Essere o avere?

Con la formula avere o essere? Erich Fromm sintetizza due modi fondamentali di rapportarsi a , agli altri e al mondo. Nel modo dell’avere, il valore della persona è legato a ciò che possiede: oggetti, denaro, status, ma anche opinioni, titoli, relazioni vissute come proprietà. Nel modo dell’essere, il senso di sé nasce invece dall’esperienza viva: dal partecipare, dal creare, dall’amare, dal porsi in relazione in modo autentico, senza trasformare tutto in cosa da possedere o controllare.

Fromm non contrappone semplicemente chi ha a chi non ha, né propone una fuga dalle necessità materiali. Avere ed essere sono, per lui, orientamenti di base, modi di vivere, che attraversano tanto le scelte individuali quanto le strutture sociali. In una società fortemente centrata sul consumo e sulla produttività, l’orientamento dell’avere tende a dominare: si è valutati in base a ciò che si accumula, si produce, si mostra. La domanda è se questo modello sia compatibile con uno sviluppo umano realmente maturo.

Definizione e contesto teorico

Avere o essere? è il titolo di una delle opere più note di Fromm, ma anche una coppia concettuale che sintetizza molto del suo pensiero. L’orientamento dell’avere descrive un modo di vivere in cui l’identità è costruita su ciò che si possiede: beni materiali, ma anche idee, credenze, ruoli. La sicurezza interiore è legata alla possibilità di tenere, trattenere, conservare. Perdere qualcosa equivale a perdere se stessi.

L’orientamento dell’essere definisce invece un modo di esistere in cui il senso di sé nasce dal processo, dall’atto, dall’incontro. Essere significa vivere in modo attivo e presente, amare come atto di cura e rispetto, lavorare come attività creativa e non solo come mezzo di sopravvivenza o di status. Il criterio non è quanto si possiede, ma quanto si è in grado di vivere, di partecipare, di trasformare.

Fromm elabora questa distinzione nel quadro di una critica alla società occidentale del secondo Novecento, segnata dal consumismo e dal primato dell’economico. Il suo interrogativo è quale tipo di carattere umano venga promosso da un sistema che valorizza soprattutto la crescita, l’accumulazione e la competitività, e quali conseguenze questo abbia sulla capacità di amare, di pensare criticamente, di sentirsi vivi.

Struttura e meccanismi

Nel modo dell’avere, la relazione con la realtà è centrata sull’appropriazione. Fromm descrive atteggiamenti quotidiani: ascoltare una lezione per prendere appunti da possedere, leggere un libro per poter dire di averlo letto, amare una persona come se fosse un oggetto di cui disporre. Anche la conoscenza può essere vissuta come accumulo di informazioni da immagazzinare ed esibire, più che come processo di comprensione.

Questo orientamento ha alcuni meccanismi ricorrenti. Uno è la tendenza a identificare il valore personale con ruoli e beni: sono ciò che ho. Ne deriva una forte ansia di perdita: cambiamenti, fallimenti, invecchiamento, diventano minacce radicali perché toccano direttamente le basi del senso di sé. Un altro meccanismo è la trasformazione di esperienze vive in proprietà: avere ragione invece di cercare la verità, avere l’altro invece di incontrarlo, avere fede come possesso di formule anziché come pratica vissuta.

Nel modo dell’essere, la relazione con la realtà è centrata sul processo e sulla partecipazione. Essere significa esprimere le proprie potenzialità in modo attivo: pensare in prima persona, amare come atto di cura e rispetto, lavorare come attività dotata di senso, cercare esperienze che arricchiscano la propria e l’altrui vita. Il punto non è possedere, ma entrare in rapporto.

L’orientamento dell’essere si accompagna a una diversa gestione dell’insicurezza. Se il valore non è fondato sul possesso, la perdita di oggetti o ruoli è dolorosa ma non distrugge il nucleo dell’identità. Questo rende possibile una maggiore apertura al cambiamento, alla condivisione, alla solidarietà, perché ciò che si dona o si modifica non viene vissuto come minaccia alla propria integrità.

Varianti e confini concettuali

Fromm sottolinea che avere ed essere non sono tratti rigidi e mutuamente esclusivi, ma poli di un continuum. Nella vita reale, nessuno vive esclusivamente in uno dei due orientamenti. Esistono bisogni materiali legittimi, e una certa dimensione dell’avere è inevitabile: occorre possedere beni e competenze per sopravvivere. Il problema sorge quando l’orientamento dell’avere invade ogni campo, trasformando anche le relazioni, la conoscenza, la spiritualità in forme di possesso.

La sua critica non coincide con un rifiuto dei beni materiali in quanto tali. Il bersaglio è l’identificazione dell’essere con l’avere: il fatto che il valore della persona venga misurato quasi esclusivamente in termini di successo economico o di accumulo. Una stessa azione, come lavorare o studiare, può essere vissuta prevalentemente nel registro dell’avere o dell’essere, a seconda del significato che assume nella vita di chi la compie.

Concetti affini emergono anche in altre tradizioni. Alcune correnti esistenziali e fenomenologiche hanno messo in guardia contro il rischio di una vita inautentica, dominata da ruoli e oggetti. Alcuni approcci umanistici in psicologia insistono sul primato dell’esperienza vissuta rispetto alle maschere sociali. Fromm collega questi temi a un’analisi esplicita delle strutture sociali ed economiche, insistendo sul legame tra orientamento dell’avere e organizzazione complessiva della società.

Applicazioni nella pratica e nella ricerca

In ambito clinico, la distinzione fra avere ed essere può aiutare a comprendere certi vissuti di vuoto e di insoddisfazione che emergono anche in persone apparentemente realizzate. Fromm descrive soggetti che hanno successo, beni, riconoscimento, e tuttavia sperimentano una sensazione di mancanza di senso, di mancanza di vita interiore. In questi casi, la riflessione terapeutica può includere il modo in cui la persona si rapporta a sé e agli altri: se vive l’amore, il lavoro, il tempo libero come spazi di presenza o come occasioni di accumulo e prestazione.

Nel campo della psicologia sociale e della sociologia, la coppia avere/essere è stata utilizzata per analizzare modelli di consumo, valori dominanti, forme di alienazione. La pressione a valere in base a ciò che si mostra, si compra, si produce, può favorire comportamenti compulsivi, dipendenze, difficoltà relazionali. Diverse ricerche sui valori e sul benessere hanno evidenziato che un orientamento fortemente materialista si associa spesso a livelli più bassi di soddisfazione di vita, anche in condizioni di agio economico.

In ambito educativo, la distinzione invita a interrogarsi sul tipo di persona che le istituzioni formative contribuiscono a costruire. Una didattica centrata solo sull’acquisizione di competenze spendibili, sulla competizione continua, sull’ansia da prestazione, rischia di rinforzare l’orientamento dell’avere anche nel campo del sapere. Percorsi che valorizzano la cooperazione, il pensiero critico, l’espressione personale mirano invece a sostenere dimensioni dell’essere, in cui ciò che conta non è solo ciò che si ha imparato, ma come questo cambia il modo di stare al mondo.

Discussione critica e sviluppi

Avere o essere? ha avuto una grande risonanza anche fuori dagli ambienti strettamente psicologici, diventando quasi una formula di uso comune. Il suo punto di forza è la capacità di restituire, in modo semplice, un conflitto reale della vita contemporanea: il divario tra la crescita delle possibilità materiali e il senso diffuso di insoddisfazione, ansia, isolamento. Fromm propone una diagnosi che chiama in causa non solo il singolo, ma l’intero assetto di una società.

Le critiche riguardano soprattutto il rischio di schematismo. La contrapposizione tra avere ed essere può sembrare eccessivamente netta e non sempre è facile tradurre queste categorie in strumenti di ricerca empirica o di intervento concreto. Alcuni commentatori hanno sottolineato il pericolo di trasformare la distinzione in un criterio moralistico, con il rischio di giudicare in blocco aspirazioni legate al miglioramento materiale senza considerare contesti di povertà o di ingiustizia.

Allo stesso tempo, molte intuizioni di Fromm restano attuali. Discussioni contemporanee su consumismo, sostenibilità, benessere e qualità della vita riprendono spesso, anche con altri linguaggi, il tema del rapporto tra possesso e senso. In psicologia, studi sui valori, sulla motivazione intrinseca ed estrinseca, sulle forme di benessere legate alla realizzazione di sé dialogano indirettamente con la distinzione fra avere ed essere.

Condividi

Altre voci interessanti