
Che cosa significa curare una persona? Per Claudio Naranjo, la risposta va oltre la diagnosi o la tecnica terapeutica: ha a che fare con la consapevolezza, con l’etica e con l’educazione dell’essere umano a una forma più piena di presenza. Psichiatra, terapeuta gestaltico e ricercatore spirituale, Naranjo ha cercato per tutta la vita di integrare psicologia, meditazione e trasformazione interiore. Il suo lavoro ha segnato un’intera generazione di terapeuti, educatori e cercatori di senso.
Biografia e contesto storico
Claudio Naranjo nacque in Cile nel 1932. Dopo una formazione in medicina e psichiatria, si trasferì negli Stati Uniti dove conobbe e collaborò con Fritz Perls, il fondatore della terapia della Gestalt. Fu uno dei pochi a ricevere direttamente l’eredità gestaltica, che poi avrebbe sviluppato in direzioni nuove, intrecciandola con elementi della tradizione spirituale, della filosofia orientale e della psichedelia terapeutica.
Negli anni Sessanta e Settanta, Naranjo entrò in contatto con diversi maestri spirituali, tra cui i discepoli di Gurdjieff, e approfondì l’uso delle sostanze psichedeliche in contesti terapeutici, lavorando anche con Stanislav Grof. Il suo cammino lo portò a fondare il SAT (Seekers After Truth), un programma formativo esperienziale che univa psicoterapia, meditazione e autoindagine profonda. Parallelamente, si impegnò per tutta la vita in una critica radicale ai sistemi educativi tradizionali, che considerava centrati sul sapere e non sull’essere.
Contributi teorici e pratici
Naranjo è stato uno dei primi a proporre un’integrazione consapevole tra psicoterapia occidentale e pratiche di consapevolezza orientali. Per lui la cura non poteva separarsi dalla crescita interiore del terapeuta, dalla sua capacità di presenza, empatia e visione etica del lavoro clinico.
Uno degli strumenti più noti che ha contribuito a diffondere è l’enneagramma delle personalità, che reinterpretò in chiave psicodinamica ed evolutiva. Secondo Naranjo, i nove tipi descrivono strutture difensive profonde che si formano nell’infanzia e che possono essere trasformate attraverso il lavoro interiore e relazionale. Il suo approccio non era deterministico, ma orientato allo sviluppo del potenziale umano.
Nel campo della terapia della Gestalt, Naranjo ha proseguito il lavoro di Perls rendendolo più attento alla dimensione spirituale. Ha insistito sull’importanza dell’integrazione delle polarità, dell’ascolto del corpo, del sogno e del contatto autentico. Il terapeuta, per Naranjo, non è un tecnico, ma una guida che accompagna il paziente in un percorso di maggiore autenticità.
Infine, la sua critica alla scuola come istituzione repressiva e conformista ha prodotto opere come \”Educazione del cuore\” e \”Cambiare l’educazione per cambiare il mondo\”. Qui Naranjo propone un’educazione orientata alla consapevolezza, alla creatività e alla compassione: un’educazione dell’essere, più che del fare o del sapere.
Impatto e attualità
Claudio Naranjo ha lasciato un’impronta profonda in diversi ambiti: dalla psicoterapia gestaltica alla psicologia transpersonale, dall’educazione trasformativa alla ricerca spirituale. Il suo approccio è oggi punto di riferimento per molte scuole di psicoterapia integrata, così come per programmi formativi che mettono al centro la crescita personale e relazionale del terapeuta.
Nel panorama attuale, dove si cercano sempre più approcci olistici e umanamente fondati alla cura, Naranjo rappresenta una figura ponte tra saperi diversi: scienza, spiritualità, filosofia, educazione. Il suo lavoro sull’enneagramma è ancora oggi molto diffuso, seppure a volte banalizzato: nella visione di Naranjo non si tratta di un semplice strumento diagnostico, ma di una mappa per evolvere verso una maggiore coscienza di sé.
In un’epoca in cui la psicologia rischia di diventare troppo tecnica o troppo astratta, la voce di Naranjo continua a richiamare all’essenziale: alla verità del sentire, alla responsabilità etica del terapeuta, alla possibilità di una cura che trasformi non solo il sintomo, ma la qualità dell’essere.


