Linehan, Marsha

Marsha Linehan è una psicologa statunitense nota per aver sviluppato la Dialectical Behavior Therapy (DBT), uno degli approcci terapeutici più utilizzati per il trattamento del disturbo borderline di personalità. Con il suo lavoro ha unito tecniche cognitivo-comportamentali, principi della mindfulness e una filosofia dialettica, dando vita a un modello innovativo che ha cambiato il modo di affrontare la sofferenza psicologica grave.

Biografia e contesto storico

Nata a Tulsa, Oklahoma, nel 1943, Marsha Linehan intraprese gli studi in psicologia in un periodo in cui le terapie comportamentali e cognitive stavano emergendo come alternative alla psicoanalisi dominante. Dopo la laurea, ottenne un dottorato in psicologia sociale e sperimentale presso la Loyola University di Chicago e completò il tirocinio clinico presso il prestigioso Stony Brook University Hospital. In seguito divenne docente all’Università di Washington, dove avrebbe trascorso gran parte della sua carriera accademica.

Il contesto in cui maturò il suo pensiero era quello degli anni Settanta e Ottanta, in cui la terapia cognitivo-comportamentale stava conoscendo una rapida diffusione, ma mostrava limiti significativi nel trattamento di pazienti con disturbi complessi e cronici. Linehan stessa, nella sua autobiografia, racconta di aver vissuto in prima persona esperienze di sofferenza psicologica grave, che la portarono a sviluppare una sensibilità particolare verso il tema del suicidio e dell’autolesionismo.

Contributi teorici e pratici

Il contributo centrale di Marsha Linehan è lo sviluppo della Dialectical Behavior Therapy (DBT). Questo approccio nasce come adattamento della terapia cognitivo-comportamentale per pazienti con disturbo borderline di personalità, caratterizzati da intensa instabilità emotiva, comportamenti impulsivi e frequenti tentativi di suicidio. La DBT integra tecniche di cambiamento tipiche della CBT con strategie di accettazione e validazione ispirate alla mindfulness e al pensiero dialettico.

La filosofia dialettica rappresenta il cuore del modello: la vita e la terapia sono viste come processi dinamici che richiedono di tenere insieme opposti apparentemente inconciliabili, come accettazione e cambiamento, vulnerabilità e forza, libertà e responsabilità. Il terapeuta non cerca di eliminare le contraddizioni, ma di accompagnare il paziente a muoversi dentro di esse.

La DBT è strutturata in diversi moduli di abilità: mindfulness (consapevolezza del presente), regolazione emotiva, tolleranza della sofferenza e efficacia interpersonale. Questi moduli vengono insegnati attraverso sessioni individuali, training di gruppo e coaching telefonico, con l’obiettivo di fornire strumenti pratici per gestire emozioni intense e relazioni difficili.

Uno degli elementi innovativi della DBT è la validazione: il terapeuta riconosce la realtà soggettiva del paziente senza giudizio, creando un’alleanza basata sulla fiducia. Questa prospettiva si distaccava dal modello più direttivo della CBT tradizionale e offriva ai pazienti con storie di invalidazione cronica un contesto terapeutico di accoglienza.

Linehan pubblicò nel 1993 il manuale Cognitive-Behavioral Treatment of Borderline Personality Disorder, seguito da altri volumi di approfondimento. Da allora la DBT è stata applicata anche ad altri disturbi, come le dipendenze, i disturbi alimentari e la depressione resistente.

Impatto e attualità

La DBT si è diffusa rapidamente a livello internazionale, diventando uno degli approcci più studiati e convalidati empiricamente per il disturbo borderline di personalità. Numerosi studi clinici ne hanno dimostrato l’efficacia nella riduzione dei comportamenti suicidari, nell’aumento della stabilità emotiva e nel miglioramento delle relazioni interpersonali.

Il lavoro di Linehan ha avuto un impatto anche sul modo di concepire la psicoterapia. Ha portato al centro del dibattito il tema dell’accettazione, anticipando la diffusione di approcci successivi come l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT). Ha inoltre contribuito a valorizzare la mindfulness come strumento clinico, ben prima che diventasse una pratica diffusa.

Un aspetto particolarmente significativo della sua biografia è la testimonianza personale: Linehan ha rivelato di aver sofferto in gioventù di disturbi psichiatrici gravi e di aver avuto esperienze di ricovero. Questa rivelazione ha rafforzato il messaggio di speranza insito nella DBT, mostrando che il cambiamento è possibile anche nelle situazioni più difficili.

L’attualità della DBT si coglie nella sua flessibilità. Oggi esistono adattamenti per adolescenti, per famiglie, per persone con depressione cronica o con disturbi legati alla disregolazione emotiva. La diffusione in Italia è in crescita: numerosi centri di psicoterapia hanno introdotto programmi di DBT, e i manuali di Linehan sono tradotti e utilizzati in formazione.

Le critiche non mancano: alcuni sottolineano la complessità del modello, che richiede un addestramento lungo e costoso, e la difficoltà di implementazione nei servizi pubblici con risorse limitate. Tuttavia, la forza del modello sta proprio nella sua struttura chiara e replicabile, che consente di mantenere coerenza e fedeltà negli interventi.

 

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