
Nossrat Peseschkian è stato uno psichiatra e psicoterapeuta iraniano-tedesco, fondatore della Psicoterapia Positiva, un approccio transculturale che integra risorse personali, narrazioni e valori culturali nella comprensione dei disturbi e nei percorsi di cura. La sua opera ha unito formazione medica, esperienza clinica e radici multiculturali, dando vita a un modello capace di coniugare tradizione e innovazione. Il suo pensiero è tuttora diffuso in numerosi paesi e rappresenta un ponte tra psicoterapia, educazione e dialogo interculturale.
Biografia e Contesto Storico
Nato a Kashan, in Iran, nel 1933, Peseschkian si trasferì in Germania, dove completò gli studi di medicina e si specializzò in psichiatria e psicoterapia. Lavorò a lungo come clinico, formatore e docente, promuovendo un approccio che rispecchiava la sua identità transculturale e la sua appartenenza alla fede bahá’í, con un forte orientamento al dialogo tra culture. Negli anni Sessanta e Settanta, mentre la psicoterapia occidentale era dominata da modelli psicoanalitici e comportamentali, egli propose un metodo che valorizzava le risorse del paziente, in contrasto con visioni centrate solo sul deficit.
Fondò la Società Internazionale di Psicoterapia Positiva, che contribuì alla diffusione delle sue idee in oltre 30 paesi, creando una rete di centri e scuole di formazione. Il suo lavoro si sviluppò in un’epoca segnata da grandi cambiamenti sociali e migrazioni, contesto che rese particolarmente attuale la sua prospettiva interculturale.
Contributi Teorici e Pratici
La Psicoterapia Positiva di Peseschkian si fonda su alcuni principi chiave. In primo luogo, l’attenzione alle risorse: ogni sintomo è considerato non solo un segnale di difficoltà, ma anche un’indicazione di capacità e valori che, se riorientati, possono diventare parte della soluzione. Questa prospettiva si oppone a visioni patologizzanti e invita a riconoscere le potenzialità insite nei problemi.
Un secondo elemento è l’approccio transculturale. Peseschkian sottolineava come atteggiamenti e comportamenti abbiano significati diversi in culture diverse, e come la psicoterapia debba tenerne conto per essere efficace. Utilizzava spesso storie, parabole e metafore provenienti da diverse tradizioni per illustrare concetti psicologici e facilitare la comprensione nei pazienti, anticipando pratiche narrative oggi ampiamente diffuse.
Dal punto di vista metodologico, la Psicoterapia Positiva è centrata sui conflitti e sui compiti della vita, che vengono riformulati in chiave di apprendimento. Il terapeuta accompagna la persona nell’esplorazione dei significati, favorendo il passaggio da una visione problematica a una prospettiva di crescita. In questo senso, l’approccio è psicodinamico, ma arricchito da elementi umanistici e sistemici.
Peseschkian elaborò anche una struttura a cinque fasi per i percorsi terapeutici: osservazione, inventario delle capacità, incoraggiamento, sviluppo di obiettivi e ampliamento delle prospettive. Questa cornice pratica ha reso il metodo accessibile e applicabile in contesti clinici, educativi e comunitari.
Impatto e Attualità
L’impatto del lavoro di Peseschkian è stato ampio, soprattutto per la capacità di connettere psicoterapia e interculturalità. In un’epoca di globalizzazione e migrazioni, la sua attenzione ai valori culturali e all’uso di narrazioni provenienti da diverse tradizioni appare ancora più rilevante. La Psicoterapia Positiva è oggi praticata e insegnata in numerosi paesi, con programmi di formazione riconosciuti a livello internazionale.
Le sue intuizioni dialogano con quelle di altri autori: con Carl Rogers condivide l’enfasi sulle risorse e sulla crescita personale; con Michael White l’uso delle narrazioni; con la psicologia positiva di Martin Seligman la valorizzazione di punti di forza e virtù; con la psicoterapia transculturale contemporanea la sensibilità al contesto culturale.
L’attualità della Psicoterapia Positiva risiede nella sua capacità di offrire strumenti flessibili e inclusivi. In ambito clinico, sostiene un approccio che valorizza resilienza e risorse. In ambito educativo e comunitario, favorisce il dialogo interculturale e la costruzione di ponti tra tradizioni diverse. Anche nella pratica quotidiana dei terapeuti, il suo metodo rappresenta un invito a considerare i problemi come opportunità di apprendimento e trasformazione.


