Identità vs confusione di ruolo(quinta fase dello sviluppo psicosociale di Erikson)

Con identità vs confusione di ruolo Erik Erikson descrive il compito evolutivo tipico dell’adolescenza. In questa fase il tema centrale diventa: chi sono io e che posto posso avere nel mondo? L’adolescente mette in discussione ruoli, valori, appartenenze ricevute, sperimenta modi diversi di essere, confronta se stesso con i pari e con le aspettative degli adulti.

Un esito relativamente favorevole è la costruzione di un senso di identità: un’immagine di abbastanza coerente, pur aperta al cambiamento. La confusione di ruolo emerge quando prevalgono frammentazione, incertezza cronica, difficoltà a impegnarsi in relazioni, studi, progetti, con un senso di instabilità su chi si è e dove si sta andando.

Definizione e contesto teorico

Nella teoria psicosociale di Erikson, identità vs confusione di ruolo è la quinta fase e rappresenta il passaggio dall’infanzia all’età adulta. L’adolescente eredita le competenze e i legami costruiti prima, ma ora è chiamato a riorganizzarli in una sintesi personale: non più solo “figlio”, “studente”, ma soggetto che sceglie orientamenti affettivi, professionali, valoriali.

Erikson sottolinea l’importanza dei contesti sociali, famiglia, scuola, gruppo dei pari, cultura, che offrono modelli, ruoli disponibili, margini più o meno ampi di sperimentazione. Il processo identitario prevede fasi di esplorazione e di provvisorio “moratorium”, in cui il soggetto può provare strade diverse prima di consolidare alcune scelte.

Struttura e meccanismi

Il nucleo della fase è l’intreccio tra continuità e cambiamento. L’adolescente rilegge la propria storia infantile alla luce di nuove capacità cognitive e relazionali, si confronta con il corpo che cambia, con la sessualità, con il bisogno di riconoscimento da parte dei pari. Spesso mette alla prova confini familiari e norme sociali, come modo per verificare la propria autonomia.

Quando l’ambiente consente una certa libertà di esplorazione, tollera l’ambivalenza, offre adulti disponibili al dialogo senza imporre identità precostituite, aumenta la possibilità di costruire un senso di identità: non perfettamente definito, ma abbastanza stabile da permettere impegno in studi, relazioni, attività. In questo contesto, momenti di crisi, dubbi e cambiamenti sono considerati parti del percorso e non segni di fallimento.

Se invece le richieste sono rigide o contraddittorie, le possibilità di esplorazione molto limitate o, al contrario, totalmente prive di guida, è più facile che si sviluppi confusione di ruolo: difficoltà a scegliere, senso di vuoto, oscillazioni estreme tra immagini di sé, dipendenza dal gruppo o da figure idealizzate per definire chi si è. In alcuni casi, il ritiro, il disimpegno o condotte a rischio possono essere tentativi di gestire questa confusione.

Varianti e confini concettuali

Identità, nel senso di Erikson, non è un’immagine rigida e definitiva, ma una trama relativamente coerente di appartenenze, valori e progetti. Non coincide con il ruolo sociale esterno (professionale, di genere, ecc.), anche se questi ruoli vi contribuiscono; riguarda il modo soggettivo in cui il giovane si sente “lo stesso” attraverso cambiamenti e transizioni.

Il concetto si distingue da quello di semplice “crisi adolescenziale”. Non ogni conflitto o cambiamento di gusti indica confusione di ruolo; l’esplorazione è parte necessaria del processo identitario. La confusione diventa problematica quando l’oscillazione non porta a nessuna forma di coerenza, o quando il giovane vive una sensazione persistente di non sapere chi è e di non poter decidere.

Va distinta anche dalle diagnosi di disturbi di personalità o di altre condizioni psicopatologiche. La teoria di Erikson descrive una tensione normale del ciclo di vita; solo in alcuni casi, quando le difficoltà sono molto intense e pervasivamente compromettenti, può essere necessario un inquadramento clinico più specifico.

Applicazioni nella pratica e nella ricerca

Nel lavoro clinico e educativo con adolescenti, la polarità identità vs confusione di ruolo invita a leggere molte problematiche (calo scolastico, cambi repentini di gruppo, sperimentazioni di stili di vita) anche come tentativi di definire chi si è. Spazi di ascolto non giudicante, possibilità di esperienze differenziate, figure adulte credibili ma non intrusive possono sostenere il processo identitario.

In ambito scolastico e orientativo, questo modello richiama l’importanza di percorsi che permettano di esplorare interessi e capacità, senza ridurre l’identità a una sola scelta precoce di studio o lavoro. Le relazioni con i pari, i gruppi giovanili, l’utilizzo dei social media diventano contesti in cui il giovane sperimenta modi di presentarsi e di essere riconosciuto.

La ricerca ha sviluppato, a partire da Erikson, modelli specifici sullo sviluppo dell’identità (ad esempio in ambito vocazionale, di genere, etnico-culturale), indagando il ruolo dell’esplorazione e dell’impegno nelle diverse aree di vita e il loro legame con benessere, resilienza e partecipazione sociale.

Discussione critica e sviluppi

Il contributo di Erikson è aver portato l’adolescenza al centro della riflessione sul ciclo di vita, evidenziando che non è solo una fase di “passaggio difficile”, ma un periodo in cui si riorganizzano in profondità storia, appartenenze e progetti. Ha fornito un linguaggio per pensare alle domande identitarie senza ridurle a sintomi o a semplici ribellioni.

Le critiche riguardano il rischio di applicare il modello in modo uniforme a contesti in cui i tempi e le forme dell’adolescenza sono differenti, ad esempio per condizioni economiche, percorsi migratori, strutture familiari. Gli sviluppi recenti, integrando la prospettiva di Erikson con studi sulla diversità culturale, di genere e sulle trasformazioni del lavoro, sottolineano che i processi identitari sono oggi più prolungati e frammentati, ma restano centrali per comprendere il benessere e il disagio dei giovani.

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