Joe Griffin e Ivan Tyrrell, psicologi e formatori britannici, fondano negli anni Novanta l’approccio Human Givens con l’obiettivo di costruire un linguaggio pratico per la salute mentale. Intorno al progetto nasce un vero ecosistema: corsi di formazione (Human Givens College e Institute), riviste e pubblicazioni divulgative e cliniche. Tra le opere più note, Dreaming Reality: How Dreaming Keeps Us Sane, or Can Drive Us Mad, dove elaborano la loro teoria del sogno e le sue implicazioni terapeutiche. L’iniziativa si sviluppa nel clima di convergenza tra le terapie brevi orientate agli esiti, le forme più pragmatiche della CBT e i modelli psicoeducativi utilizzabili nei servizi pubblici.
Contributi teorici e pratici
Il modello Human Givens parte dall’idea che la salute mentale dipenda dall’equilibrio tra bisogni emotivi e risorse innate. I bisogni fondamentali includono sicurezza, appartenenza, autonomia, intimità, riconoscimento, competenza e senso di significato. Le risorse corrispondono alle capacità naturali dell’essere umano: immaginazione, attenzione consapevole, memoria, empatia, sonno rigenerativo. La clinica si concentra sull’individuare dove questi bisogni restano scoperti e su come riattivare le risorse per colmare i vuoti, attraverso strategie concrete e modifiche dell’ambiente.
La pratica terapeutica integra psicoeducazione, rilassamento guidato, ristrutturazione cognitiva, lavoro sulle relazioni e sulle abitudini quotidiane. L’obiettivo è ridurre la ruminazione mentale, migliorare il sonno e riportare la persona entro un livello stabile di funzionamento, favorendo la ripresa dell’azione e dell’autonomia.
Tra i contributi teorici specifici spicca la Expectation Fulfilment Theory of Dreaming, secondo cui il sogno in fase REM scarica simbolicamente le aspettative emotive non soddisfatte durante la veglia, consentendo al cervello di mantenere l’equilibrio. Quando la preoccupazione o l’allarme interiore diventano eccessivi, il sonno REM aumenta, erodendo la quota di riposo profondo e predisponendo alla depressione. Ne deriva un’attenzione costante all’igiene del sonno e alla regolazione delle preoccupazioni diurne.
Un’altra tecnica centrale è il rewind, usata per ridurre la potenza delle memorie traumatiche e delle fobie. In uno stato di rilassamento profondo, la persona rivede la scena temuta come in un film, avanti e indietro, fino a ridurne l’impatto emotivo. La procedura, adattata e studiata in vari contesti, è considerata sicura quando condotta da professionisti esperti.
Impatto e attualità
Il modello Human Givens ha avuto ampia diffusione nel Regno Unito, sia in contesti clinici sia in programmi psicoeducativi. Strumenti come l’Emotional Needs Audit vengono utilizzati nei servizi per valutare bisogni e risorse, e i percorsi formativi HG hanno formato centinaia di operatori in ambiti di salute mentale, scuola e welfare. I dati raccolti indicano esiti incoraggianti, ma la ricerca indipendente segnala la necessità di studi più controllati e metodologicamente solidi. Lo stesso Human Givens Institute riconosce i limiti dell’evidenza disponibile e promuove la collaborazione con modelli basati su prove più robuste.
Pur con queste cautele, l’approccio offre una cornice accessibile per la valutazione e l’intervento, utile nei contesti a forte richiesta di efficienza e integrazione multidisciplinare. La lettura del disagio come squilibrio tra bisogni e risorse, l’attenzione a sonno e ruminazione e l’uso mirato di tecniche esperienziali fanno dell’Human Givens un modello pratico e aggiornabile, capace di dialogare con le principali linee guida della psicoterapia contemporanea.


