
Ci sono problemi che sembrano ripetersi, sempre uguali, nonostante gli sforzi per risolverli. È possibile che siano proprio quei tentativi a mantenerli vivi? John Weakland, pioniere della terapia breve strategica, ha contribuito a trasformare il modo in cui pensiamo al cambiamento psicologico. Secondo lui, non sempre serve scavare nel passato: a volte è più utile osservare il presente, interrompere i cicli disfunzionali e agire in modo nuovo.
Biografia e contesto storico
John H. Weakland (1919–1995) è stato uno dei fondatori della terapia breve e uno dei principali esponenti della scuola di Palo Alto. Dopo una formazione iniziale in ingegneria chimica, si avvicinò alla psicologia attraverso l’antropologia e l’incontro con Gregory Bateson. Fu coinvolto nel celebre Progetto Bateson negli anni ’50, che studiava la comunicazione schizofrenica e pose le basi per un approccio sistemico alla psicoterapia.
Successivamente lavorò al Mental Research Institute (MRI) di Palo Alto, dove insieme a Don Jackson, Paul Watzlawick, Dick Fisch e Jay Haley contribuì a sviluppare un nuovo modo di fare terapia: focalizzato sul presente, orientato al problema, fondato sulla logica del cambiamento. Il gruppo del MRI ha avuto un’influenza enorme nel panorama psicoterapeutico, e Weakland ne fu una figura chiave, più attenta alla pratica clinica che all’esposizione teorica.
Contributi teorici e pratici
Il principale contributo di Weakland è nella terapia breve strategica, un modello che cerca di intervenire rapidamente sui problemi senza analizzarli in modo eccessivamente esplorativo. Secondo questa prospettiva, i problemi persistono perché le persone continuano a mettere in atto soluzioni inefficaci. L’obiettivo del terapeuta è aiutare a interrompere i “tentativi di soluzione” disfunzionali, spesso radicati in schemi comunicativi o relazionali.
Weakland ha contribuito allo sviluppo di tecniche come la prescrizione del sintomo, i compiti paradossali e la ristrutturazione del significato. L’idea non era quella di convincere o spiegare, ma di agire direttamente sulla sequenza problematica, spesso attraverso interventi controintuitivi che destabilizzano il sistema. In questa visione, il cambiamento non avviene quando si capisce, ma quando si fa qualcosa di diverso.
Uno degli aspetti più innovativi del suo approccio è l’uso strategico del linguaggio terapeutico. Weakland riteneva che il modo in cui si descrive un problema possa mantenere quel problema attivo. Cambiando il linguaggio, si apre la possibilità di un’azione nuova. Da qui l’attenzione a formulazioni brevi, chiare, mirate, che parlano al livello concreto dell’esperienza.
Impatto e attualità
Il modello del MRI ha influenzato profondamente la psicoterapia moderna, soprattutto in ambito sistemico, familiare e strategico. Le idee di Weakland hanno avuto eco in molti sviluppi successivi, incluso il lavoro di Giorgio Nardone in Italia, che ha elaborato una forma di terapia breve strategica evoluta.
Anche oggi, l’approccio di Weakland è apprezzato per la sua efficacia, concretezza e flessibilità. È particolarmente utile in contesti dove il tempo è limitato, come la terapia in ambito sanitario pubblico, il counseling breve, o il lavoro con adolescenti e famiglie. Il suo pensiero ha anche influenzato la psicologia del cambiamento organizzativo e la mediazione dei conflitti.
Non mancano le critiche: alcuni autori sottolineano i rischi di un approccio troppo orientato al sintomo e la necessità di integrare maggiormente aspetti emotivi e storici. Tuttavia, la sua eredità rimane centrale. Weakland ha mostrato che spesso il modo più efficace per cambiare un sistema non è combatterlo, ma cambiare le regole del gioco. Un’intuizione semplice, ma profondamente trasformativa.


