
William H. Masters è stato un medico e sessuologo statunitense, noto per le sue ricerche pionieristiche sulla sessualità umana condotte insieme a Virginia Johnson. Con le sue indagini di laboratorio ha contribuito a superare tabù secolari, portando la sessualità al centro della ricerca scientifica e gettando le basi della sessuologia moderna.
Biografia e contesto storico
Nato a Cleveland, Ohio, nel 1915, Masters studiò medicina presso la Washington University di St. Louis, specializzandosi in ginecologia. La sua formazione clinica lo portò a interessarsi alla fisiologia della sessualità, un campo allora poco esplorato e avvolto da forti pregiudizi morali. Nel 1954 incontrò Virginia Johnson, che divenne sua collaboratrice e, successivamente, sua moglie. Insieme costituirono una delle coppie scientifiche più celebri del Novecento.
Il contesto storico in cui operarono era quello dell’America conservatrice degli anni Cinquanta e Sessanta, segnata da forti restrizioni culturali sulla sessualità. Parlare di piacere, orgasmo o rapporti prematrimoniali era considerato sconveniente. In questo clima, la decisione di osservare e misurare la risposta sessuale in laboratorio rappresentò una sfida radicale all’ipocrisia sociale e scientifica dell’epoca.
Nel 1964 Masters e Johnson fondarono il Reproductive Biology Research Foundation, poi rinominato Masters & Johnson Institute, che divenne un centro di riferimento internazionale per lo studio della sessualità e la terapia delle disfunzioni sessuali.
Contributi teorici e pratici
Il contributo più noto di Masters riguarda l’identificazione delle fasi della risposta sessuale umana. Attraverso osservazioni di laboratorio condotte con centinaia di volontari, uomini e donne, descrisse un ciclo in quattro fasi: eccitazione, plateau, orgasmo e risoluzione. Questa descrizione dettagliata e basata su dati fisiologici costituì un punto di svolta, offrendo alla sessuologia una base scientifica che mancava.
Le ricerche culminarono nella pubblicazione di Human Sexual Response (1966) e Human Sexual Inadequacy (1970). I volumi divennero best seller e aprirono la strada a una nuova era di studi sulla sessualità, dimostrando che fenomeni fino ad allora trattati come tabù potevano essere indagati con metodo scientifico.
Un altro contributo fondamentale fu lo sviluppo della terapia sessuale. Masters e Johnson proposero un modello terapeutico breve, centrato sulla coppia, che combinava psicoeducazione, esercizi pratici e tecniche comportamentali. Introdussero il concetto di “sensate focus”, una serie di esercizi progressivi in cui i partner si concentravano sul contatto corporeo senza obiettivo orgasmico immediato, riducendo ansia e prestazioni. Questa metodologia è ancora oggi alla base della terapia sessuale contemporanea.
I due studiosi affrontarono temi come l’anorgasmia femminile, l’eiaculazione precoce, la disfunzione erettile, offrendo soluzioni concrete e trattamenti che si distaccavano dalle visioni patologizzanti del passato. Per la prima volta, la sessualità veniva studiata non solo come funzione riproduttiva, ma come dimensione vitale della salute psicofisica.
Il lavoro di Masters non fu esente da critiche. Alcuni accusarono i suoi metodi di essere invasivi e poco rispettosi della privacy dei partecipanti. Inoltre, la sua impostazione inizialmente molto biologica venne giudicata riduttiva, perché trascurava gli aspetti emotivi e relazionali della sessualità. Tuttavia, nel tempo, l’integrazione con elementi psicologici e relazionali rese il modello più completo.
Impatto e attualità
William Masters e Virginia Johnson contribuirono a cambiare il modo in cui la società occidentale percepiva la sessualità, rompendo stereotipi e silenzi. I loro studi furono anche una fonte di legittimazione per i movimenti femministi, che trovarono conferme scientifiche sulla capacità orgasmica femminile e sulla pari dignità del piacere sessuale.
Sul piano clinico, il modello di terapia sessuale ha influenzato generazioni di psicologi, psichiatri e sessuologi. In Italia, molti centri di terapia sessuale hanno adottato tecniche derivate da Masters e Johnson, integrandole con approcci cognitivi, sistemici e psicodinamici. La loro influenza si coglie ancora oggi nei manuali di sessuologia e nelle linee guida terapeutiche.
Un elemento che suscitò particolare attenzione fu la loro decisione di includere nel campione donne e uomini di diverse età e orientamenti, in un’epoca in cui l’omosessualità era ancora stigmatizzata. Pur con limiti metodologici, questa apertura rappresentò un passo verso una maggiore inclusività nello studio della sessualità.
Negli ultimi anni, alcune voci critiche hanno riletto il loro lavoro alla luce delle trasformazioni culturali: il rischio di ridurre la sessualità a parametri di performance, la scarsa attenzione iniziale al contesto culturale e affettivo, e le difficoltà etiche delle osservazioni di laboratorio. Tuttavia, il contributo rimane imprescindibile: senza le loro ricerche, la sessuologia non avrebbe conquistato lo statuto scientifico di cui gode oggi.


