Nisbett, Richard E.

Crediamo spesso di sapere perché pensiamo quello che pensiamo, perché agiamo in un certo modo o perché scegliamo una cosa invece di un’altra. Eppure, gran parte delle nostre decisioni, inferenze e giudizi si muove sotto la soglia della consapevolezza. Richard E. Nisbett, psicologo sociale e cognitivo americano, ha dedicato la sua carriera a esplorare questi meccanismi nascosti del pensiero quotidiano. Le sue ricerche ci invitano a guardare in modo nuovo alle nostre convinzioni, ai pregiudizi impliciti e all’influenza invisibile della cultura sul modo in cui ragioniamo.

Biografia e contesto storico

Nato nel 1941 a Littlefield, Texas, Richard E. Nisbett si è formato alla Columbia University e ha conseguito il dottorato a Yale, sotto la guida di Carl Hovland. Ha insegnato per molti anni presso l’Università del Michigan, dove ha lavorato a stretto contatto con altri nomi rilevanti della psicologia sociale e cognitiva. Il suo approccio si colloca nel solco degli studi avviati da Tversky e Kahneman sull’irrazionalità sistematica, ma si distingue per l’attenzione alla dimensione culturale e contestuale del pensiero.

In un periodo in cui la psicologia si concentrava sulle strutture cognitive universali, Nisbett ha portato alla luce le profonde differenze culturali nei processi di pensiero, sostenendo che la mente non è un modulo standard, ma una funzione modellata dall’ambiente, dalle relazioni e dalla storia.

Contributi teorici e pratici

Uno dei suoi contributi fondamentali riguarda la teoria dell’inferenza attribuzionale: Nisbett dimostrò che le persone tendono a sottovalutare il contesto e a sovrastimare i tratti personali nel giudicare il comportamento altrui, un fenomeno noto come errore fondamentale di attribuzione. Attraverso una serie di esperimenti, mise in evidenza come anche osservatori esperti siano soggetti a questo bias, suggerendo che la razionalità umana è molto più fragile di quanto ritenuto.

Con Lee Ross sviluppò il concetto di bias dell’attore-osservatore, secondo cui attribuiamo le nostre azioni al contesto, ma giudichiamo quelle degli altri come riflesso della loro personalità. Questo tipo di errori sistematici è al centro della sua riflessione sul pensiero quotidiano, documentata nel libro Human Inference (con Ross), una pietra miliare della psicologia cognitiva applicata.

Nisbett è noto anche per aver esplorato le differenze culturali nei processi cognitivi. Nel saggio The Geography of Thought ha proposto che i popoli dell’Asia orientale tendano a un pensiero olistico e contestuale, mentre quelli occidentali privilegino un pensiero analitico e individualista. Questa teoria ha trovato conferme sperimentali in numerose ricerche su percezione, attenzione, categorizzazione e logica deduttiva, aprendo un nuovo campo di studi noto come psicologia culturale comparata.

Tra gli altri contributi rilevanti vi sono i lavori sull’intelligenza e sull’educazione, sintetizzati nel volume Intelligence and How to Get It, dove Nisbett propone che l’intelligenza non sia solo un dato genetico, ma anche un prodotto dell’ambiente, delle opportunità e delle strategie cognitive apprese. Ha inoltre offerto strumenti pratici per migliorare il pensiero critico nel libro Mindware, rivolto a un pubblico ampio e non specialistico.

Impatto e attualità

Il pensiero di Richard Nisbett ha influenzato profondamente la psicologia sociale, la psicologia dell’educazione, la psicologia interculturale e anche alcune riflessioni filosofiche sulla mente. I suoi studi vengono oggi utilizzati per progettare interventi di debiasing, per formare educatori e per comprendere meglio le dinamiche del pregiudizio implicito e delle diseguaglianze cognitive.

In un’epoca segnata dalla disinformazione, dalla polarizzazione e dalla complessità decisionale, il lavoro di Nisbett si rivela quanto mai attuale: ci offre strumenti per analizzare criticamente i nostri automatismi mentali e per comprendere meglio gli altri, soprattutto quando appartengono a culture o contesti diversi dal nostro.

Le sue ricerche continuano a essere un punto di riferimento per la psicologia contemporanea, ma anche per le scienze cognitive, le scienze sociali e persino l’etica pubblica. Attraverso una visione empirica ma profondamente umana della razionalità, Nisbett ci ricorda che pensare bene non è solo un’abilità, ma un compito collettivo.

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