Il controtransfert è un concetto chiave della psicoanalisi. Indica le reazioni emotive, consce e inconsce, che il terapeuta sviluppa nei confronti del paziente. Nato come fenomeno da controllare per preservare la neutralità analitica, è stato in seguito reinterpretato come strumento di conoscenza e di comprensione della relazione terapeutica.

Definizione e contesto teorico

Sigmund Freud introdusse il termine controtransfert per descrivere l’insieme delle risposte inconsce del terapeuta suscitate dal transfert del paziente. Inizialmente lo considerò un rischio: le emozioni del terapeuta potevano interferire con l’oggettività del lavoro analitico. L’obiettivo era quindi controllarle, mantenendo una posizione neutrale e distaccata.

Negli anni successivi la prospettiva cambiò. Sándor Ferenczi valorizzò la partecipazione emotiva dell’analista, Paula Heimann sostenne che il controtransfert potesse essere una via di accesso alla vita psichica del paziente, e D.W. Winnicott ne riconobbe la funzione relazionale e trasformativa. Il concetto passò così da “disturbo della tecnica” a “strumento di lavoro”, aprendo la strada a una visione più interattiva della cura.

Struttura e meccanismi

Il controtransfert comprende sia emozioni consapevoli – come simpatia, irritazione o tenerezza – sia movimenti inconsci, più sottili, che emergono nel corso della relazione terapeutica. Si distingue tra controtransfert personale, radicato nella storia e nelle vulnerabilità del terapeuta, e controtransfert oggettivo, indotto dal materiale del paziente e dal suo transfert. Questa distinzione aiuta a capire se le reazioni del terapeuta provengano da risonanze proprie o siano generate dal campo analitico condiviso.

I principali meccanismi implicati includono l’identificazione proiettiva – tramite cui il paziente può “indurre” nel terapeuta vissuti difficili da contenere – e la risonanza affettiva, che consente al terapeuta di percepire in aspetti non verbalizzati del mondo interno del paziente. In questa prospettiva, il controtransfert non è un errore, ma un segnale utile per orientare l’ascolto e l’interpretazione.

Varianti e confini concettuali

Il controtransfert si differenzia da concetti vicini ma non equivalenti. Non coincide con l’empatia, che implica comprensione mantenendo una distanza emotiva, né con la risonanza, che può essere anche pre-analitica e non intenzionale. È inoltre distinto dall’alleanza terapeutica, che riguarda la collaborazione consapevole tra paziente e terapeuta. Il controtransfert opera invece su un piano prevalentemente inconscio, dove emozione e conoscenza si intrecciano.

Dal concetto alla pratica clinica

Nella psicologia clinica e nella psicoterapia psicoanalitica, il controtransfert rappresenta oggi un importante strumento di lavoro. Le emozioni che il terapeuta prova nel corso delle sedute – ansia, rifiuto, compassione o stanchezza – possono offrire indizi preziosi sulle dinamiche del paziente e sul modo in cui questi si relaziona. Analizzare e comprendere tali reazioni consente di trasformarle da risposta personale a materiale clinico utile.

Perché il controtransfert sia efficace come strumento terapeutico, è necessaria una solida formazione personale e un costante lavoro di supervisione. Solo distinguendo ciò che appartiene alla propria storia da ciò che viene indotto dal paziente, il terapeuta può utilizzare il controtransfert in modo costruttivo. In questo senso, l’attenzione alle proprie emozioni diventa parte integrante della tecnica e della postura terapeutica, favorendo una relazione autentica e trasformativa.

Prospettive e sviluppi

Il concetto di controtransfert continua a evolversi, integrandosi con le ricerche sulle neuroscienze affettive e sulla risonanza interpersonale. Studi recenti indagano come le risposte corporee ed emotive del terapeuta riflettano processi di empatia profonda e di regolazione condivisa delle emozioni. Allo stesso tempo, l’espansione della psicoterapia online solleva nuove domande: in che modo cambia il controtransfert quando la presenza corporea è mediata da uno schermo? Quali segnali restano percepibili e quali si trasformano?

Attualità e rilevanza

Oggi il controtransfert non è più solo un concetto psicoanalitico, ma una chiave di lettura trasversale per comprendere la relazione terapeutica in molteplici approcci. Rappresenta una testimonianza del carattere reciproco della cura: non un processo unilaterale, ma un incontro tra due soggettività, entrambe coinvolte nella costruzione del senso e del cambiamento psicologico.

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