Disturbo da Abuso di Inalanti

Che cos’è e come si manifesta

Il disturbo da inalanti è una condizione clinica appartenente alla categoria dei disturbi da uso di sostanze, caratterizzata dall’impiego reiterato e disfunzionale di sostanze volatili con finalità psicoattiva. Queste sostanze, tra cui solventi, colle, aerosol, spray e gas domestici, sono facilmente reperibili e a basso costo, il che le rende particolarmente accessibili, soprattutto per gli adolescenti. L’abuso di inalanti comporta alterazioni transitorie dello stato di coscienza, sensazioni di euforia e modificazioni percettive, spesso seguite da sintomi di confusione, malessere fisico o depressione.

La diagnosi di disturbo da inalanti si basa sulla presenza di un uso compulsivo nonostante le conseguenze negative. Il quadro clinico include tolleranza, craving, sintomi da astinenza e compromissione del funzionamento personale e sociale. Poiché gli effetti sono spesso brevi e poco appariscenti, il disturbo può passare inosservato, rendendo fondamentale il ruolo di familiari, insegnanti e operatori sanitari nel riconoscere tempestivamente i segnali di allarme.

Cause e fattori di rischio

Lo sviluppo del disturbo da inalanti è multifattoriale. Le esperienze traumatiche, il disagio emotivo, la mancanza di supporto familiare e la curiosità adolescenziale sono tra i fattori psicologici più rilevanti. Anche lo stress ambientale, le dinamiche scolastiche e l’assenza di educazione preventiva aumentano il rischio.

Alcune persone possono avere una predisposizione biologica alla dipendenza, che rende più probabile lo sviluppo di un comportamento compulsivo in presenza di sostanze facilmente accessibili. Inoltre, la presenza di disturbi mentali pregressi, come ansia, depressione o disturbo da deficit dell’attenzione, può fungere da fattore di vulnerabilità. L’uso precoce e la familiarità con altri comportamenti a rischio contribuiscono a consolidare l’abitudine.

Diagnosi e criteri clinici

Il disturbo da inalanti viene definito nel DSM-5 come un pattern problematico di utilizzo di una sostanza inalante che conduce a disagio clinicamente significativo. La diagnosi si fonda su criteri quali l’uso persistente nonostante i danni, la difficoltà nel ridurre o interrompere il comportamento, la presenza di tolleranza e, in alcuni casi, sintomi di astinenza.

Il riconoscimento precoce è spesso difficile, soprattutto perché le sostanze non rientrano tra quelle tipicamente associate a uso ricreativo e non vengono sempre percepite come pericolose. L’intervista clinica deve esplorare non solo il comportamento diretto, ma anche gli effetti collaterali fisici e sociali, i cambiamenti di umore, il rendimento scolastico e la vita relazionale.

Conseguenze e impatto clinico

L’abuso cronico di inalanti comporta gravi conseguenze neurologiche, cardiovascolari e respiratorie. A livello cerebrale, l’esposizione prolungata può determinare danni strutturali e funzionali, con conseguenze cognitive a lungo termine, tra cui perdita di memoria, difficoltà di apprendimento e instabilità emotiva. Gli effetti tossici sui polmoni, sul fegato e sul sistema cardiovascolare possono essere irreversibili.

Il deterioramento delle relazioni familiari, l’isolamento sociale e il declino scolastico o lavorativo costituiscono ulteriori esiti negativi. La comorbidità con disturbi dell’umore e disturbi d’ansia è frequente, così come il rischio di esclusione sociale. Il disturbo da inalanti, se non riconosciuto e trattato, può determinare una compromissione grave del funzionamento globale e della qualità della vita.

Trattamento e possibilità di cura

Il trattamento del disturbo da inalanti richiede un approccio integrato e multidisciplinare. La psicoterapia individuale è spesso centrale nel percorso terapeutico e può includere interventi cognitivi, educazione psico-sociale e tecniche di gestione degli impulsi. Nei casi più complessi, è utile il coinvolgimento della famiglia o l’inserimento in programmi riabilitativi strutturati.

L’obiettivo principale è favorire l’interruzione dell’uso della sostanza, aumentando la consapevolezza dei rischi e promuovendo strategie di coping alternative. Il trattamento farmacologico può essere preso in considerazione per gestire i sintomi ansiosi o depressivi associati, ma non esistono attualmente farmaci specifici per questo disturbo.

Gli interventi preventivi nelle scuole e nelle comunità si sono dimostrati fondamentali. Educazione, sensibilizzazione e formazione degli adulti di riferimento (genitori, insegnanti, allenatori) possono contribuire a ridurre l’incidenza di nuovi casi e a promuovere un contesto protettivo.

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