Bernard G. Guerney Jr. e Louise F. Guerney sono tra le figure che hanno reso praticabile l’idea che le relazioni possano essere insegnate e allenate. A loro si devono due contributi oggi classici: la Relationship Enhancement (RE), un modello di terapia/educazione ai legami basato su abilità relazionali, e la Filial (Family) Therapy, in cui i genitori vengono formati a condurre sedute di gioco non direttivo con i figli per rafforzare l’attaccamento e ridurre i sintomi. Il loro lavoro ha gettato un ponte tra psicoterapia, prevenzione e interventi brevi orientati al funzionamento, influenzando scuole di play therapy e programmi di educazione alle relazioni.
Biografia e contesto storico
Bernard G. Guerney Jr. (1930–2019) è stato professore emerito alla Pennsylvania State University e figura di primo piano nella terapia di coppia e famiglia del secondo Novecento. Oltre all’attività accademica, ha fondato l’IDEALS (1972) e successivamente il National Institute of Relationship Enhancement (NIRE, 1992) per diffondere RE e Filial Therapy con formazione e supervisione. Louise F. Guerney, psicologa clinica, è tra le principali esponenti della child-centered play therapy ed è stata direttrice della formazione Play & Filial al NIRE. Insieme hanno ricevuto numerosi riconoscimenti professionali.
Contributi teorici e pratici
Relationship Enhancement (RE). RE nasce come programma di addestramento a competenze relazionali trasferibili in terapia, prevenzione e arricchimento dei legami. La premessa è semplice: empatia accurata, espressione chiara dell’esperienza interna, capacità di facilitare l’altro, negoziazione e gestione del conflitto si possono insegnare e praticare con esercizi strutturati, role-play e compiti a casa. Il metodo ha ispirato percorsi per coppie, famiglie e genitori, nonché un lessico condiviso per feedback e “contratti” relazionali.
Filial (Family) Therapy. Sviluppata negli anni Sessanta, è una forma di terapia familiare child-centered che trasferisce ai genitori competenze di gioco terapeutico non direttivo (accettazione, rispecchiamento empatico, seguire la guida del bambino, regole e limiti chiari), così da renderli agenti terapeutici primari per i propri figli. Nella versione classica sono previsti cicli brevi con sessioni di addestramento, osservazione e pratica guidata; formati individuali, di coppia o di gruppo. L’idea chiave è “potenziare” i caregiver più che medicalizzarli, aumentando sensibilità e sintonizzazione attraverso incontri di gioco strutturati e regolari.
Teoria e razionale. In filiale, il gioco non è intrattenimento ma contesto di regolazione e simbolizzazione: il bambino conduce, l’adulto segue e mette in parole (“nominare per capire”), stabilendo limiti quando serve. Questo spazio ripetuto crea sicurezza, migliora la comunicazione e riduce comportamenti problematici legati a ansia, lutti, separazioni o stress familiari. La letteratura successiva — inclusi sviluppi come il CPRT — ha confermato la versatilità del modello e ne ha adattato i protocolli a vari contesti culturali.
Impatto e attualità
Il lascito dei Guerney è operativo: strumenti e manuali che portano competenze relazionali e play therapy fuori dallo studio privato, nei servizi e nelle scuole per genitori. Il NIRE ha svolto (e svolge) un ruolo di disseminazione e certificazione; workshop e training hanno reso riproducibile un set di abilità che molti professionisti integrano con cornici evidence-based.
Perché è attuale? Per almeno tre ragioni. Primo, perché offre una lingua comune per lavorare su empatia, espressione e negoziazione in coppie e famiglie — temi centrali anche nei modelli contemporanei di terapia di coppia e di parenting. Secondo, perché traduce la play therapy in un programma familiare, utile dove accesso ai servizi è limitato e serve un intervento scalabile. Terzo, perché si presta a integrazioni: la filiale può affiancare interventi su trauma, regolazione emotiva e psicoeducazione, mentre i moduli RE migliorano aderenza e alleanza.
Come per altri approcci nati in chiave “artigianale” e poi diffusisi per via formativa, la qualità dipende dalla fedeltà al modello e dalla competenza dei conduttori. Alcuni autori hanno segnalato che parte della letteratura su RE/Filial è stata prodotta in ambiti vicini agli istituti di formazione, e che servono sempre più studi controllati e follow-up indipendenti; al tempo stesso, rassegne e documenti professionali riconoscono la solidità del razionale e l’efficacia operativa in molte situazioni cliniche e preventive. La prassi matura integra questi metodi con linee guida, triage e protocolli di sicurezza, specie in presenza di trauma complesso.


