Cleptomania

Definizione iniziale

La cleptomania è un disturbo del controllo degli impulsi caratterizzato dalla tendenza ricorrente e incontrollabile a rubare oggetti che non hanno valore reale né utilità personale. Non è assimilabile al furto motivato da necessità o desiderio di possesso, ma si manifesta come un comportamento compulsivo accompagnato da tensione crescente prima dell’atto e da sollievo immediato dopo. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali la classifica come una condizione distinta, seppur rara, con rilevanti conseguenze personali, sociali e legali.

Descrizione approfondita

La cleptomania è un fenomeno clinico poco compreso e spesso oggetto di banalizzazione. Colpisce una percentuale ridotta della popolazione generale, con una leggera prevalenza femminile. Chi ne soffre conduce spesso una vita apparentemente normale, ma vive episodi ricorrenti di furto non pianificato, seguiti da vissuti intensi di colpa e vergogna. Gli oggetti sottratti non sono scelti per utilità o valore, ma diventano strumenti attraverso cui scaricare una tensione interiore. Molti vengono accumulati senza scopo, eliminati o restituiti di nascosto.

La condizione è frequentemente associata ad altri disturbi psichiatrici, come depressione, ansia, disturbi ossessivo-compulsivi e comportamenti impulsivi o compulsivi, tra cui il gioco d’azzardo patologico. Questo intreccio aumenta la complessità clinica e rende la cleptomania una manifestazione che va inquadrata con attenzione.

Manifestazioni pratiche

Il comportamento tipico della cleptomania segue un ciclo preciso: comparsa di una tensione crescente, compimento del furto, sensazione di sollievo immediato e successivo senso di colpa. Gli episodi si verificano in contesti comuni, come negozi o luoghi di lavoro, e raramente sono pianificati. Gli oggetti rubati, spesso privi di utilità, rappresentano il mezzo per placare un bisogno interiore piuttosto che un fine in . Sul piano emotivo, l’alternanza tra gratificazione momentanea e senso di colpa compromette l’autostima e favorisce l’isolamento sociale.

Fattori di rischio e cause

Le cause della cleptomania sono multifattoriali. Sono stati ipotizzati squilibri neurochimici nei sistemi che regolano l’impulsività e la gratificazione, in particolare legati alla serotonina e alla dopamina. Una predisposizione genetica ai disturbi del controllo degli impulsi può aumentare la vulnerabilità. Eventi traumatici o periodi di forte stress emotivo possono agire da fattori scatenanti. A livello psicologico, tratti come impulsività, bassa tolleranza alla frustrazione e difficoltà nella gestione delle emozioni sono ricorrenti. Le comorbilità psichiatriche, come ansia e depressione, sono frequenti e contribuiscono a rendere il quadro clinico più complesso. Anche dinamiche ambientali e familiari disfunzionali possono incidere sullo sviluppo e sul mantenimento del disturbo.

Impatto personale e sociale

La cleptomania compromette in modo significativo la qualità della vita. A livello personale, genera un profondo senso di vergogna e disvalore, alimentando vissuti di solitudine e di segretezza. Molti percepiscono il proprio comportamento come inaccettabile, pur non riuscendo a controllarlo. Sul piano sociale, le conseguenze legali rappresentano un aspetto rilevante: episodi di furto possono tradursi in procedimenti giudiziari con ripercussioni sulla reputazione e sulla vita lavorativa. La paura di essere scoperti o giudicati spinge molte persone a evitare luoghi e situazioni a rischio, limitando ulteriormente la libertà personale e le relazioni. Lo stigma culturale, che spesso interpreta la cleptomania come semplice mancanza morale, ostacola la richiesta di aiuto e ritarda l’accesso a un percorso terapeutico adeguato.

Trattamento

Il trattamento della cleptomania richiede un approccio integrato e personalizzato. La psicoterapia individuale rappresenta un punto centrale, consentendo di esplorare i fattori emotivi alla base del comportamento e di sviluppare strategie per ridurre l’impulsività. Nei casi in cui siano presenti disturbi concomitanti, un trattamento farmacologico può essere valutato da specialisti per gestire ansia, depressione o altre condizioni associate. Fondamentale è anche il supporto della rete familiare e sociale, che contribuisce a ridurre lo stigma e favorisce l’aderenza al percorso terapeutico. Gruppi di sostegno e interventi psicoeducativi possono rappresentare ulteriori risorse. In ogni caso, il trattamento deve sempre essere adattato alla storia individuale e seguito da professionisti qualificati.

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