Fisch, Richard

Ti è mai capitato di pensare che continuare a spiegare lo stesso problema serva solo a ripeterlo? Richard Fisch, psicoterapeuta americano, ha messo in discussione proprio questa abitudine: secondo lui, il cuore del cambiamento non sta nel capire di più il problema, ma nel far qualcosa di diverso da ciò che si è sempre fatto. Con uno stile clinico diretto e pratico, Fisch ha contribuito alla nascita e allo sviluppo della terapia breve strategica, un approccio orientato all’azione e ai risultati concreti.

Biografia e contesto storico

Richard Fisch (1926‑2011) è stato uno psicologo clinico e terapeuta statunitense, tra i membri più significativi del Mental Research Institute (MRI) di Palo Alto, California. Dopo la formazione in psicologia, si avvicinò al gruppo di Don Jackson e Paul Watzlawick, dove contribuì alla definizione di un paradigma clinico rivoluzionario, orientato all’intervento concreto e breve.

Gli anni ’60 e ’70 furono un periodo di forte fermento nella psicoterapia: la psicoanalisi tradizionale veniva messa in discussione, mentre nuovi approcci — sistemico, strategico, brevissimo — cercavano soluzioni più rapide ed efficaci ai problemi presentati dalle persone. Fisch fu un protagonista di questa svolta, convinto che nella relazione terapeutica la comunicazione e il modo di intervenire fossero centrali per produrre cambiamento.

Contributi teorici e pratici

Il contributo di Richard Fisch va inteso soprattutto in relazione alla terapia breve strategica. Secondo questa prospettiva, il punto di partenza non è la profonda comprensione psicologica del problema, ma la sua risoluzione. Fisch sosteneva che i problemi si mantengono proprio perché le persone continuano a tentare soluzioni che non funzionano, creando cicli di comportamento auto‑rinforzanti.

Un elemento chiave della sua pratica clinica è l’uso di compiti mirati — brevi attività da svolgere tra una seduta e l’altra — che interrompono i pattern disfunzionali. Fisch suggeriva ai terapeuti di ascoltare non solo ciò che il cliente diceva, ma come lo diceva: dalla forma della richiesta, dalla ripetizione di certi schemi comunicativi, emergevano indizi su che tipo di intervento poteva essere efficace.

Fisch lavorò spesso con coppie, famiglie e individui con sintomi resistenti. Per lui, l’alleanza terapeutica non si costruisce sulle spiegazioni, ma sul linguaggio del cambiamento: poco, immediato, misurabile. Lavorò anche sulla distinzione tra problemi di contenuto (ciò che viene raccontato) e problemi di processo (come il problema si mantiene), privilegiando sempre quest’ultimo nella definizione dell’intervento.

Un’altra sua intuizione importante fu la riflessione sull’uso dei paradossi e delle prescrizioni apparenti di sintomi: assegnare un compito che apparentemente “aggrava” il problema può portare a un cambiamento reale proprio perché interrompe i cicli automatizzati. Questo tipo di intervento richiede una forte sensibilità clinica e una comprensione precisa delle dinamiche relazionali in gioco.

Impatto e attualità

Richard Fisch ha lasciato un’impronta duratura sulla psicoterapia breve e sulla terapia strategica. Il suo lavoro è stato ripreso e sviluppato da terapeuti e scuole cliniche in tutto il mondo, in particolare in Italia, dove approcci come quelli elaborati da Giorgio Nardone e il Centro di Terapia Strategica di Arezzo si ispirano apertamente alla tradizione del MRI.

La terapia breve strategica continua a essere un riferimento importante in contesti clinici dove rapidità, precisione e orientamento al cambiamento concreto sono essenziali. È utilizzata non solo in psicoterapia individuale, ma anche con coppie, famiglie e nei casi in cui il tempo e le risorse sono limitati.

In un’epoca in cui la psicoterapia rischia di dividersi tra tecniche molto lunghe e protocolli rigidamente standardizzati, il contributo di Fisch resta un monito alla flessibilità clinica: se osservi con attenzione il modo in cui un problema si mantiene, puoi intervenire in modo più efficace. Il cambiamento, secondo Fisch, non è una questione di durata, ma di pertinenza e tempismo: intervenire nel punto giusto, con la giusta osservazione, può fare la differenza.

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