Schore, Allan N.

Che cosa accade nel cervello quando veniamo ascoltati, accolti, regolati da un altro? Come si imprimono le esperienze affettive nei circuiti neurali profondi? Allan N. Schore è uno degli autori che più ha contribuito a rispondere a queste domande, connettendo la neurobiologia affettiva alla psicoterapia relazionale. La sua opera mostra che la mente non è solo pensiero: è relazione, corpo, emozione, memoria implicita. E che la cura psicologica passa anche da lì.

Biografia e contesto storico

Allan N. Schore è uno psicologo clinico e neuroscienziato statunitense, attivo dalla fine degli anni Ottanta. Dopo una formazione in neuropsicologia e neuroscienze, ha integrato nel suo lavoro i contributi della teoria dell’attaccamento e della psicoanalisi contemporanea, diventando uno dei fondatori della cosiddetta neuropsicoanalisi affettiva.

Il suo lavoro ha guadagnato attenzione internazionale grazie alla pubblicazione, nel 1994, di “Affect Regulation and the Origin of the Self”, un testo che ha segnato una svolta nel modo di intendere lo sviluppo precoce e la psicoterapia. Da allora, Schore ha continuato a elaborare una teoria complessa e articolata che connette lo sviluppo del cervello, le relazioni primarie e il funzionamento clinico dell’adulto.

Contributi teorici e pratici

Al centro del pensiero di Schore c’è l’idea che il cervello destro, deputato alla regolazione emotiva e alle funzioni interpersonali, sia il principale protagonista dello sviluppo affettivo precoce. Secondo la sua teoria, i primi anni di vita sono cruciali per la formazione delle reti neurali legate alla regolazione dello stress, alla capacità empatica e alla gestione delle emozioni.

Attraverso studi di neuroimaging, infant research e teoria dell’attaccamento, Schore ha mostrato come la relazione tra caregiver e bambino influenzi in modo determinante l’organizzazione neuropsicologica dell’individuo. Le esperienze ripetute di sintonizzazione, disconnessione e riparazione plasmano letteralmente il cervello in via di sviluppo, lasciando tracce profonde nella memoria implicita e nella futura capacità di autoregolazione.

Un altro contributo fondamentale riguarda il concetto di regolazione affettiva: nella visione di Schore, il terapeuta non cura solo con l’interpretazione, ma anche – e soprattutto – attraverso la propria capacità di offrire regolazione emotiva. Il lavoro clinico diventa così un’esperienza trasformativa che agisce anche a livello neurobiologico, incidendo sulle aree del cervello implicate nella paura, nella vergogna e nella resilienza.

Infine, Schore ha approfondito il tema del trauma precoce, mostrando come esperienze di trascuratezza o abuso nei primi anni possano alterare profondamente il funzionamento cerebrale. La sua prospettiva aiuta a comprendere perché certi vissuti non siano accessibili alla coscienza verbale, e perché la cura richieda un lavoro lento, sicuro, corporeo e relazionale.

Impatto e attualità

Il lavoro di Allan Schore ha avuto un impatto enorme su molti ambiti della psicoterapia contemporanea, in particolare sulla psicoterapia relazionale, sull’infant research e sul trattamento dei traumi complessi. Il suo modello è stato ripreso e sviluppato da autori come Daniel Siegel, Ruth Lanius e Stephen Porges, che ne hanno ampliato le implicazioni in chiave clinica e psicoeducativa.

Nel contesto attuale, dove cresce la sensibilità verso l’intersezione tra cervello, corpo e relazione, Schore rappresenta un punto di riferimento imprescindibile. Il suo pensiero mostra che ogni relazione significativa – anche quella terapeutica – può contribuire alla riorganizzazione profonda dei circuiti affettivi. Il cambiamento, in questa prospettiva, non è solo psicologico, ma anche neurobiologico.

Oggi la sua opera è studiata in molte scuole di psicoterapia, apprezzata per la capacità di unire rigore scientifico e sensibilità clinica. In un tempo in cui si cerca sempre più un linguaggio comune tra scienze della mente e pratica relazionale, Allan Schore è una figura ponte che continua a offrire spunti fondamentali per chi lavora nel campo della cura.

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