L’ipersonnia è un disturbo del sonno caratterizzato da un’eccessiva sonnolenza diurna nonostante un apparente sonno notturno normale o prolungato. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), per parlare di ipersonnia i sintomi devono presentarsi per almeno tre mesi, con episodi di sonno prolungato o difficoltà a rimanere svegli durante il giorno che interferiscono con le attività quotidiane. È una condizione complessa che può essere primaria o secondaria ad altre patologie mediche o psichiatriche.
La situazione dell’Ipersonnia
L’ipersonnia è meno conosciuta rispetto ad altri disturbi del sonno, ma ha un impatto significativo sulla qualità della vita. Le persone affette possono dormire più di dieci ore per notte e sentirsi comunque stanche al risveglio. Questa condizione è spesso associata a difficoltà nel mantenere l’attenzione, ridotta produttività lavorativa e isolamento sociale.
A differenza della narcolessia, l’ipersonnia non è caratterizzata da addormentamenti improvvisi, ma da un bisogno persistente di dormire e da difficoltà a svegliarsi. Il disturbo può essere idiopatico o derivare da altre condizioni, come apnea del sonno, depressione o uso di farmaci sedativi.
La diagnosi è spesso complessa: l’ipersonnia può essere confusa con altre condizioni di salute mentale o con semplici abitudini scorrette di sonno. Riconoscerla tempestivamente è importante per gestire meglio i sintomi e prevenire complicazioni.
Manifestazioni quotidiane e impatto personale
L’ipersonnia si manifesta con sintomi evidenti nella vita quotidiana. L’eccessiva sonnolenza diurna porta a una ridotta capacità di svolgere attività lavorative o scolastiche: le persone possono addormentarsi durante riunioni, conversazioni o altre attività che richiedono attenzione prolungata.
La difficoltà a svegliarsi, anche dopo un sonno prolungato, è un segno distintivo del disturbo. Spesso compare la cosiddetta “inerzia del sonno”, cioè uno stato di confusione e intorpidimento che può durare diversi minuti dopo il risveglio. A livello sociale, il disturbo riduce la partecipazione alle attività quotidiane, può generare incomprensioni con amici e colleghi e aumentare il rischio di isolamento.
L’impatto non è solo personale: la sonnolenza eccessiva può aumentare il rischio di incidenti stradali e lavorativi, mentre la difficoltà a mantenere il ritmo di vita compromette le relazioni familiari. Dal punto di vista economico, l’ipersonnia può comportare spese mediche elevate e perdita di reddito dovuta all’incapacità di lavorare a pieno ritmo.
Diagnosi, criteri clinici e possibilità di cura
La diagnosi di ipersonnia richiede una valutazione clinica accurata che escluda altre cause di sonnolenza, come apnea ostruttiva del sonno o effetti collaterali di farmaci. Vengono utilizzati test del sonno (polisonnografia e test di latenza multipla) per misurare la rapidità di addormentamento e la qualità del riposo. I criteri DSM-5 prevedono sintomi persistenti di sonnolenza diurna, difficoltà a mantenere lo stato di veglia e interferenza significativa con la vita quotidiana per almeno tre mesi.
La gestione dell’ipersonnia varia a seconda che il disturbo sia primario o secondario. Nei casi idiopatici possono essere prescritti farmaci stimolanti, come il modafinil, per ridurre la sonnolenza diurna. Accanto alla terapia farmacologica, interventi comportamentali e psicologici aiutano a gestire l’impatto emotivo e sociale della malattia. Migliorare l’igiene del sonno, mantenere una routine regolare e trattare eventuali condizioni sottostanti sono passi fondamentali per ottenere benefici duraturi.


