
Dimitri Uznadze è stato uno psicologo georgiano che ha elaborato la psicologia dell’atteggiamento (set, ustanovka), una cornice teorica in cui il comportamento emerge da uno stato preparatorio globale dell’organismo. In questa prospettiva, aspettative, bisogni e compiti predispongono l’intero sistema psichico a selezionare e a rispondere agli stimoli in modi caratteristici. Attivo nella prima metà del Novecento, Uznadze ha proposto un ponte tra percezione e motivazione, sostenendo che ciò che vediamo e come agiamo dipende da assetti anticipatori che organizzano l’esperienza. Le sue ricerche sperimentali — celebre l’illusione di Uznadze — hanno dato forma alla scuola georgiana di psicologia e continuano a dialogare con la psicologia cognitiva, la psicologia sociale e i modelli contemporanei su aspettativa, priming e contesto.
Biografia e contesto storico
Nato nel 1886 a Sakara (Georgia, allora Impero russo), Uznadze si formò tra Tbilisi, Kharkiv e Lipsia, attraversando la stagione in cui la psicologia si emancipava dalla filosofia e consolidava il metodo sperimentale. La sua traiettoria intrecciò la psicofisica tedesca, la tradizione russa e la nascente comunità scientifica georgiana. Tornato a Tbilisi, contribuì in modo decisivo allo sviluppo dell’Università statale e formò una generazione di ricercatori attorno a un programma empirico coeso.
Il suo lavoro maturò in un’epoca segnata dal confronto con comportamentismo e Gestalt in Europa e, nello spazio sovietico, con la ricerca di approcci capaci di integrare attività, compito e contesto sociale. In questo clima, Uznadze concepì l’atteggiamento come stato preparatorio che organizza congiuntamente percezione e risposta, con l’obiettivo di ricucire laboratorio e vita quotidiana. La scuola georgiana consolidò questa intuizione in protocolli semplici, replicabili, con attenzione al micro-setting sperimentale e alle ricadute educative.
Contributi teorici e pratici
Al centro del modello di Uznadze vi è l’atteggiamento (set, ustanovka), una disposizione psicofisiologica che orienta l’attenzione, stabilisce aspettative e predispone l’azione. Non è un semplice stato mentale conscio, ma una configurazione dinamica che coinvolge livelli automatici della percezione e del movimento. Di fronte a un compito, l’atteggiamento si costituisce in base a scopi, esperienze recenti, istruzioni e contesto, modulando ciò che è colto come rilevante e le modalità con cui si risponde.
Per verificarne la portata, Uznadze costruì paradigmi semplici ed eleganti. Nell’illusione di Uznadze, l’esposizione ripetuta a due sfere di diversa grandezza o peso genera un aftereffect: quando vengono poi presentate due sfere identiche, il soggetto tende a percepirle come ancora diverse. Non si tratta di un inganno dei sensi, ma della prova che l’assetto percettivo modellato dal compito precedente persiste e guida il giudizio. L’atteggiamento, quindi, lascia una traccia che organizza le percezioni successive.
Da queste evidenze Uznadze concluse che la percezione è orientata dal compito: gli organismi non reagiscono a stimoli “nudi”, ma a situazioni interpretate in funzione di scopi e abitudini. Ne segue una visione unitaria dei processi psicologici, in cui motivazione, attenzione, memoria di lavoro e azione convergono nell’atteggiamento come principio organizzatore. Molto prima della psicologia cognitiva contemporanea, questa teoria riconosceva il ruolo di aspettative e set nella costruzione dell’esperienza, integrando livelli automatici e coscienti.
Sul piano applicativo, Uznadze suggerì in ambito educativo di “preparare l’atteggiamento allo studio”: obiettivi chiari, anticipatori cognitivi, dosaggio della difficoltà per sostenere un orientamento attivo. In ambito clinico e psicoeducativo, l’analisi degli atteggiamenti rigidi mostrava come schemi di risposta appresi potessero mantenere errori percettivi e comportamentali, aprendo alla ristrutturazione di set disfunzionali.
Il contributo fu anche metodologico: disegni sperimentali ripetibili, in cui piccole variazioni del micro-setting — postura, ritmo delle prove, ordine degli stimoli — cambiavano l’esito percettivo. Questa attenzione anticipa pratiche oggi comuni nella psicologia sperimentale e nelle scienze cognitive.
Impatto e attualità
L’influenza di Uznadze è stata decisiva nella scuola georgiana, che ha esteso la teoria dell’atteggiamento verso dimensioni percettive, motivazionali e sociali. A livello internazionale, la diffusione fu inizialmente frenata da barriere linguistiche, ma molte intuizioni risultano oggi convergenti con la Gestalt, la psicologia dell’attenzione e i modelli contemporanei di set, priming, bias attentivi ed effetti di contesto.
Concetti d’uso comune — aspettativa, pre-attivazione, bias — possono essere letti alla luce dell’idea che compiti, scopi e stati preparatori orientino ciò che viene percepito e come si risponde. Questa prospettiva informa applicazioni concrete: ergonomia cognitiva, instructional design, pratiche cliniche mirate a sciogliere set maladattivi e a costruire atteggiamenti più flessibili.
L’illusione di Uznadze resta un exemplum didattico: con pochi materiali mostra come la storia immediata dell’azione modelli la percezione. In tempi in cui le neuroscienze descrivono la mente come sistema predittivo, l’idea che gli atteggiamenti preparino percetti e risposte appare particolarmente attuale e dialoga con approcci predittivi e costruttivisti, integrando livelli neurofisiologici e fenomenologia dell’esperienza.
Uznadze morì nel 1950, lasciando un gruppo di allievi e un programma di ricerca che prosperò a Tbilisi. La sua eredità invita a considerare ogni comportamento come situato: non prodotto di uno stimolo isolato, ma esito di un sistema preparatorio che intreccia percezione, memoria, motivazione e azione. L’attualità della sua proposta sta qui: modificare gli atteggiamenti significa intervenire nel punto di snodo tra ciò che il mondo offre e ciò che siamo pronti a vedere e a fare.


