Quindi a chi devo rivolgermi?
A questo punto potrebbe sembrare che, per scegliere bene, sia necessario conoscere già la natura esatta del proprio problema. Per fortuna non è così.
Ci sono situazioni in cui la scelta è abbastanza chiara: se stai cercando esplicitamente una psicoterapia, ha senso verificare che il professionista sia abilitato a esercitarla; se invece è necessaria una valutazione medica o farmacologica, la figura di riferimento è un medico e, nell’ambito della salute mentale, può essere lo psichiatra.
Molte situazioni, però, sono meno nette. Potresti sapere semplicemente che da qualche tempo qualcosa non va: dormi male, l’ansia occupa molto più spazio di prima, una relazione ti sta mettendo in difficoltà oppure continui a ritrovarti in situazioni che sembrano ripetersi senza riuscire a capire perché. Potresti attraversare una separazione, un lutto o un cambiamento importante, oppure sentire più genericamente che qualcosa sta interferendo con la tua vita e voler provare a comprenderlo meglio.
In casi come questi non è necessario trasformarsi in esperti di salute mentale prima di fissare un primo colloquio. Un professionista qualificato dovrebbe essere in grado di capire se ciò che porti rientra nelle proprie competenze e, quando non è così o quando servono competenze ulteriori, suggerire il coinvolgimento di un’altra figura.
A volte la risposta giusta è: più di uno
Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra non sono necessariamente alternative tra cui sceglierne una escludendo le altre. Una persona può, per esempio, seguire una psicoterapia e contemporaneamente essere seguita da uno psichiatra per una terapia farmacologica; in altri casi può iniziare un percorso psicologico e scoprire, durante la valutazione, che potrebbe essere utile anche un consulto medico.
Può naturalmente accadere anche il contrario: una persona può rivolgersi inizialmente a uno psichiatra e valutare successivamente, insieme al professionista, l’opportunità di affiancare un intervento psicologico o psicoterapeutico. Il coinvolgimento di una seconda figura non significa che il primo professionista “non abbia funzionato”, né che la situazione sia improvvisamente diventata più grave: significa semplicemente che uno stesso problema, o problemi diversi presenti nello stesso momento, possono richiedere competenze differenti.
Quando più professionisti sono coinvolti, anche il loro coordinamento può diventare una parte importante del percorso, nel rispetto del consenso della persona e della riservatezza delle informazioni. In questo modo gli interventi non procedono come compartimenti completamente separati, ma possono essere pensati tenendo conto del lavoro che ciascun professionista sta svolgendo.
Più della qualifica conta anche la competenza sul problema che porti
C’è poi un’altra informazione che le tre etichette, da sole, non possono raccontare: due psicologi possono avere formazioni ed esperienze professionali molto diverse, così come possono averle due psicoterapeuti o due psichiatri.
Sapere che qualcuno è psicoterapeuta, per esempio, ci dice che è abilitato all’esercizio della psicoterapia, ma non ci dice automaticamente che abbia particolare esperienza con adolescenti, disturbi alimentari, problematiche di coppia, trauma, neuropsicologia o qualsiasi altro ambito specifico. Allo stesso modo, conoscere il titolo professionale di uno psicologo ci dice qualcosa di fondamentale sulle sue qualifiche, ma non basta a ricostruire tutto il suo percorso formativo e professionale.
Per orientarsi, quindi, oltre a verificare il titolo è utile capire di cosa si occupa concretamente quella persona, quale formazione ha seguito e con quali problemi o popolazioni lavora abitualmente. A seconda del motivo per cui stiamo cercando aiuto, queste informazioni possono essere molto più significative della ricerca astratta della qualifica che immaginiamo essere “migliore”.
Esiste poi una dimensione che nessun titolo professionale può anticipare completamente: come ci troviamo con quella persona. Competenza, qualifiche e appropriatezza dell’intervento vengono naturalmente prima, ma un percorso psicologico si svolge anche all’interno di una relazione professionale; il primo colloquio serve quindi anche a cominciare a capire se riusciamo a parlare, se ci sentiamo ascoltati e se quel modo di lavorare può essere adatto a noi.
E se scelgo “quello sbagliato”?
È una preoccupazione comprensibile: se non conosco abbastanza bene le differenze tra queste figure, rischio di perdere tempo? Devo capire tutto prima di prenotare?
La risposta breve è no, perché il primo contatto non è una scelta irreversibile. Può servire proprio a mettere meglio a fuoco ciò di cui hai bisogno: il professionista può ritenere appropriato iniziare un percorso con te, suggerire una valutazione diversa, proporti di coinvolgere un’altra figura oppure indicarti un professionista con competenze più adatte alla situazione che hai portato.
Può anche succedere qualcosa di molto più semplice: la persona che hai incontrato possiede le qualifiche e le competenze necessarie, ma dopo uno o più incontri ti accorgi che non è il professionista con cui desideri proseguire. Anche questo fa parte della possibilità di orientarsi e non significa necessariamente che qualcuno abbia sbagliato la valutazione iniziale.
Conoscere le differenze tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra rimane quindi importante, perché permette di orientarsi meglio e di fare domande più consapevoli; quello che non dovrebbe fare è trasformarsi in un altro ostacolo da superare prima di chiedere aiuto.
Per chiedere aiuto non devi prima sapere esattamente quale aiuto ti serve. Devi sapere abbastanza per fare un primo passo; una parte di ciò che ancora non sai può cominciare a chiarirsi proprio da lì.


