
Capita spesso di pensare che la nostra visione del mondo sia oggettiva, che i nostri pensieri siano basati sui fatti e che chi la pensa diversamente stia sbagliando. Questo modo di percepire la realtà è ciò che Lee David Ross ha definito realismo ingenuo: l’idea che la propria prospettiva sia neutra, mentre quella degli altri è distorta da pregiudizi o ignoranza. Ross, psicologo sociale e docente a Stanford, ha dedicato la sua carriera a mostrare come i conflitti nascano spesso da questa convinzione implicita — e a esplorare strumenti per superarla.
Biografia e contesto storico
Lee David Ross nacque nel 1942 e ha trascorso gran parte della sua vita accademica alla Stanford University, dove è stato professore emerito fino alla sua scomparsa nel 2021. Collaborò a lungo con figure di spicco della psicologia cognitiva e sociale come Richard Nisbett, Amos Tversky e Daniel Kahneman. La sua formazione lo portò a esplorare l’intersezione tra percezione, credenze e comportamento sociale, sviluppando teorie divenute centrali per la comprensione della cognizione umana in contesto.
Accanto alla sua attività accademica, Ross fu anche cofondatore del Stanford Center on International Conflict and Negotiation, dove mise a frutto le sue ricerche per promuovere la risoluzione di conflitti reali, dai contesti diplomatici a quelli interculturali. Il suo approccio integrava teoria, pratica e un forte impegno etico.
Contributi teorici e pratici
Il suo nome è legato in modo indelebile a due concetti chiave: l’errore fondamentale di attribuzione e il già citato realismo ingenuo. Il primo, sviluppato con Richard Nisbett, descrive la tendenza a spiegare il comportamento altrui in termini di tratti personali, ignorando il contesto. Se qualcuno ci taglia la strada, tendiamo a pensare che sia una persona arrogante, piuttosto che ipotizzare che sia in ritardo per una situazione urgente.
Il realismo ingenuo, invece, affronta il modo in cui percepiamo la nostra visione del mondo come basata su fatti oggettivi. Ross mostrò che questo meccanismo è alla base di molti conflitti politici, religiosi e culturali: ciascuna parte crede di possedere la verità e di essere razionale, mentre vede l’altra come irrazionale o disinformata. Questo porta non solo alla polarizzazione, ma anche all’impossibilità di dialogo.
Attraverso esperimenti eleganti e spesso sorprendenti, Ross dimostrò quanto le convinzioni possano essere resistenti al cambiamento, anche di fronte a prove contrarie. Ad esempio, le persone che leggono lo stesso articolo con convinzioni opposte tendono a interpretarlo in modo tale da rafforzare le proprie opinioni. Questo fenomeno, detto bias di conferma motivato, è oggi riconosciuto come un pilastro della psicologia del pensiero.
Ross contribuì anche alla psicologia applicata alla risoluzione dei conflitti, proponendo approcci per facilitare la comprensione reciproca in contesti di tensione. Il suo lavoro ebbe impatto non solo in ambito accademico, ma anche nella formazione di mediatori, negoziatori e insegnanti.
Impatto e attualità
Lee David Ross ha lasciato un’eredità profonda nella psicologia sociale e oltre. I suoi concetti sono oggi utilizzati per comprendere fenomeni attuali come la polarizzazione politica, la disinformazione online, la radicalizzazione e l’intolleranza culturale. In tempi di crisi globale e di opinioni sempre più divise, il suo lavoro rappresenta una risorsa preziosa per chi cerca di promuovere il dialogo e la comprensione.
Le sue idee sono particolarmente rilevanti nei contesti educativi, nella comunicazione pubblica e nella costruzione di tecnologie sensibili alla diversità cognitiva. Anche nel campo dell’intelligenza artificiale, il realismo ingenuo offre una chiave interpretativa importante: mostra i limiti di una visione neutra e oggettiva del mondo, sottolineando l’importanza di considerare i modelli mentali impliciti con cui interagiamo.
In sintesi, Ross ci ha mostrato che il mondo che vediamo non è semplicemente “lì fuori”, ma è costruito attivamente dalle nostre aspettative, dalle nostre credenze e dal nostro modo di essere nel mondo. Un invito, ancora oggi valido, a coltivare il dubbio e ad aprirsi alla complessità dell’altro.


