
George Alexander Kelly è il fondatore della Personal Construct Theory (PCT), una psicologia della persona che parte da un’idea semplice e potente: ciascuno di noi interpreta il mondo attraverso costrutti personali, coppie di significati opposti con cui anticipiamo gli eventi e guidiamo le scelte. Non siamo registratori di stimoli, ma “scienziati ingenui” che formulano ipotesi, le mettono alla prova, le rivedono quando falliscono. Da qui derivano una clinica orientata alla ricostruzione del significato, strumenti originali come la Repertory Grid Technique e un lessico che ha influenzato psicoterapia, educazione e ricerca organizzativa.
Biografia e contesto storico
Nato in Kansas in una famiglia di agricoltori, Kelly studia matematica, fisica, sociologia e infine psicologia tra il Midwest e la Scozia. Negli anni Trenta dirige in Kansas un innovativo servizio clinico itinerante nelle scuole rurali, in cui sperimenta una pratica psicologica vicina ai contesti di vita, durante gli anni durissimi della Grande Depressione e del Dust Bowl. Durante la Seconda guerra mondiale lavora come psicologo dell’aviazione. Nel 1946 approda alla Ohio State University, dove scrive l’opera maggiore, The Psychology of Personal Constructs (1955), in due volumi. Nel 1965 si trasferisce a Brandeis, su invito di Abraham Maslow, a conferma del dialogo con la psicologia umanistica. Muore nel 1967, lasciando un’impronta teorica che verrà raccolta da clinici, ricercatori e consulenti in molti campi.
Contributi teorici e pratici
Il cuore della proposta è il costruttivismo personale. Per Kelly, conoscere significa anticipare: la mente costruisce dimensioni bipolari (ad es. affidabile—inaffidabile, caldo—freddo) con cui discrimina somiglianze e differenze tra eventi e persone. Un costrutto è “personale” perché è nostro, storicamente appreso e continuamente negoziato; è “bipolare” perché il significato emerge dal confronto tra poli opposti. Quando le anticipazioni reggono, il mondo appare coerente; quando falliscono, la persona sperimenta ansia o minaccia e deve revisionare i propri modelli.
Questa impostazione è riassunta nel postulato fondamentale: il comportamento di una persona è psicologicamente canalizzato dai modi in cui anticipa gli eventi. A cascata, undici corollari—tra cui individualità, costruzione, organizzazione, dicotomia, scelta, esperienza, modulazione—descrivono come i costrutti si formino, si connettano gerarchicamente, si applichino a campi più o meno ampi e si trasformino con l’esperienza. L’immagine guida è quella dell’“uomo-scienziato”: non freddo calcolatore, ma soggetto che formula ipotesi pragmatiche sul mondo e le riformula alla luce dei risultati.
La PCT non è solo teoria: propone un metodo. La Repertory Grid Technique rende visibili i costrutti con cui una persona organizza il proprio mondo interpersonale. Il clinico chiede di confrontare triadi di elementi significativi (per esempio, persone importanti): “in che cosa due si somigliano e si distinguono dal terzo?” Dalle risposte emergono i costrutti; la griglia consente poi di mappare come ogni elemento è valutato lungo queste dimensioni. Il risultato non è un’etichetta diagnostica, ma una mappa idiografica della struttura di significato del soggetto, utile in clinica, orientamento e ricerca organizzativa.
Altre procedure, come il laddering, risalgono dai costrutti più concreti a quelli più superordinati (valori, scopi) chiedendo “perché è importante questo polo?” e “che cosa rende migliore questa scelta?” In terapia, la domanda non è “che disturbo hai?”, ma “quali previsioni ti guidano e dove si inceppano?” I sintomi sono letti come soluzioni fallite a problemi di anticipazione e controllo: tentativi di mantenere coerenza in un mondo che sorprende.
La clinica kellyana è orientata alla sperimentazione di alternative costruttive. Celebre è la Fixed-Role Therapy: sulla base della griglia, terapeuta e paziente co-scrivono un breve “copione” che descrive una versione plausibile ma diversa del Sé—qualcuno che interpreta la vita con costrutti alternativi. Il paziente è invitato a “interpretare” quel ruolo per una o due settimane, vivendo esperimenti quotidiani controllati. Lo scopo non è recitare per finta, ma provare nuovi modi di anticipare per ampliare il repertorio e verificare quali previsioni funzionano meglio.
Il linguaggio della teoria è ricco di distinzioni operative: costrutti permeabili o impermeabili a nuove istanze, range e focus di convenienza (dove il costrutto si applica bene o male), constriction e dilation del sistema (restringere o ampliare il campo di attenzione quando si è sotto stress), hostility come ostinazione a forzare la realtà a confermare un’ipotesi già smentita. Queste categorie aiutano il clinico a decidere se lavorare sull’ampliamento dei costrutti, sulla loro ridefinizione o sulla ristrutturazione delle relazioni tra livelli.
Impatto e attualità
L’impatto di Kelly si vede su più fronti. In psicoterapia, la PCT ha alimentato la famiglia delle terapie costruttiviste e dialoga con approcci cognitivi e narrativi: l’idea di rendere espliciti gli schemi personali, testarli e sostituirli con alternative più efficaci è condivisa da molta clinica contemporanea. Beck e la terapia cognitiva hanno traiettorie autonome, ma condividono l’attenzione a credenze e significati; le terapie narrative, dal canto loro, riconoscono affinità con la messa a fuoco dei repertori interpretativi. La Fixed-Role ha anticipato tecniche esperienziali e comportamentali in cui si “prova” una nuova identità in contesti reali.
In metodologia, la Repertory Grid è diventata uno strumento flessibile per studiare identità di marca, cultura organizzativa, professionalità e competenze, grazie alla sua natura idiografica e alla possibilità di analisi sia qualitative sia quantitative (cluster, componenti principali). In educazione e orientamento consente di esplorare valori, scelte e immagini di sé senza forzare la persona in tipologie precostituite.
Le critiche riguardano alcuni punti. Il linguaggio corollario della teoria appare a tratti astratto e impegnativo per la pratica quotidiana; la comparabilità tra soggetti è limitata dalla scelta idiografica; alcune formulazioni, come i poli necessariamente bipolari, sono state rilette in chiave più flessibile. Dal lato empirico, la PCT non fornisce un modello unico di processi cognitivi sottostanti paragonabile ai modelli sperimentali standard; dal lato applicativo, la qualità delle griglie dipende molto dalla competenza del conduttore e dalla chiarezza degli elementi scelti.
Nonostante ciò, la prospettiva di Kelly è sorprendentemente attuale in contesti che chiedono adattamento creativo. In società dove ruoli e appartenenze cambiano rapidamente, pensare la persona come progettista di significati—capace di revisionare ipotesi e costruire alternative—offre una cornice non patologizzante e operativa. In sanità, scuola, lavoro sociale e organizzazioni, rendere visibili i costrutti con cui giudichiamo gli altri e noi stessi aiuta a sciogliere impasse relazionali e a progettare interventi su misura.


