Mutismo selettivo
Definizione e natura del disturbo
Il mutismo selettivo è un disturbo d’ansia che si manifesta soprattutto nell’infanzia e consiste nell’incapacità persistente di parlare in determinati contesti sociali, pur essendo in grado di comunicare senza difficoltà in ambienti percepiti come sicuri. Non è un deficit del linguaggio o dell’intelligenza, ma un blocco legato all’ansia. Dall’esterno, il bambino può apparire ostinato o disinteressato, mentre in realtà vive una forma di paralisi comunicativa che gli impedisce di esprimersi.
Quando è fisiologico e quando diventa clinico
Molti bambini attraversano periodi di reticenza o imbarazzo a parlare in ambienti nuovi. Questo fa parte dello sviluppo normale e tende a risolversi spontaneamente. Nel mutismo selettivo, invece, il silenzio persiste per almeno un mese, interferisce con la vita scolastica e sociale e non è spiegabile da ritardi linguistici o cognitivi. L’esordio avviene in genere tra i 3 e i 6 anni, con la comparsa di sintomi quando il bambino deve affrontare richieste di interazione fuori dall’ambito familiare.
Manifestazioni quotidiane e impatto personale
Il mutismo selettivo si manifesta nella vita quotidiana con un silenzio costante in determinati contesti, soprattutto a scuola, mentre a casa o con persone familiari il bambino parla normalmente. Spesso evita il contatto visivo, resta rigido e comunica solo con gesti o cenni. Questo comportamento compromette la partecipazione scolastica, ostacola l’apprendimento e può portare a incomprensioni con i coetanei. Nel tempo, il rischio è di sviluppare isolamento sociale, riduzione dell’autostima e difficoltà emotive. Anche i genitori vivono spesso frustrazione e senso di impotenza, specie quando la scuola fatica a comprendere la natura del problema.
Cause e fattori di rischio
Le origini del mutismo selettivo sono multifattoriali. Predisposizione all’ansia, tratti temperamentali come l’inibizione comportamentale e la presenza di disturbi ansiosi nei familiari aumentano la vulnerabilità. Le esperienze precoci hanno un ruolo importante: ambienti molto esigenti, episodi di umiliazione o vissuti di rifiuto possono consolidare il silenzio. In alcuni casi il fenomeno si intreccia con il bilinguismo o con la necessità di esprimersi in una lingua diversa da quella parlata in casa: queste situazioni possono provocare forme di silenzio temporaneo, che però vanno distinte dal disturbo vero e proprio.
Diagnosi e trattamenti
La diagnosi richiede una valutazione clinica approfondita per escludere disturbi dello spettro autistico, deficit uditivi o ritardi del linguaggio. Secondo i criteri DSM-5, il mutismo selettivo è diagnosticabile quando il silenzio è persistente, circoscritto a contesti specifici e interferisce con il funzionamento sociale o scolastico. La raccolta di informazioni da famiglia e insegnanti è fondamentale per ricostruire il quadro evolutivo e distinguere il disturbo da fenomeni transitori.
Il trattamento si basa su un approccio multimodale. Gli interventi psicoterapici, in particolare quelli cognitivo-comportamentali adattati all’infanzia, aiutano a ridurre l’ansia e a favorire un’esposizione graduale alle situazioni temute. Fondamentale è la collaborazione di scuola e famiglia, che devono creare un clima accogliente senza pressioni indebite. Nei casi più complessi si possono associare logopedia o supporto farmacologico mirato, sempre con cautela. L’obiettivo non è costringere il bambino a parlare, ma ridurre l’ansia che impedisce la comunicazione, restituendogli fiducia e sicurezza. Con un riconoscimento precoce e un supporto adeguato, la prognosi è in genere positiva, anche se il percorso può richiedere tempi lunghi.


