Con iniziativa vs senso di colpa Erik Erikson descrive il compito evolutivo tipico dell’età prescolare, più o meno tra i 3 e i 6 anni. In questa fase il bambino non solo fa da solo, ma comincia a pianificare: inventa giochi, storie, ruoli, propone attività, fa finta che. Il tema centrale diventa: posso usare la mia energia e la mia fantasia per iniziative personali, sentendomi autorizzato e contenuto, oppure ogni spinta viene bloccata o colpevolizzata, generando un senso di colpa che inibisce la spontaneità?
L’iniziativa è la capacità di avviare azioni con uno scopo, di provare a organizzare parte del proprio mondo. Il senso di colpa emerge quando il bambino interiorizza il messaggio che il suo desiderio di agire, esplorare, fare domande, occupare spazio è troppo, sbagliato o dannoso per gli altri.
Definizione e contesto teorico
Nella sequenza di Erikson, questa fase segue l’acquisizione di un minimo di autonomia. Una volta che il bambino ha sperimentato di poter fare alcune cose da solo, passa a chiedersi che cosa vuole fare e come può iniziare qualcosa di proprio. È l’età dei giochi di ruolo, delle domande insistenti, delle fantasie eroiche, dei giochi di potere con i pari e con gli adulti.
Erikson collega questa fase all’emergere di un senso di scopo: non solo competenza tecnica, ma capacità di orientare la propria energia verso obiettivi sentiti come propri. Le reazioni dell’ambiente a queste iniziative, ai perché, alla tendenza a mettersi al centro, contribuiscono alla prevalenza di un sentimento di legittima iniziativa o, al contrario, di colpa e inibizione.
Struttura e meccanismi
Il nucleo di questa fase è il passaggio dal semplice fare al fare intenzionale. Il bambino propone giochi, comanda i pupazzi, organizza scenette con i pari, prova a guidare le interazioni. Il conflitto con gli adulti può ruotare intorno all’invadenza, al rumore, all’esplorazione di temi considerati proibiti o imbarazzanti, come corpo, morte, aggressività, ruoli di genere.
Quando gli adulti riescono a mettere limiti chiari ma non denigranti, a contenere senza spegnere, il bambino può integrare regole e desideri: impara che non tutto è possibile, ma che parte della sua iniziativa trova posto e viene apprezzata. Questo sostiene lo sviluppo di un senso di iniziativa: posso proporre, provare, immaginare, e se sbaglio posso riparare.
Se invece l’ambiente reagisce in modo sistematicamente svalutante o colpevolizzante, è più facile che si strutturi un senso di colpa eccessivo. Il bambino può interiorizzare l’idea che i suoi desideri siano sbagliati in sé, che voler guidare un gioco, fare domande o esplorare sia cattivo o fonte di danno. Ne possono derivare, da un lato, inibizione e timore di mettersi in gioco, dall’altro, in alcune situazioni, un’esuberanza caotica come forma di protesta contro vincoli vissuti come opprimenti.
Varianti e confini concettuali
L’iniziativa non coincide semplicemente con l’essere estroversi o chiacchieroni. Ci sono bambini silenziosi ma molto attivi nella fantasia e nel gioco simbolico, così come bambini molto rumorosi ma poco capaci di portare avanti un progetto. La polarità iniziativa vs senso di colpa riguarda il significato affettivo del mettersi in moto, più che il livello di energia in sé.
È utile distinguere questa fase da un generico bambino capriccioso o bambino leader. Da una parte c’è la necessità adulta di contenere comportamenti pericolosi o irrispettosi; dall’altra, il rischio di colpevolizzare non solo il comportamento, ma la spinta stessa a esplorare e a guidare. Il messaggio implicito sei sbagliato perché vuoi troppo è diverso dal messaggio questo specifico comportamento non va bene qui e ora.
Il concetto si differenzia anche dalle diagnosi di disturbi del controllo degli impulsi o di altre condizioni cliniche. Erikson non propone categorie patologiche, ma descrive orientamenti che possono rendere più facile o più difficile, negli anni successivi, assumere ruoli attivi, proporre idee, tollerare il conflitto tra desiderio e limite.
Applicazioni nella pratica e nella ricerca
Nel lavoro educativo e clinico con bambini in età prescolare, la polarità iniziativa vs senso di colpa è un promemoria sulla funzione dei giochi di ruolo, delle storie inventate, delle marachelle come luoghi in cui si costruisce il senso di poter essere agenti nel mondo. Offrire spazi di gioco simbolico, permettere al bambino talvolta di guidare l’adulto nel gioco, aiuta a nutrire un sano senso di iniziativa.
Nei colloqui con genitori ed educatori, il riferimento a questa fase può aiutare a distinguere tra il legittimo bisogno di mettere regole e il rischio di bloccare in modo eccessivo ogni slancio. Strategie come nominare il desiderio, ti piace comandare il gioco, è bello avere idee, mentre si limita il comportamento, ma adesso tocca anche agli altri decidere, permettono di proteggere il valore dell’iniziativa pur ponendo confini.
La ricerca ha collegato in modo più ampio le esperienze positive di iniziativa in questa età allo sviluppo di autoefficacia, creatività e capacità di leadership in anni successivi, anche se raramente viene misurata direttamente la fase di Erikson. Gli studi sul gioco simbolico, sul problem solving e sull’atteggiamento verso i compiti scolastici precoci dialogano indirettamente con questo tema.
Discussione critica e sviluppi
Il contributo di Erikson, in questa fase, è aver dato dignità psicologica alla spinta del bambino a immaginare, iniziare, mettersi al centro del gioco, mostrandone il valore per la costruzione del senso di scopo. Ha anche evidenziato il rischio di un senso di colpa eccessivo, che porta a ritirarsi o a temere di disturbare semplicemente perché si esiste in modo attivo.
Le critiche principali riguardano, come per le altre fasi, il rischio di trasformare la modello in uno schema rigido: non tutti i bambini attraversano le stesse esperienze agli stessi tempi, e contesti culturali diversi danno significati differenti alla spinta a prendere iniziativa. Gli sviluppi più recenti integrano l’intuizione di Erikson con studi sul gioco, sulla creatività e sulla partecipazione attiva dei bambini nei contesti educativi, sottolineando che il senso di iniziativa si costruisce nel dialogo continuo tra desideri infantili, regole degli adulti e possibilità reali di incidere sul proprio ambiente.


