Axline, Virginia

Virginia Axline è ricordata per aver introdotto  una prospettiva nuova sul modo di comprendere e accompagnare i bambini in terapia, fondata sul gioco come linguaggio privilegiato dell’infanzia e su un atteggiamento terapeutico basato sull’ascolto, sull’empatia e sulla libertà di espressione. Attraverso il suo metodo, ha contribuito a riconoscere nei bambini non solo soggetti da educare o correggere, ma persone portatrici di risorse e potenzialità da valorizzare.

Biografia e Contesto Storico

Virginia Mae Axline nacque il 30 marzo 1911 a Fort Wayne, Indiana. Si formò inizialmente in ambito educativo, conseguendo la laurea in Pedagogia presso l’Università dell’Ohio nel 1930, per poi proseguire alla Columbia University con un master in Psicologia. La sua formazione avvenne in un periodo in cui la psicoanalisi esercitava ancora una forte influenza, ma stavano emergendo approcci alternativi, come la psicologia umanistica di Carl Rogers, con cui Axline ebbe un rapporto intellettuale profondo e duraturo.

Gli anni Quaranta e Cinquanta furono decisivi per la sua carriera: lavorando in scuole e cliniche universitarie, entrò in contatto diretto con le difficoltà emotive dei bambini, osservando come l’ambiente familiare e sociale condizionasse la loro crescita. L’esperienza maturata in questi contesti la spinse a cercare strumenti terapeutici che rispettassero il modo peculiare con cui i bambini comunicano e comprendono il mondo.

Parallelamente alla pratica clinica, Axline si impegnò nella didattica e nella formazione, trasmettendo a studenti e professionisti la necessità di un approccio che desse valore all’esperienza soggettiva dei bambini. Questa doppia dimensione – clinica ed educativa – avrebbe caratterizzato tutta la sua carriera.

Contributi Teorici e Pratici

Il contributo più noto di Virginia Axline è lo sviluppo della terapia del gioco non direttivo, ispirata ai principi rogersiani di accettazione incondizionata, empatia e fiducia nelle capacità di autoregolazione del soggetto. Secondo Axline, il gioco costituisce il linguaggio naturale dell’infanzia: attraverso pupazzi, costruzioni, disegni e narrazioni, i bambini possono esprimere paure, desideri e conflitti interiori che difficilmente riuscirebbero a comunicare con le parole.

Axline formulò il suo metodo attorno a otto regole guida, che descriveva in forma discorsiva e che rappresentavano un vero e proprio codice di condotta terapeutico. Tra queste, spiccavano la creazione di un ambiente sicuro e accogliente, la libertà del bambino di scegliere le proprie attività, l’assenza di giudizio da parte dell’adulto e il rispetto dei tempi personali del processo terapeutico. In questo contesto, il terapeuta non dirige né interpreta in maniera rigida, ma accompagna il bambino facilitandone l’espressione e riconoscendo i suoi sentimenti.

La terapia non direttiva si distingue per l’accento posto sulla relazione terapeutica: il bambino viene considerato competente rispetto alla propria esperienza, e il compito dell’adulto è offrirgli uno spazio in cui possa esplorarla senza pressioni esterne. Ciò rappresentava una svolta rispetto ai modelli dominanti del tempo, nei quali il bambino era spesso visto come un oggetto di intervento piuttosto che come un soggetto attivo del processo di cura.

Il metodo trovò un’illustrazione esemplare nel caso clinico raccontato nel libro Dibs in Search of Self (1964), pubblicato in Italia come Dibs alla ricerca di . Il volume, divenuto un testo di riferimento a livello internazionale, descriveva il percorso di un bambino inizialmente considerato “disturbato” che, attraverso il gioco in un contesto terapeutico non direttivo, riusciva a scoprire e sviluppare la propria identità e le proprie capacità. Il successo del libro contribuì a far conoscere la terapia del gioco non solo agli specialisti, ma anche a un pubblico più ampio, sensibilizzando genitori ed educatori sull’importanza di un approccio rispettoso e empatico.

Accanto alla pratica clinica, Axline fu attiva anche nella ricerca e nella formazione. Nelle sue pubblicazioni e nelle lezioni universitarie sottolineava costantemente l’importanza di adattare il metodo alle esigenze individuali di ciascun bambino. Questo la portò a elaborare un approccio flessibile, capace di integrare osservazioni psicologiche e considerazioni educative, e attento al ruolo del contesto familiare e sociale nello sviluppo del bambino.

Impatto e Attualità sulla Psicologia Contemporanea

Il lavoro di Virginia Axline ebbe un impatto significativo sia sul piano clinico sia su quello culturale. In un’epoca in cui i bambini erano spesso trattati con metodi autoritari o con approcci terapeutici adultocentrici, la sua visione li riconosceva come individui dotati di una propria voce e di un proprio mondo interiore. Questo cambiamento di prospettiva ha contribuito a ridefinire le pratiche della psicoterapia infantile, aprendo la strada a ulteriori sviluppi nella terapia del gioco e nella psicologia dell’età evolutiva.

La sua influenza si avverte ancora oggi: la play therapy è ampiamente praticata in contesti clinici, scolastici e comunitari, spesso con riferimenti espliciti alle regole e alle intuizioni di Axline. I principi dell’accettazione incondizionata e dell’empatia sono diventati parte integrante non solo della psicoterapia infantile, ma anche di approcci educativi e di sostegno alla genitorialità.

Oltre al contesto clinico, le sue idee hanno avuto risonanza anche nel dibattito più ampio sulla condizione dell’infanzia. La sua enfasi sul rispetto per il bambino come persona ha contribuito a diffondere una cultura più attenta ai diritti e al benessere dei minori, in linea con i successivi sviluppi della pedagogia e della psicologia umanistica.

Condividi

Altre voci interessanti