Boyesen, Gerda

Gerda Boyesen (1922–2005) è la fondatrice della psicologia e psicoterapia biodinamica, una linea della psicoterapia corporea che unisce clinica psicologica, lavoro sul corpo e attenzione ai processi vegetativi dell’organismo. Nella sua proposta, emozioni e significati non “abitano” solo la mente: si esprimono e si trasformano attraverso respirazione, tono muscolare, postura e, in modo peculiare, attività viscerale. Da qui l’idea — diventata iconica e dibattuta — della psicoperistalsi, un meccanismo di “digestione” delle tensioni psichiche rilevabile dal terapeuta, spesso con stetoscopio, durante il trattamento. Il risultato è un modello clinico che ambisce a integrare sensazione, movimento e parola in un unico processo di autoregolazione. :contentReference[oaicite:0]{index=0}

Biografia e contesto storico

Nata a Bergen, in Norvegia, Boyesen si avvicina presto alla tradizione reichiana: intraprende analisi con lo psichiatra Ola Raknes e si forma sia in psicologia sia in fisioterapia, lavorando con Aadel Bülow-Hansen, pioniera della tecnica psicomotoria. Questo doppio asse — mente e corpo — diventa la matrice del suo stile clinico. :contentReference[oaicite:1]{index=1}

Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce a Londra, apre la pratica e, poco dopo, un centro di formazione internazionale sul suo metodo; da lì la “Biodynamic Psychology” si diffonde in Europa, con scuole e associazioni professionali. Le figlie Ebba e Mona Lisa continueranno il lavoro avviando negli anni Novanta una scuola europea dedicata. :contentReference[oaicite:2]{index=2}

Contributi teorici e pratici

Psicoperistalsi. L’intuizione più nota di Boyesen è che l’apparato gastro-intestinale svolga, oltre alla digestione del cibo, una funzione di metabolizzazione degli stress emotivi. Nel trattamento — tipicamente con biodynamic massage e altre tecniche di regolazione — la comparsa di specifici rumori peristaltici indicherebbe il rilascio di cariche vegetative e la “chiusura” di cicli emotivi incompiuti. Da qui l’uso dello stetoscopio per monitorare la risposta viscerale durante la seduta e tarare timing e intensità degli interventi. :contentReference[oaicite:3]{index=3}

Biodynamic massage. Sviluppato tra la Norvegia e la Londra tardi-anni ’60, è un insieme di toccamenti e manovre che fanno da ponte tra tessuti, respiro e vissuto emotivo. L’obiettivo non è “rilassare” in senso generico, ma facilitare la naturale autoregolazione vegetativa e l’emergere di stati affettivi integrabili nel dialogo terapeutico. :contentReference[oaicite:4]{index=4}

Personalità primaria e secondaria. Per descrivere salute e nevrosi, Boyesen introduce due immagini operative. La personalità primaria è l’assetto di base dell’organismo quando l’energia scorre, con senso di vitalità e un benessere “indipendente”; la personalità secondaria è l’insieme di irrigidimenti (muscolari, attentivi, relazionali) che difendono dall’angoscia ma impoveriscono contatto e libertà. Il lavoro clinico mira a riconoscere e sciogliere le impalcature della secondaria fino a ripristinare la presenza primaria nel quotidiano. :contentReference[oaicite:5]{index=5}

Postura del terapeuta e setting. La pratica biodinamica integra ascolto fenomenologico, lavoro corporeo rispettoso (con esplicito consenso), monitoraggio dei segnali vegetativi e rielaborazione verbale. In molte scuole il terapeuta alterna fasi di contatto manuale, pause di ascolto (anche viscerale) e dialogo sui significati che emergono, valorizzando la sequenza sensazione–emozione–parola come veicolo del cambiamento. :contentReference[oaicite:6]{index=6}

Impatto e attualità

Boyesen è tra le figure che, dopo Reich e in parallelo a Lowen, hanno dato forma alla psicoterapia corporea contemporanea. Il suo metodo ha alimentato scuole e centri di formazione in vari Paesi europei ed è riconosciuto nel perimetro professionale della body psychotherapy (EABP/EAP); nel Regno Unito esistono istituti che offrono percorsi conformi agli standard professionali nazionali. In alcuni sistemi sanitari europei, pratiche affini vengono rimborsate in ambito di terapie complementari. :contentReference[oaicite:7]{index=7}

Campo di applicazione. In clinica, la biodinamica viene utilizzata con quadri d’ansia e somatizzazione, stress cronico, conseguenze di traumi relazionali, difficoltà di confine e di regolazione. L’enfasi è su autoregolazione, integrazione corpo-emozione, e su compiti concreti per trasferire le competenze somatiche fuori dal setting. Nei contesti formativi ha contribuito a dare linguaggio e strumenti a professionisti che desiderano integrare dimensioni corporee in cornici psicoterapeutiche già strutturate. :contentReference[oaicite:8]{index=8}

Critiche e cautele. Il fulcro fisiologico della psicoperistalsi è oggetto di discussione: l’idea è euristica e clinicamente feconda per molti praticanti, ma la base sperimentale resta limitata rispetto ad approcci più studiati con trial controllati. Di qui alcune raccomandazioni operative ampiamente condivise: informare chiaramente su metodi e obiettivi, definire consenso e confini del contatto corporeo, integrare il lavoro somatico con cornici di significato, monitorare gli esiti con criteri osservabili e collaborare — quando serve — con altri specialisti. :contentReference[oaicite:9]{index=9}

Dialoghi contemporanei. L’interesse odierno per interocezione, asse intestino-cervello e regolazione autonomica offre nuove lenti per leggere intuizioni storiche come quelle di Boyesen; senza forzare analogie, molti clinici trovano utile combinare pratiche biodinamiche con approcci somatici affini (p. es. modelli sensomotori) o con terapie focalizzate sulle emozioni, mantenendo il focus su sicurezza, ritmo e continuità del legame terapeutico. :contentReference[oaicite:10]{index=10}

In sintesi, Gerda Boyesen ha dato voce a un’intuizione semplice: quando il corpo è incluso con rigore e rispetto, la psicoterapia guadagna un canale in più per trasformare gli stati. La sua eredità vive dove il lavoro somatico è integrato, razionale e responsabile, al servizio di una presenza più stabile e di relazioni più vivibili.

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