Gilligan, Stephen

Stephen Gilligan è uno psicoterapeuta statunitense formatosi alla scuola ericksoniana. Ha sviluppato un modello personale che integra ipnosi, corpo e relazione, prima con la Self-Relations Psychotherapy e successivamente con il paradigma del Generative Change. L’ipotesi di base è che i sintomi rappresentino risorse interrotte o bloccate e che, in un contesto relazionale sicuro, possano riorganizzarsi in forme di vita più coerenti e funzionali.

Biografia e contesto

Allievo diretto di Milton H. Erickson, Gilligan si forma tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, in un periodo in cui la psicoterapia si apre all’integrazione tra ipnosi, modelli sistemici, approcci cognitivi e prospettive corporee. Nei primi lavori, poi raccolti in Therapeutic Trances, definisce l’ipnosi come un processo cooperativo di immaginazione e consapevolezza condivisa, piuttosto che come tecnica direttiva. Negli anni Novanta elabora la Self-Relations Psychotherapy, presentata in The Courage to Love, che unisce dimensione somatica, relazione terapeutica e un’etica della presenza compassionevole verso le proprie parti interne. Dal 2000 in avanti, in collaborazione con Robert Dilts, sviluppa il Generative Change, un insieme di pratiche applicabili in ambito clinico, educativo e organizzativo.

Contributi teorici e clinici

Nella prospettiva di Gilligan, la trance non è uno stato straordinario ma una forma naturale di attenzione concentrata e di immaginazione incarnata. Il terapeuta favorisce questo processo attraverso un linguaggio permissivo, l’uso di metafore e la centratura corporea, così da facilitare la comparsa di nuove connessioni tra emozioni, pensieri e azioni. La relazione terapeutica è vista come uno spazio condiviso di co-creazione, in cui le risorse implicite del paziente possono emergere e organizzarsi in modo più integrato.

La Self-Relations Psychotherapy propone una lettura della sofferenza come interruzione del dialogo interno. Il lavoro clinico si orienta a ristabilire una relazione più ampia e gentile con le proprie parti difensive, attraverso pratiche di centratura, consapevolezza corporea e azioni di trasformazione concreta. Il cambiamento non è definito come eliminazione del sintomo, ma come riorganizzazione del modo di rapportarsi alla propria esperienza.

Con il Generative Change, Gilligan amplia il campo d’intervento a processi di crescita personale e professionale. Il modello include tre dimensioni: corpo, linguaggio e relazione. Il lavoro si articola in fasi che vanno dalla definizione di un’intenzione significativa all’attivazione di stati di presenza e creatività, fino alla traduzione delle nuove esperienze in comportamenti osservabili. L’attenzione al corpo, al ritmo e alla qualità della connessione diventa parte integrante del processo di cambiamento.

Impatto e attualità

Il modello di Gilligan ha influenzato diversi ambiti della psicoterapia contemporanea, in particolare le pratiche di ipnosi clinica, le terapie centrate sul corpo e gli approcci orientati alla regolazione emotiva. Senza configurarsi come un protocollo manualizzato, offre strumenti utili per lavorare con traumi, polarizzazioni interne e stati di attivazione fisiologica. In contesti educativi e organizzativi le pratiche del Generative Change sono utilizzate per favorire consapevolezza, resilienza e creatività nei processi di apprendimento e leadership.

La letteratura empirica sul modello rimane più limitata rispetto ad altri orientamenti consolidati, ma la sua diffusione internazionale testimonia un interesse crescente per un modo di fare terapia che unisce linguaggio, corpo e relazione. L’approccio di Gilligan si colloca oggi tra le prospettive che cercano di integrare tecniche esperienziali, basi neuroscientifiche e attenzione etica al processo di cambiamento.

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