Con fuga dalla libertà Erich Fromm indica una tendenza paradossale dell’essere umano: quando le persone conquistano più autonomia e più possibilità di scelta, non sempre vivono questo come un guadagno. La libertà può essere sentita anche come peso, incertezza, solitudine, responsabilità difficile da sostenere. Di fronte a questa angoscia, molti scelgono inconsapevolmente strade che riducono la loro libertà, cercando sicurezza nel conformismo, nella sottomissione a autorità forti, nell’appartenenza cieca a gruppi e ideologie.
Fromm sviluppa questo concetto in relazione all’ascesa dei regimi autoritari del Novecento, chiedendosi perché persone cresciute in società formalmente più libere possano aderire a movimenti che limitano drasticamente l’autonomia individuale. La risposta, per lui, non sta solo nella propaganda o nella forza delle strutture politiche, ma anche in bisogni psicologici profondi: il bisogno di appartenenza, di orientamento, di identità, che possono essere soddisfatti in forme mature o in forme regressive. La fuga dalla libertà è la risposta regressiva a questa tensione.
Definizione e contesto teorico
La fuga dalla libertà è, in Fromm, il nome di un processo psicologico e sociale. Non si tratta solo di un comportamento esterno, ma di un assetto interiore: l’incapacità o il rifiuto di assumere la propria individualità e la propria responsabilità, preferendo affidarsi a modelli, autorità o adattamenti che riducono il peso delle scelte personali.
Il contesto teorico è quello di una psicoanalisi sociale che intreccia Freud, Marx e una tradizione umanistica. Fromm parte dall’osservazione che l’individuo moderno, liberato da molte costrizioni tradizionali, si trova anche privo di legami stabili che diano un senso prestabilito alla sua vita. La libertà da vecchie autorità non si traduce automaticamente in libertà di vivere in modo autentico. Fra le due, si apre uno spazio di insicurezza che può essere colmato in modi diversi.
Nel libro Fuga dalla libertà Fromm lega questa dinamica alla situazione storica europea fra le due guerre, ma il concetto ha una portata più ampia: descrive un modo di reagire all’angoscia della separazione e della responsabilità che può manifestarsi in epoche diverse, con forme differenti di autoritarismo, conformismo o dipendenza da gruppi e leader.
Struttura e meccanismi
Alla base della fuga dalla libertà, Fromm individua alcuni bisogni esistenziali fondamentali: il bisogno di appartenenza, di radicamento, di identità, di orientamento. L’essere umano, consapevole della propria separatezza, cerca modi per sentirsi parte di un mondo significativo. Quando le condizioni sociali e culturali non offrono spazi sufficienti per sviluppare una libertà matura e relazioni basate sul riconoscimento reciproco, questi bisogni possono essere soddisfatti per vie distorte.
Fromm descrive tre principali meccanismi di fuga. Il primo è l’autoritarismo, che può assumere forma masochistica o sadica. Nella forma masochistica, la persona cerca sicurezza sottomettendosi a un’autorità, reale o simbolica, che la sollevi dal peso delle decisioni; nella forma sadica, cerca di dominare gli altri per evitare il senso di impotenza. In entrambi i casi, la relazione con l’altro è asimmetrica, basata sul potere più che sull’incontro.
Il secondo meccanismo è la distruttività: invece di affrontare l’angoscia della libertà, l’individuo cerca di eliminarne l’origine distruggendo persone, legami, oggetti simbolici che la ricordano. La violenza, la crudeltà, il cinismo possono diventare modi per anestetizzare il senso di vulnerabilità, al prezzo di impoverire drasticamente la propria capacità di relazione.
Il terzo meccanismo è il conformismo automatico. In questo caso non c’è un singolo leader a cui ci si sottomette, ma l’interiorizzazione dell’atteggiamento dominante del gruppo o della società. La persona pensa, sente e desidera ciò che si pensa, si sente e si desidera, adattandosi ai modelli correnti senza rendersene pienamente conto. La libertà formale rimane, ma si svuota: l’individuo vive come se fosse libero, ma nella sostanza si limita a seguire schemi esterni.
In tutti questi casi, la fuga dalla libertà ha una struttura ambivalente. Da un lato riduce l’angoscia di separazione e di scelta; dall’altro impoverisce l’individualità, blocca la possibilità di un amore maturo e di un impegno creativo nel mondo. La persona evita il dolore della libertà, ma rinuncia anche alle sue potenzialità.
Varianti e confini concettuali
Nel pensiero di Fromm, la fuga dalla libertà è inseparabile dalla nozione di carattere sociale: certe forme di autoritarismo o conformismo non sono solo tratti individuali, ma modalità diffuse in una determinata società, che rendono le persone funzionali al suo funzionamento. Una società che valorizza il consumo, la produttività e la competitività tenderà a promuovere caratteri che si adattano a questi valori, anche a costo di ridurre l’autonomia critica.
Pur centrato su Fromm, il concetto dialoga con altre tradizioni. La psicologia sociale sperimentale, con ricerche come quelle di Asch sul conformismo o di Milgram sull’obbedienza, ha mostrato empiricamente quanto forte sia la tendenza a rinunciare al giudizio personale per adattarsi al gruppo o all’autorità. Alcune correnti filosofiche esistenziali, da Kierkegaard a Sartre, hanno tematizzato l’angoscia della libertà e la mala fede come fuga dalla responsabilità. Fromm si colloca in questo crocevia, ma con una specificità: mantiene un impianto psicoanalitico e clinico, parlando di strutture di carattere e di meccanismi difensivi, e collega queste dinamiche a condizioni storiche e socioeconomiche concrete.
Per un glossario, è importante evitare l’uso generico e moraleggiante di fuga dalla libertà come semplice etichetta per disapprovare chi è conforme o prudente. Nel lessico frommiano, il concetto indica una risposta strutturata all’angoscia esistenziale, non un semplice difetto di coraggio.
Applicazioni nella pratica e nella ricerca
In ambito clinico, il concetto di fuga dalla libertà può aiutare a leggere certi quadri non solo come nevrosi individuali, ma come espressioni di un modo di rispondere alla libertà nel contesto sociale attuale. La tendenza a delegare sempre le decisioni, la difficoltà a sostenere scelte autonome, la ricerca di figure idealizzate da seguire ciecamente, possono essere interpretate anche come forme di fuga dalla libertà, soprattutto quando si accompagnano a un forte bisogno di appartenenza e di protezione.
Nella psicologia sociale e politica, la fuga dalla libertà offre una chiave di lettura per fenomeni come l’attrazione verso movimenti autoritari o populisti, la disponibilità a sacrificare diritti e garanzie in cambio di sicurezza percepita, la rinuncia alla critica in favore di appartenenze identitarie rigide. Non si tratta solo di manipolazione dall’alto, ma anche di una domanda di rassicurazione che trova offerte adatte nei discorsi semplificanti e nelle figure di leader forti.
In ambito educativo e formativo, il concetto invita a interrogarsi su come favorire non solo l’autonomia formale, ma la capacità degli individui di reggere l’incertezza, il conflitto, la responsabilità che la libertà comporta. Promuovere libertà senza offrire strumenti per gestirne il peso può, paradossalmente, alimentare la ricerca di soluzioni autoritarie o conformistiche.
Discussione critica e sviluppi
La nozione di fuga dalla libertà ha il merito di rendere visibile un aspetto spesso trascurato nei discorsi sulla libertà: l’ambivalenza. Mostra che non basta rimuovere vincoli esterni perché le persone vivano in modo libero e responsabile; occorrono condizioni relazionali, culturali e interne che rendano sostenibile la libertà. In questo senso, il concetto mantiene una forte attualità in contesti segnati da incertezze, crisi e polarizzazioni.
D’altra parte, alcuni limiti sono evidenti. Le categorie di Fromm non sono facilmente operazionalizzabili in ricerca empirica stringente, e rischiano di essere usate in modo troppo generale, come spiegazione a posteriori di molti fenomeni diversi. Inoltre, il linguaggio etico-politico che attraversa la sua opera può indurre a confondere descrizioni psicologiche e valutazioni normative, classificando come fuga dalla libertà comportamenti che andrebbero compresi anche alla luce di vincoli materiali, disuguaglianze, traumi personali.
Gli sviluppi successivi hanno visto le intuizioni di Fromm rielaborate in contesti differenti. Alcune ricerche sull’autoritarismo, sul populismo, sui bisogni di sicurezza e appartenenza riprendono implicitamente l’idea che la libertà, da sola, non basta, e che il desiderio di protezione e di identità può portare a sacrificare spazi di autonomia. Nelle pratiche cliniche e comunitarie di ispirazione umanistica, il tema della fuga dalla libertà continua a essere una bussola per riflettere su quanto le persone si sentano davvero soggetti delle proprie scelte, o quanto invece cerchino sollievo nella rinuncia alla propria voce.


