Alchimia e psicologia

Il legame tra alchimia e psicologia nasce soprattutto nel pensiero di Carl Gustav Jung, che vede nei testi e nelle immagini alchemiche non tanto il tentativo ingenuo di fare chimica primitiva, quanto la rappresentazione simbolica di processi psichici profondi. Per Jung, le operazioni alchemiche, separare, calcinare, dissolvere, congiungere, trasformare, diventano metafore del lavoro interiore che la psiche compie nel corso della vita, in particolare nel processo di individuazione. L’alchimista, chiuso nel suo laboratorio, che lavora sulla materia prima, è una figura che anticipa il soggetto moderno alle prese con la propria Ombra, i propri conflitti, le proprie possibilità di trasformazione.

La lettura junghiana dell’alchimia è stata ripresa e sviluppata da autori come Marie-Louise von Franz e, in senso più radicale e immaginale, da James Hillman. In tutti questi casi, l’interesse non è ricostruire la pratica alchemica storica in dettaglio, quanto utilizzare il suo linguaggio simbolico per pensare la crescita interiore, l’integrazione degli opposti, il rapporto tra distruzione e rinnovamento nella vita psichica.

Definizione e contesto teorico

Per Jung, l’alchimia rappresenta una sorta di proiezione nella materia dei processi dell’inconscio collettivo. Gli alchimisti, lavorando sulle sostanze, hanno inconsciamente proiettato sul loro materiale di laboratorio dinamiche interiori: il confronto con ciò che è informe e caotico, la materia prima, il passaggio attraverso fasi di putrefazione e oscurità, la nigredo, la comparsa di elementi di chiarificazione, albedo, fino alla trasformazione finale, spesso simbolizzata dall’oro o dalla coniunctio oppositorum, l’unione degli opposti.

Questa lettura serve a Jung per dare un linguaggio alla propria idea di trasformazione psichica: il percorso terapeutico e, più in generale, il processo di individuazione non sono lineari né puliti, ma passano attraverso momenti di crisi, di disorganizzazione, di perdita dei vecchi assetti, necessari perché nuove configurazioni di senso possano emergere. L’alchimia, in questa prospettiva, diventa un repertorio di immagini che aiuta a pensare e a rappresentare questi passaggi.

Struttura e meccanismi

Il parallelismo tra trasformazione alchemica e crescita interiore si articola intorno ad alcuni motivi ricorrenti. La materia prima corrisponde, sul piano psicologico, agli aspetti grezzi, non elaborati, della personalità: impulsi, affetti, immagini che non hanno ancora trovato una forma. Le fasi di dissoluzione, combustione, separazione rimandano ai momenti in cui vecchie strutture dell’Io si disgregano, le certezze si sciolgono, parti di rimosse o scisse emergono in modo caotico.

La nigredo, la nera oscurità, è spesso associata a stati depressivi, a sensazioni di smarrimento, a crisi esistenziali: fasi dolorose, ma viste dalla prospettiva junghiana come momenti potenzialmente fecondi, in cui qualcosa di vecchio muore perché qualcosa di nuovo possa nascere. Le successive fasi di chiarificazione e di unione degli opposti, albedo, rubedo, coniunctio, rappresentano simbolicamente la possibili

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