
Carol Gilligan è la psicologa e teorica femminista che ha trasformato la comprensione dello sviluppo morale introducendo una prospettiva relazionale e situata. Con In a Different Voice (1982) ha messo in discussione l’idea che la maturità etica consista solo nella capacità di applicare principi universali di giustizia, mostrando come molte persone — e in particolare molte donne — ragionino moralmente a partire dai legami, dalla responsabilità e dalla cura. La sua tesi non è che esista una differenza naturale tra i sessi, ma che la cultura abbia privilegiato una voce etica astratta e competitiva, oscurandone un’altra capace di tenere insieme vulnerabilità e interdipendenza.
Biografia e contesto
Formata a Harvard e influenzata dal dibattito sullo sviluppo cognitivo di Piaget e Kohlberg, Gilligan inizia la sua ricerca collaborando con quest’ultimo alla Harvard Graduate School of Education. L’osservazione che i suoi campioni fossero quasi esclusivamente maschili e che i dilemmi morali proposti riflettessero logiche distaccate e legalistiche la conduce a individuare una distorsione epistemica: il modello dominante misura la moralità con strumenti che già selezionano un certo tipo di voce, e così definisce “inferiori” o “immature” altre forme di ragionamento. Da questa frizione nasce In a Different Voice, un testo breve ma dirompente che ridisegna il panorama della psicologia morale e apre un campo di ricerca che unisce psicologia, educazione e teoria politica.
Contributi teorici e metodologici
Negli anni successivi Gilligan sviluppa un metodo di ricerca qualitativa che chiama Listening Guide, una procedura di ascolto e analisi delle interviste centrata sui registri della voce, sulle tensioni fra esperienza e discorso sociale, sulla restituzione narrativa alle persone coinvolte. Non è un approccio impressionistico, ma una tecnica per far emergere dimensioni morali invisibili ai metodi standardizzati: l’ambivalenza, la lealtà, il conflitto fra cura di sé e aspettative altrui. Il suo obiettivo non è costruire un contro-modello “femminile”, bensì restituire alla scienza psicologica la pluralità dei modi in cui si può essere responsabili.
Le sue ricerche sull’adolescenza mostrano come, entrando nella pubertà, molte ragazze imparino a tacere la propria voce per adattarsi alle norme di genere, sacrificando autenticità e fiducia nel proprio giudizio. Gilligan interpreta questa perdita come un danno etico e politico insieme: quando la cura viene relegata alla sfera privata o identificata con la rinuncia, la vita pubblica si impoverisce della sua capacità di riconoscere vulnerabilità e interdipendenza. Recuperare la voce significa allora ricomporre il legame tra etica e relazione, tra responsabilità individuale e tessuto sociale.
Sviluppi e applicazioni
Nel corso della sua carriera Gilligan estende questa prospettiva a campi diversi. In The Birth of Pleasure esplora la dinamica del desiderio e del potere nelle relazioni intime, mostrando come la possibilità di piacere e reciprocità dipenda dalla libertà di dire la verità. In Joining the Resistance e Why Does Patriarchy Persist? analizza le forme psicologiche e istituzionali della dipendenza patriarcale, interpretandole come sistemi che organizzano paura e vergogna per mantenere le persone separate. La sua proposta è una pratica di resistenza basata sull’ascolto e sulla responsabilità condivisa, capace di connettere etica, politica e affettività.
Impatto e ricezione
L’impatto del suo pensiero attraversa la psicologia dello sviluppo, l’educazione, la clinica e le scienze sociali. Ha modificato il modo in cui si costruiscono i campioni di ricerca, i criteri di maturità morale e le pratiche educative, introducendo compiti che prevedono negoziazione, riparazione e collaborazione anziché sola coerenza logica. Nelle professioni di cura la sua etica della relazione ha offerto un linguaggio per valutare decisioni e processi, non solo risultati, e per riconoscere che l’ascolto e la continuità sono componenti essenziali, non accessorie, della buona pratica. In psicoterapia la sua influenza si intreccia con la Relational-Cultural Theory e con gli approcci che considerano la perdita della voce come una forma di trauma relazionale: aiutare una persona a ritrovare la propria parola significa restituirle agency e dignità.
Critiche e chiarimenti
Le critiche mosse a Gilligan hanno riguardato l’essenzialismo e la scarsità di dati quantitativi. Lei stessa, insieme ai suoi collaboratori, ha precisato che la “voce diversa” non è una proprietà biologica, ma una prospettiva etica che tutti possono incarnare quando il contesto lo consente. Le ricerche successive hanno confermato che anche uomini e ragazzi, in ambienti che valorizzano empatia e cooperazione, ragionano secondo criteri di cura. La distinzione tra etica della giustizia ed etica della cura non è una contrapposizione, ma un invito a integrare due dimensioni complementari del giudizio morale.


