Nel pensiero di Gordon W. Allport, il tema della motivazione occupa una posizione centrale ed è strettamente legato alla sua concezione disposizionale della personalità. Allport propone una distinzione tra motivazione intrinseca ed estrinseca che non ha solo valore descrittivo, ma riflette una più ampia visione dell’individuo come soggetto attivo, orientato al significato e allo sviluppo.
Questa distinzione si colloca in una prospettiva critica rispetto ai modelli riduzionistici della motivazione, che tendevano a spiegare il comportamento adulto come semplice derivazione di bisogni biologici o di rinforzi esterni.
Definizione e contesto teorico
Per Allport, la motivazione estrinseca è legata a scopi strumentali: il comportamento è messo in atto come mezzo per ottenere qualcosa di diverso dall’attività stessa, come una ricompensa, l’approvazione sociale o l’evitamento di una punizione. Questo tipo di motivazione è spesso presente nelle prime fasi dello sviluppo e in molte attività quotidiane.
La motivazione intrinseca, invece, si riferisce a comportamenti che trovano il proprio significato nell’attività stessa. L’azione è sostenuta dall’interesse, dal coinvolgimento personale e dal valore che l’individuo attribuisce a ciò che fa, indipendentemente da ricompense esterne.
Questa distinzione si inserisce nel più ampio tentativo di Allport di superare spiegazioni puramente meccanicistiche del comportamento umano.
Struttura e meccanismi
Un elemento chiave del modello allportiano è il principio di autonomia funzionale dei motivi. Secondo questo principio, molte motivazioni che inizialmente possono avere una funzione estrinseca diventano, nel tempo, autonome e intrinseche. Ciò che in origine era un mezzo per raggiungere uno scopo esterno può trasformarsi in un fine in sé.
Questo processo consente di spiegare come interessi, valori e impegni personali si consolidino nel corso della vita adulta, senza dover essere ricondotti a impulsi originari o a rinforzi passati. La motivazione intrinseca rappresenta quindi una forma evoluta di organizzazione motivazionale, coerente con una personalità matura.
In questa prospettiva, la motivazione non è semplicemente una spinta energetica, ma una componente strutturante della personalità.
Varianti e confini concettuali
La distinzione proposta da Allport va tenuta distinta da formulazioni successive della motivazione intrinseca ed estrinseca, sviluppate in ambito cognitivo e motivazionale. Nel suo modello, la differenza non è formulata in termini sperimentali o quantitativi, ma come parte di una visione teorica della persona.
È inoltre importante non interpretare la motivazione estrinseca come necessariamente immatura o patologica. Allport riconosce che entrambe le forme di motivazione possono coesistere e svolgere funzioni adattive, a seconda dei contesti e delle fasi di vita.
Applicazioni nella pratica e nella ricerca
Il contributo di Allport ha influenzato riflessioni successive sul ruolo del significato, dei valori e dell’interesse personale nella regolazione del comportamento. In ambito clinico e educativo, la sua distinzione ha sostenuto una visione della motivazione come processo legato allo sviluppo dell’identità e dell’autonomia.
Più che come modello operativo, la distinzione tra motivazione intrinseca ed estrinseca in Allport viene utilizzata come cornice concettuale per comprendere il passaggio da forme di regolazione esterna a forme di impegno personale più integrate.
Nel pensiero allportiano, la motivazione intrinseca rappresenta uno degli indicatori di una personalità matura e integrata. Essa riflette la capacità dell’individuo di orientare il proprio comportamento sulla base di valori interiorizzati e significati personali, piuttosto che di pressioni esterne o bisogni immediati.


