Con generatività vs stagnazione Erik Erikson descrive il compito evolutivo tipico dell’età adulta, in particolare dell’età adulta intermedia. Il tema centrale diventa: cosa lascio agli altri e al mondo oltre a me stesso? La persona si confronta con la possibilità di prendersi cura di figli, allievi, progetti, comunità, oppure con il rischio di ripiegarsi su bisogni individuali, provando un senso di vuoto o di inutilità.
La generatività è la capacità di investire energie in qualcosa che vada oltre il proprio interesse immediato: educare, trasmettere, costruire, contribuire. La stagnazione si manifesta come immobilità, centratura esclusiva su di sé, sensazione che il tempo passi senza che nulla di significativo venga generato o condiviso.
Definizione e contesto teorico
Nella teoria psicosociale di Erikson, generatività vs stagnazione è la settima fase e segue il periodo della giovane età adulta, in cui prevale il compito dell’intimità. Una volta stabilite o meno relazioni significative e una base di identità, la domanda diventa: come usare la propria vita a favore di qualcosa o qualcuno che andrà oltre la propria esistenza?
Erikson lega la generatività alla cura delle generazioni successive, in particolare attraverso la genitorialità, ma anche tramite attività lavorative, creative, sociali. Non si tratta solo di “avere figli”, ma di assumersi responsabilità verso altri e verso la comunità, contribuendo alla continuità e al rinnovamento della società.
Struttura e meccanismi
Il nucleo della fase è la tensione tra apertura e chiusura. Nella generatività, l’adulto è capace di dedicare tempo ed energie alla crescita di altre persone o progetti: educa, accompagna, trasmette competenze, costruisce qualcosa che sopravvive al singolo. Questa cura può riguardare la famiglia, il lavoro, il volontariato, la partecipazione civile, la creazione artistica.
La stagnazione emerge quando prevale il ripiegamento su di sé, sui propri bisogni e timori. La persona può sentire che nulla di ciò che fa ha davvero senso oltre la propria sopravvivenza, o può difendersi dall’angoscia del tempo che passa cercando solo gratificazioni immediate. Possono comparire vissuti di sterilità, di inutilità, di “giro a vuoto”, anche in presenza di successo esterno.
Varianti e confini concettuali
La generatività non coincide semplicemente con l’avere una famiglia o un lavoro stabile. Esistono genitori poco generativi e persone senza figli molto generative in altri ambiti. Il criterio è il senso di responsabilità verso qualcosa che va oltre il proprio Ego, e la disponibilità a farsi carico della crescita altrui.
È utile distinguere generatività da semplice iperattività o produttività. Si può essere molto occupati, ma in attività vissute come vuote o puramente autoreferenziali. La generatività implica che l’adulto percepisca il proprio impegno come contributo a qualcuno o a qualcosa, non solo come accumulo di risultati personali.
La stagnazione, d’altra parte, non va confusa con il bisogno legittimo di prendersi pause o di limitare gli impegni in certi momenti di vita. Diventa problematica quando si associa a un senso persistente di inutilità, cinismo, ritiro da ogni responsabilità verso altri.
Applicazioni nella pratica e nella ricerca
Nel lavoro clinico con adulti di mezza età, temi come crisi nel lavoro, difficoltà nel ruolo genitoriale, perdita di motivazione, sensazione di non lasciare nulla dietro di sé vengono spesso letti anche alla luce della polarità generatività vs stagnazione. La psicoterapia può aiutare a esplorare quali forme di contributo siano state possibili e quali desideri generativi siano rimasti frustrati o rinviati.
In ambito organizzativo e comunitario, questa fase richiama l’attenzione sull’importanza di ruoli che permettano agli adulti di trasmettere competenze ed esperienza: mentoring, formazione, partecipazione a progetti collettivi. La possibilità di sentirsi utili alle nuove generazioni è spesso un fattore di protezione rispetto a vissuti depressivi e di vuoto.
La ricerca ha indagato la generatività attraverso studi su impegno genitoriale, volontariato, mentoring, partecipazione sociale e percezione di avere uno scopo nella vita. Maggiore generatività percepita è stata associata, in molti lavori, a più alto benessere, senso di significato e migliore adattamento alla mezza età.
Discussione critica e sviluppi
Il contributo di Erikson è aver proposto una visione dell’età adulta non centrata solo sulla produttività economica, ma sulla capacità di prendersi cura di altri e di lasciare una traccia non solo materiale. Ha introdotto un linguaggio per parlare del desiderio di continuità e di eredità simbolica come parte normale dello sviluppo.
Le critiche riguardano il rischio di leggere la generatività in modo moralistico o normativo, come se esistesse un solo modo legittimo di essere generativi, spesso coincidente con modelli familiari e lavorativi tradizionali. Inoltre, condizioni sociali segnate da precarietà e insicurezza possono rendere più difficile assumere responsabilità di lungo periodo, influenzando l’esperienza di generatività.
Gli sviluppi recenti estendono il concetto a forme plurali di contributo: cura non solo dei figli, ma di anziani, di persone vulnerabili, dell’ambiente, della memoria culturale. Pur in contesti biografici molto diversificati, resta centrale la domanda che questa fase mette in forma: in che modo la mia vita, con le risorse e i limiti che ha, può diventare nutrimento per altri e per ciò che verrà dopo di me?


