La pragmatica della comunicazione

La pragmatica della comunicazione è un approccio teorico che studia la comunicazione umana non in base alla correttezza formale dei messaggi, ma in relazione ai loro effetti nei contesti interattivi. Il suo interesse principale non è ciò che viene detto in astratto, bensì ciò che accade tra le persone quando comunicano, considerando il comportamento come parte integrante del processo comunicativo.

Sviluppata nell’ambito della cosiddetta Scuola di Palo Alto, la pragmatica della comunicazione rappresenta uno spostamento decisivo rispetto ai modelli trasmissivi della comunicazione. Essa propone una visione sistemica e relazionale, in cui la comunicazione è intesa come un processo continuo, circolare e inevitabile, profondamente intrecciato con la regolazione delle relazioni.

Definizione e contesto teorico

La pragmatica della comunicazione emerge tra gli anni Cinquanta e Sessanta all’interno di un contesto interdisciplinare che vede l’incontro tra antropologia, cibernetica, teoria dei sistemi e psichiatria. I contributi di Gregory Bateson e, successivamente, di Paul Watzlawick e dei suoi collaboratori portano a concepire la comunicazione non come semplice trasmissione di informazioni, ma come un insieme di atti che producono effetti reali nei sistemi relazionali.

Questo approccio nasce anche come critica implicita alle spiegazioni individualistiche della psicopatologia. L’attenzione si sposta dal contenuto dei messaggi ai pattern di interazione, assumendo che il disagio psicologico possa essere compreso solo considerando il contesto comunicativo in cui prende forma.

La pragmatica della comunicazione non si propone come una teoria generale del linguaggio, ma come una cornice concettuale per analizzare la comunicazione così come viene vissuta, agita e subita nelle relazioni quotidiane.

Struttura e meccanismi

Uno dei presupposti fondamentali della pragmatica della comunicazione è che ogni comportamento, in un contesto relazionale, ha valore comunicativo. Non esiste quindi una “non comunicazione”: anche il silenzio, l’assenza o il ritiro producono effetti e vengono interpretati all’interno della relazione.

La comunicazione viene intesa come un processo multilivello, in cui il contenuto esplicito dei messaggi è inseparabile dalla dimensione relazionale. Ogni atto comunicativo definisce implicitamente il tipo di relazione tra i partecipanti, stabilendo posizioni, aspettative e confini. In questo senso, comunicare significa sempre anche negoziare la relazione.

Un altro elemento centrale è la natura circolare delle interazioni. La pragmatica rifiuta spiegazioni lineari di tipo causa-effetto, sostenendo che i comportamenti comunicativi si influenzano reciprocamente in sequenze ricorsive. Ciò che viene percepito come causa da un partecipante può essere vissuto come effetto da un altro, generando incomprensioni stabili e conflitti persistenti.

Varianti e confini concettuali

La pragmatica della comunicazione va distinta sia dalla linguistica strutturale sia dalla pragmatica linguistica in senso stretto. A differenza di questi approcci, essa non si concentra primariamente sulle regole del linguaggio o sugli atti linguistici formali, ma sugli effetti pragmatici della comunicazione nei sistemi relazionali concreti.

È importante anche non confonderla con una teoria normativa della comunicazione efficace. La pragmatica non prescrive come si dovrebbe comunicare, né offre tecniche per migliorare la comunicazione. Il suo obiettivo è descrittivo e interpretativo, non prescrittivo.

In questo senso, la pragmatica della comunicazione non coincide con un modello terapeutico, pur avendo avuto un impatto rilevante sullo sviluppo della clinica sistemica e relazionale.

Applicazioni nella pratica e nella ricerca

In ambito clinico, la pragmatica della comunicazione ha fornito strumenti concettuali fondamentali per leggere i sintomi come parte di sequenze interattive. Il comportamento problematico non viene interpretato esclusivamente come espressione di un conflitto intrapsichico, ma come una risposta, spesso rigida, a un contesto comunicativo specifico.

Questo approccio ha contribuito allo sviluppo di interventi orientati alla modificazione dei pattern di interazione piuttosto che alla correzione del singolo individuo, ponendo la comunicazione al centro del processo di cambiamento.

Al di fuori della clinica, la pragmatica della comunicazione è stata applicata allo studio delle organizzazioni, delle istituzioni e dei contesti educativi, offrendo strumenti per analizzare le dinamiche relazionali implicite che regolano il funzionamento dei sistemi sociali.

Discussione critica e sviluppi

La pragmatica della comunicazione è stata talvolta criticata per la sua tendenza a privilegiare la dimensione relazionale a scapito dei fattori individuali e biologici. Inoltre, la sua natura teorica e descrittiva rende complessa una verifica empirica rigorosa dei suoi assunti.

Nonostante queste critiche, il suo contributo rimane centrale per comprendere la comunicazione come fenomeno complesso, non riducibile a uno scambio di informazioni. La sua eredità è evidente nell’attenzione contemporanea ai contesti, ai processi interattivi e alla natura sistemica del comportamento umano.

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