Volontà di Significato

Quando la vita si incrina, la domanda che spesso resta in fondo è semplice e radicale: che senso ha tutto questo? Con volontà di significato Viktor Frankl ha dato un nome a questa spinta umana di fondo, mostrando come la ricerca di senso possa orientare le scelte, sostenere nelle crisi e aprire possibilità di crescita anche in condizioni difficili.

Definizione e contesto teorico

Per Frankl la volontà di significato è la motivazione primaria dell’essere umano: non viviamo solo per evitare il dolore o inseguire il piacere, ma per trovare un senso alla nostra esistenza. Questa idea nasce nel cuore del Novecento, tra guerre e disorientamento morale, e diventa il perno della logoterapia, un approccio che mette al centro libertà interiore e responsabilità personale. Anche quando le circostanze non sono modificabili, rimane la possibilità di scegliere l’atteggiamento con cui rispondere agli eventi e di orientarsi verso ciò che per ciascuno conta davvero.

Struttura e meccanismi

La volontà di significato si esprime in un movimento triplice. C’è un asse di libertà, che riguarda la facoltà di scegliere come porsi di fronte a ciò che accade. C’è un asse di responsabilità, che invita a trasformare gli eventi in compiti personali, assumendo un ruolo attivo nella propria storia. C’è infine un asse di trascendenza, con cui l’individuo si apre a qualcosa che eccede l’interesse immediato: una causa, una relazione, un’opera, una fede.

Quando il senso si oscura, possono comparire vuoto, apatia, ansia o perdita di direzione. In logoterapia il lavoro consiste nel riaccendere il legame tra valori vissuti e azione concreta. Due strumenti tipici sono la dereflessione, che aiuta a spostare lo sguardo dal sintomo al compito significativo, e l’intenzione paradossale, che usa l’ironia e il ribaltamento dell’aspettativa per sciogliere circoli viziosi di paura e controllo. Il cambiamento non consiste nel “pensare positivo”, ma nel riannodare la propria esperienza a ciò che la persona riconosce come senso.

Varianti e confini concettuali

La volontà di significato non coincide con il perseguimento del piacere o del potere: può includerli, ma li supera, perché il senso si misura nel rapporto tra , gli altri e il mondo. Non si sovrappone alla spiritualità in generale, che è una possibile fonte di significato ma non l’unica. Si distingue anche dalle correnti motivazionali che promettono benessere come esito diretto: qui il benessere è un effetto collaterale dell’impegno in qualcosa che vale, non un obiettivo da inseguire di per sé. Rispetto alla psicologia positiva, condivide l’attenzione a scopi e valori, ma mantiene una marcata prospettiva esistenziale sulla sofferenza inevitabile e sul compito personale che essa pone.

Applicazioni nella pratica e nella ricerca

In psicoterapia l’orientamento al significato sostiene percorsi di cura per lutti, crisi di vita, depressione con vissuti di vuoto e perdita di direzione. Il terapeuta non fornisce un “senso giusto”, ma favorisce un’indagine personale: quali valori sono vivi, quali relazioni o opere chiamano, quali scelte rendono la propria vita più coerente. Le tecniche dialogiche, gli esercizi di chiarificazione dei valori e i compiti orientati a scopi concreti permettono di tradurre intuizioni in azioni, restituendo continuità narrativa tra passato, presente e futuro.

Sul piano scientifico, studi contemporanei sul benessere e sulla resilienza hanno messo in relazione il senso percepito con una migliore regolazione emotiva e maggiore adattamento alle avversità. Queste evidenze non trasformano la logoterapia in protocollo unico per ogni problema, ma suggeriscono che la dimensione del significato sia un fattore trasversale utile da integrare in vari contesti clinici e psicoeducativi.

Stato dell’arte, limiti e sviluppi

Il linguaggio del significato è potente ma rischia semplificazioni: non tutti i dolori “devono” produrre crescita, e cercare un senso può richiedere tempi lunghi. Il concetto non sostituisce la valutazione clinica né l’uso di interventi specifici quando necessari. Il limite principale riguarda la misurazione: tradurre in indicatori rigorosi ciò che una persona riconosce come senso resta complesso, anche se la ricerca sul “meaning in life” ha sviluppato strumenti sempre più raffinati. Gli sviluppi attuali guardano all’integrazione con approcci basati sui valori, con interventi per la cura nelle malattie croniche e con programmi di prevenzione del vuoto esistenziale in adolescenza e nei passaggi di vita.

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