Autonomia vs vergogna e dubbio (seconda fase dello sviluppo psicosociale di Erikson)

Con autonomia vs vergogna e dubbio Erik Erikson descrive il compito evolutivo tipico della prima infanzia, circa tra i 18 mesi e i 3 anni. Il bambino scopre di poter fare da solo: cammina, esplora, prova a controllare il corpo, a scegliere, a dire no. La domanda di fondo è: posso sentirmi capace e autorizzato a esercitare un minimo controllo su me stesso e sull’ambiente, oppure ogni tentativo di iniziativa si traduce in umiliazione, derisione o controllo eccessivo, generando vergogna e dubbio sulle mie capacità?

L’autonomia qui non è indipendenza adulta, ma nascita del senso di volontà: io voglio, non voglio, nel quadro di una relazione di cura. Vergogna e dubbio emergono quando il messaggio implicito che il bambino riceve è che ciò che prova, vuole o fa è sbagliato o ridicolo, e che sia meglio non provarci.

Definizione e contesto teorico

Nella sequenza di Erikson, questa fase segue la costruzione della fiducia di base. Se il mondo è percepito come abbastanza sicuro, il bambino può distaccarsi un po’ dalle figure di accudimento per esplorare. I campi privilegiati in cui si gioca questa crisi sono il controllo sfinterico, il movimento autonomo, il nutrirsi e vestirsi, il dire sì o no.

Erikson sottolinea che proprio in questi ambiti il bambino fa l’esperienza di avere un potere sul proprio corpo e sull’ambiente. Le reazioni degli adulti a questi primi no, alle goffaggini, alle prove ripetute, condizionano la formazione di un sentimento di autonoma padronanza oppure di inadeguatezza.

Struttura e meccanismi

Il cuore della fase è la tensione tra bisogno di dipendenza e bisogno di controllo. Il bambino resta bisognoso di aiuto, ma sperimenta anche spazi in cui può scegliere: trattenere o lasciare, andare o fermarsi, obbedire o opporsi.

Quando le figure adulte offrono limiti chiari ma non umilianti, lasciano qualche margine di scelta e riconoscono lo sforzo più che la perfezione, il bambino può sviluppare un senso di autonomia: posso provarci, posso sbagliare e riprovare. Se invece prevalgono ridicolo, punizioni sproporzionate, controlli minuziosi, il rischio è che si organizzi un vissuto di vergogna, sono sbagliato, e di dubbio, non sono capace, con tendenza a evitare i tentativi o a opporsi rigidamente per difendersi.

Varianti e confini concettuali

Autonomia vs vergogna e dubbio non coincide con il modello del bambino autonomo a tutti i costi. A questa età l’autonomia è sempre parziale: la questione è se il bambino si senta legittimato a provare, oppure blocchi i tentativi per paura di sbagliare.

Il concetto va distinto sia dal solo controllo educativo sia dai tratti temperamentali. Non si tratta di scegliere tra permissivismo e durezza, ma di modulare i limiti in modo rispettoso. Un temperamento prudente non esclude un buon senso di autonomia; un temperamento vivace non garantisce di per assenza di vergogna. Qui il fuoco è sulla qualità delle esperienze relazionali intorno ai primi fare da solo.

Applicazioni nella pratica e nella ricerca

Nel lavoro con bambini in età prescolare e con le famiglie, questa fase aiuta a leggere conflitti su pulizia, vestiario, alimentazione e regole quotidiane come luoghi in cui si gioca la costruzione del senso di capacità, e non solo come capricci. Sostenere i genitori significa aiutarli a dire dei no chiari senza attaccare la dignità del bambino, e a valorizzare i piccoli successi di autonomia.

In ambito educativo, l’attenzione all’autonomia si traduce nell’offrire compiti adeguati all’età, libertà di scelta limitate ma reali, possibilità di contribuire alla vita quotidiana. La ricerca mette in relazione stili educativi precoci, sviluppo del senso di competenza e successivi livelli di ansia, inibizione o, all’opposto, oppositività, pur senza misurare in modo diretto la fase descritta da Erikson.

Discussione critica e sviluppi

Il merito di Erikson è aver mostrato come il modo di esercitare il controllo sugli aspetti più concreti della vita del bambino, corpo e regole, incida sulla costruzione del sé come soggetto capace o incapace.

Il limite, se usata in modo rigido, è la tendenza a trasformare questa lettura in un giudizio semplice sugli stili genitoriali, senza considerare stress, vincoli materiali e differenze culturali. Gli sviluppi più recenti integrano la prospettiva di Erikson con gli studi sulla regolazione emotiva e sull’autoregolazione, vedendo l’autonomia non come traguardo di una singola fase, ma come processo lungo, che inizia qui e viene rinegoziato nell’infanzia e nell’adolescenza.

“`

Condividi

Altre voci interessanti