Bem, Daryl

Daryl Bem è uno psicologo sociale statunitense noto soprattutto per la formulazione della Self-Perception Theory (teoria dell’autopercezione), che ha fornito una prospettiva innovativa su come gli individui costruiscono i propri atteggiamenti a partire dall’osservazione del proprio comportamento. La sua carriera è stata caratterizzata anche da un interesse verso aree controverse come i fenomeni paranormali, che hanno suscitato ampi dibattiti nella comunità scientifica. Il suo lavoro rimane un punto di riferimento nella psicologia sociale, sia per i contributi consolidati che per le discussioni che ha stimolato.

Biografia e Contesto Storico

Daryl Bem nasce il 10 giugno 1938 a Denver, in Colorado. Dopo la laurea in psicologia conseguita al Reed College nel 1960, prosegue gli studi alla University of Michigan, dove ottiene il dottorato nel 1964. Durante la formazione entra in contatto con la tradizione sperimentale della psicologia sociale, che in quegli anni si stava consolidando con ricerche su conformità, influenza sociale e dissonanza cognitiva.

Nel corso della carriera Bem insegna in diverse università statunitensi, tra cui Carnegie Mellon, Stanford e Cornell University, dove rimane per gran parte della vita accademica. L’ambiente intellettuale degli anni Sessanta e Settanta, segnato da rapidi mutamenti culturali e dal crescente interesse per l’analisi sperimentale del comportamento umano, offre a Bem lo stimolo per proporre approcci teorici alternativi a quelli dominanti.

La sua attività non si limita all’insegnamento e alla ricerca: Bem si distingue anche per la chiarezza espositiva, che lo porta a pubblicare articoli e libri capaci di raggiungere un pubblico più ampio, contribuendo a diffondere concetti chiave della psicologia sociale.

Contributi Teorici e Pratici

Il contributo più rilevante di Daryl Bem è la Self-Perception Theory, presentata nei primi anni Settanta. Secondo questa prospettiva, le persone deducono i propri atteggiamenti osservando il proprio comportamento, specialmente in situazioni in cui le convinzioni interne non sono chiare o definite. In altre parole, così come osserviamo le azioni degli altri per inferire i loro stati mentali, possiamo guardare al nostro stesso comportamento per comprendere cosa pensiamo o proviamo.

Questa teoria si pone come alternativa alla teoria della dissonanza cognitiva di Leon Festinger. Festinger sosteneva che, quando il comportamento entra in conflitto con le convinzioni, si genera uno stato di tensione interna (dissonanza) che porta la persona a modificare atteggiamenti o credenze per ridurre l’incoerenza. Bem, al contrario, proponeva che spesso non serva ipotizzare un conflitto interno: l’individuo può semplicemente osservare le proprie azioni e trarne conclusioni sui propri atteggiamenti.

Un esempio classico riguarda esperimenti in cui ai partecipanti veniva chiesto di compiere compiti noiosi e di dichiarare in seguito se li trovassero piacevoli. Festinger interpretava il cambiamento nelle risposte come frutto della riduzione della dissonanza; Bem lo spiegava invece come un processo di autopercezione: osservando di aver dichiarato di gradire il compito, i soggetti concludevano che dovevano effettivamente averlo trovato interessante.

Oltre alla Self-Perception Theory, Bem ha esplorato temi collegati all’autostima e ai meccanismi di attribuzione, ampliando la comprensione di come gli individui costruiscono la propria identità psicologica. Ha inoltre elaborato contributi metodologici, promuovendo l’uso di disegni sperimentali creativi per testare le ipotesi sulla formazione degli atteggiamenti.

Una parte della sua carriera è stata dedicata allo studio dei fenomeni paranormali, in particolare con la pubblicazione di “Feeling the Future” (2011), in cui presentava dati sperimentali che sembravano suggerire la possibilità di percepire eventi futuri. Questi studi hanno generato grande dibattito: da un lato hanno stimolato l’interesse per metodologie di ricerca più raffinate, dall’altro hanno attirato critiche severe per le implicazioni teoriche considerate incompatibili con la psicologia scientifica tradizionale.

Impatto e Attualità sulla Psicologia Contemporanea

La Self-Perception Theory è oggi riconosciuta come uno dei contributi più solidi alla psicologia sociale. Viene insegnata nei manuali accanto alla teoria della dissonanza cognitiva, con cui mantiene un rapporto dialettico: in alcuni casi le due spiegazioni sono viste come complementari, in altri come alternative. Questo dibattito ha arricchito la comprensione dei processi attraverso cui atteggiamenti e comportamenti si influenzano reciprocamente.

Gli studi di Bem sul paranormale, pur rimanendo marginali e molto contestati, hanno avuto l’effetto indiretto di spingere la comunità scientifica a interrogarsi su metodologie, replicabilità e criteri di validità nella ricerca psicologica. Anche se la maggioranza degli studiosi ha respinto le conclusioni di “Feeling the Future”, la discussione ha alimentato riflessioni più ampie sulla trasparenza e la solidità della ricerca sperimentale.

Nel complesso, l’eredità di Bem si colloca su due piani distinti: da un lato un contributo stabile e consolidato alla psicologia sociale, rappresentato dalla Self-Perception Theory; dall’altro una serie di studi controversi che, pur senza ottenere consenso, hanno mantenuto vivo il dibattito scientifico. Questa duplicità rende la sua figura un caso particolare nella storia della psicologia, utile per comprendere sia l’evoluzione delle teorie sugli atteggiamenti, sia le tensioni tra innovazione e rigore.

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