Cohen, Judith A.

Judith A. Cohen è una psichiatra infantile nota per aver co-sviluppato, insieme ad Anthony Mannarino ed Esther Deblinger, la Trauma-Focused Cognitive Behavioral Therapy (TF-CBT), uno degli interventi più studiati ed efficaci per bambini e adolescenti con sintomi post-traumatici. La sua opera ha saldato clinica, ricerca e formazione su larga scala, offrendo ai servizi strumenti concreti per trattare traumi singoli e ripetuti, violenza domestica, abusi, disastri e lutti traumatici.

Biografia e contesto storico

Formata in psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza negli Stati Uniti, Cohen inizia a lavorare in ospedali e servizi territoriali mentre, tra anni Novanta e Duemila, cresce l’attenzione internazionale ai traumi evolutivi. In collaborazione stabile con Mannarino (Pittsburgh) e Deblinger (New Jersey), costruisce un programma clinico-di ricerca che unisce trial controllati, manuali operativi e modelli di implementazione nei sistemi pubblici. La cornice istituzionale è quella che, con la nascita della rete nazionale sul trauma infantile, spinge a trasformare buone pratiche locali in protocolli formativi trasferibili.

Contributi teorici e pratici

Il contributo centrale di Cohen è la messa a punto della TF-CBT, una psicoterapia breve e strutturata che integra esposizione graduale, ristrutturazione cognitiva, training genitoriale e tecniche di regolazione. Al suo interno, le componenti seguono la traccia mnemonica “PRACTICE”: psicoeducazione e competenze genitoriali; rilassamento e regolazione fisiologica; modulazione affettiva; ristrutturazione cognitiva di pensieri disfunzionali; trauma narrative e processamento del ricordo; esposizione in vivo quando indicato; sessioni congiunte genitore-figlio; potenziamento della sicurezza e della crescita futura. La sequenza non è rigida: è un canovaccio che viene calibrato su età, sviluppo e contesto familiare.

Due scelte la distinguono. La prima è il coinvolgimento attivo dei caregiver: non semplici accompagnatori, ma co-protagonisti che imparano a sostenere regolazione, a rispondere in modo non punitivo ai comportamenti legati al trauma e a rielaborare le proprie reazioni. La seconda è l’equilibrio tra tecnica ed etica della sicurezza: la TF-CBT procede per finestre tollerabili di esposizione, costruisce routine di stabilizzazione e tiene la bussola su scuola, sonno, relazioni tra pari, così che i guadagni sintomatici si traducano in funzionamento quotidiano.

Cohen ha inoltre esteso il modello a quadri specifici. Nel lutto traumatico in età evolutiva ha differenziato i compiti della cura (riconoscere la realtà della perdita, separare ricordo e trauma, riattivare legami sicuri e attività significative) e integrato questi obiettivi dentro il protocollo TF-CBT. Per i traumi complessi ha rafforzato le fasi di stabilizzazione e le competenze di regolazione prima del lavoro narrativo, con attenzione a dissociazione, vergogna e sfiducia. In contesti di violenza domestica e protezione minori ha adattato dosi, set e collaborazione con i servizi, mantenendo il principio guida: ogni tecnica va piegata a sicurezza e aderenza.

Un tratto distintivo è la cura per la trasferibilità. Oltre ai manuali per clinici e famiglie, Cohen ha promosso programmi di formazione ibridi (aula + piattaforme online), supervisione a distanza, schede di monitoraggio e indicatori di esito utilizzabili nei servizi. L’obiettivo non è diffondere “marchi”, ma rendere praticabile, in ambulatori spesso sovraccarichi, un trattamento di qualità, con linguaggio semplice e passi chiari per seduta.

Impatto e attualità

L’evidenza accumulata su TF-CBT mostra riduzioni affidabili di sintomi post-traumatici, ansia, depressione e problemi comportamentali in bambini e adolescenti, con benefici che tendono a mantenersi nel follow-up quando la componente genitoriale è ben integrata. Nella pratica dei servizi, il modello ha migliorato accesso (formazioni rapide e standardizzate), aderenza (razionale chiaro, compiti tra le sedute) e outcome (obiettivi osservabili collegati alla vita quotidiana). Le versioni culturalmente adattate, le traduzioni e i progetti in scuole, pediatria e protezione minori testimoniano una capacità rara di coniugare rigore sperimentale e utilità pubblica.

Le critiche e i dibattiti hanno aiutato a precisarne i confini: nei traumi multipli e in condizioni di forte instabilità sociale, la TF-CBT richiede tempi più lunghi di stabilizzazione e interventi di rete; l’esposizione narrativa va dosata con attenzione per evitare drop-out; non è un “one size fits all” e si integra con misure mediche, sociali e scolastiche. La risposta maturata nel filone coheniano è stata operativa: triage accurato, moduli flessibili, collaborazione interprofessionale e valutazione sistematica degli esiti.

Oggi la TF-CBT è uno dei modelli più diffusi a livello internazionale per il trattamento del trauma in età evolutiva. È raccomandata da linee guida come APA, NICE e OMS ed è applicata in oltre trenta Paesi, in programmi pubblici di salute mentale, contesti scolastici e servizi di emergenza. In Italia, la diffusione è in costante crescita: centri clinici, enti di tutela minorile e servizi territoriali la utilizzano in modo strutturato, anche grazie a percorsi di formazione e supervisione promossi da università e associazioni specialistiche.

In questo scenario, il contributo di Judith A. Cohen resta di grande attualità: un modello centrato su sicurezza, competenze e rete — tre pilastri che definiscono la buona pratica nel trauma infantile. La sua opera ha reso possibile una psicoterapia del trauma misurabile, collaborativa e compatibile con i vincoli reali dei servizi. Una clinica che non si limita a ridurre sintomi, ma ricostruisce fiducia, legami e possibilità di crescita.

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