Kwiatkowska, Hanna

Hanna Kwiatkowska è stata una psicologa e arte-terapeuta polacca naturalizzata statunitense, tra le figure che hanno portato l’art therapy dentro la terapia familiare. Lavorando per molti anni al National Institute of Mental Health (NIMH) negli Stati Uniti, ha sviluppato procedure di valutazione e intervento attraverso il disegno congiunto della famiglia, mostrando come i pattern relazionali emergano con chiarezza quando genitori e figli creano insieme un prodotto artistico. Il suo testo di riferimento, Family Therapy and Evaluation through Art, ha reso insegnabile un metodo che ancora oggi aiuta a vedere confini, alleanze e ruoli senza affidarsi solo al racconto verbale.

Biografia e contesto storico

Formata tra psicologia clinica e arti visive, Kwiatkowska emigra negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra e inizia a lavorare in ambito ospedaliero e di ricerca. Dagli anni Sessanta è attiva al NIMH, dove collabora a programmi su psicosi e funzionamento familiare, in una stagione in cui la terapia familiare muove i primi passi accanto ai lavori di Ackerman, Bowen, Bateson e, poco dopo, Minuchin. In questo clima di sperimentazione metodologica, la sua intuizione è semplice e potente: se la famiglia è un sistema di interazioni, bisogna osservarlo mentre agisce, offrendo compiti condivisi che facciano emergere in modo naturale cooperazione, conflitto, leadership, esclusioni e riparazioni.

Contributi teorici e pratici

Il contributo più noto è la Family Art Evaluation, una cornice in cui l’intero nucleo familiare viene invitato a realizzare insieme un disegno (o una breve sequenza di lavori) su un unico foglio ampio, con materiali semplici. Il focus non è solo sul “prodotto” finale, ma sul processo: chi propone l’idea iniziale, chi prende spazio e chi lo cede, chi coordina o si ritira, come si gestiscono sovrapposizioni e correzioni, come si chiede e si offre aiuto, come si ripara un inciampo. La seduta è video-registrata per permettere analisi dettagliate del turn-taking, dei micro-gesti di cura o di esclusione, della coerenza tra parola e azione.

Dal punto di vista clinico, il disegno congiunto funziona come compito a bassa minaccia che, proprio perché ludico e concreto, mette in luce elementi altrimenti difesi: confini rigidi o sfumati fra sottosistemi (genitori/figli), alleanze stabili, triangolazioni, leadership distribuita o monopolizzata, livelli di autonomia concessa ai bambini. In famiglie segnate da psicosi o rischio evolutivo, Kwiatkowska mostrò che l’osservazione di queste micromosse aiuta a formulare ipotesi di lavoro più precise di quelle basate soltanto su narrazioni individuali.

La procedura ha anche una valenza terapeutica. Oltre alla valutazione iniziale, i compiti artistici vengono “riprogettati” per allenare competenze che la famiglia fatica a mettere in atto: alternanza di ruoli, ascolto reciproco, co-regolazione, richiesta di aiuto, riparazione dopo uno scontro. Il terapeuta modella un linguaggio di descrizione non giudicante (“vedo che papà protegge lo spazio in basso, mentre…”) e guida debriefing brevi che trasformano l’esperienza in consapevolezza e in micro-accordi trasferibili a casa.

Un punto qualificante del metodo è la prudenza interpretativa. Kwiatkowska ha sempre messo in guardia dall’uso del disegno come “test proiettivo” a punteggio fisso: le immagini non dicono la verità psicologica in modo automatico; vanno lette nel loro contesto culturale e relazionale, integrate con colloqui, osservazioni e altre fonti. L’arte fornisce una finestra, non una sentenza.

Impatto e attualità

L’impatto del lavoro di Kwiatkowska è duplice. Da un lato, ha dato all’art therapy un ruolo strutturale nei servizi per l’età evolutiva e nella terapia familiare, offrendo protocolli chiari per assessment e intervento breve. Dall’altro, ha diffuso una cultura di osservazione del processo che ha influenzato anche terapeuti non artisti: molti servizi usano compiti condivisi (non sempre artistici) per “far vedere” la famiglia mentre interagisce, così da progettare interventi più mirati.

Il metodo resta attuale perché trasferibile, economico e particolarmente utile quando la comunicazione verbale è limitata (bambini piccoli, barriere linguistiche, inibizione). Nei contesti di adozione, affido o trauma relazionale, le versioni contemporanee integrano criteri di sicurezza (consenso informato sul trattamento dei materiali, libertà di astenersi dal contatto fisico, titolazione degli stimoli), lavorando per passaggi brevi e ripetibili. La lettura dei prodotti è oggi più sensibile alla diversità culturale e ai temi di genere, evitando stereotipi. Anche in epoca digitale, la logica del compito congiunto si adatta a supporti online (lavagne condivise), pur mantenendo una preferenza per la fisicità dei materiali quando possibile.

 

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