è sicuro e fattibile — genitori e fratelli a incontri intensivi (a volte in formato “marathon” o fine settimana), con un contratto chiaro. Lo scopo è affrontare gli unfinished business — rancori, lealtà, segreti, svalutazioni — in dialoghi diretti ma regolati, così che i partner possano differenziarsi senza tagliare i legami e liberare la coppia da compiti che non le appartengono.

Il repertorio framoiano è semplice e concreto. Prevede una preparazione accurata (mappa delle alleanze intergenerazionali, aspettative, limiti), compiti tra le sedute (lettere non inviate, elenchi di apprezzamenti e risentimenti, definizione di richieste realistiche), regole di conversazione nelle riunioni con i familiari (parlare in prima persona, fare esempi specifici, evitare attacchi globali) e follow-up per tradurre gli esiti in nuovi confini di coppia: “che cosa smetteremo di fare per i nostri genitori?”, “che cosa manterremo come cura, non come dovere?”. L’attenzione è costante alla differenziazione: restare in contatto senza fonderci, dire no senza rompere.

Framo legge molte crisi di coppia come collisioni fra due sistemi di oggetti interni: un partner “esige” rassicurazioni che riparino antichi vuoti, l’altro si difende con ritiro o critica appresi altrove. Portare in seduta le famiglie d’origine — anche solo simbolicamente, con role-play o sedute immaginarie guidate — aiuta a spostare il conflitto dal “tu sei il problema” al “questo è il copione che stiamo ripetendo”. Da qui discendono nuovi contratti di coppia: cura reciproca senza collusioni, confini più chiari con le famiglie d’origine, ruoli genitoriali più equilibrati.

Con Bowen condivide lo sguardo transgenerazionale e l’idea di differenziazione, ma se ne distanzia per l’enfasi maggiore sugli affetti e sugli oggetti interni. Con Boszormenyi-Nagy condivide l’attenzione alle lealtà familiari, ma accentua la dimensione intrapsichica più che l’etica relazionale. Rispetto a Minuchin, lavora meno sulla ristrutturazione direttiva dei confini qui e ora e più sulle matrici che li hanno generati. Il risultato è una clinica ibrida: sistemica nel setting, psicodinamica nelle lenti.

Impatto e attualità

I suoi workshop, casi trascritti e testi hanno reso praticabile il lavoro intergenerazionale per migliaia di terapeuti. L’idea che la coppia migliori quando cambia il rapporto con le famiglie d’origine è diventata patrimonio comune di molte scuole, anche oltre il marchio framoiano.

Nei consultori e nelle terapie di coppia brevi, elementi framoiani — compiti preparatori, incontri mirati con i genitori, rituali di separazione o riconciliazione — aiutano a sbloccare impasse croniche: coppie invischiate con le famiglie d’origine, conflitti su ruoli genitoriali “ereditati”, triangolazioni con nonni e fratelli, lealtà inconfessate che minano l’intimità.

Tre i rischi più spesso segnalati: la riattivazione di traumi e vergogne se i contatti con le famiglie d’origine non sono ben preparati o se persistono dinamiche abusive; le pressioni culturali o familiari che rendono poco realistico aspettarsi dialoghi riparativi; e la questione dei confini terapeutici, perché il clinico deve proteggere setting e sicurezza, non “fare giustizia” o imporre riconciliazioni. La prassi matura risponde con triage — non tutte le famiglie vanno incontrate —, consenso informato, alternative immaginative quando il vivo è impraticabile e integrazione con dispositivi di protezione e rete.

In tempi di famiglie estese ancora molto presenti nella vita delle coppie, e di biografie segnate da trascuratezza o dipendenze, l’idea framoiana resta attuale: molte liti di coppia non sono “sulla lavastoviglie”, ma sulle fedeltà interne a oggetti antichi. Lavorare direttamente o simbolicamente con quei legami libera risorse per desiderio, genitorialità e progettualità. Inoltre, la cornice che unisce oggetti interni e sistema offre un ponte tra scuole: i terapeuti cognitivo-comportamentali vi trovano compiti e monitoraggio, gli psicodinamici vi trovano mappe di significato, i sistemici vi trovano set e geometrie relazionali.

James L. Framo ha dato alla terapia familiare un attraversamento coraggioso: dai conflitti presenti alle matrici passate, e ritorno. Ha mostrato che la coppia cambia più in fretta quando si sciolgono le vecchie lealtà che la tengono in ostaggio; e che questo è possibile se il terapeuta costruisce contesti sicuri in cui parlare chiaro, chiedere il possibile e lasciare andare l’impossibile.

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