Whitaker-Malone Group

Il Whitaker-Malone Group rappresenta una delle esperienze più originali nella storia della formazione in psicoterapia. Nato negli anni Settanta dall’incontro tra Carl Whitaker e Thomas Malone, due figure cardine della terapia familiare, il gruppo non era destinato ai pazienti, ma ai terapeuti stessi. In un’epoca dominata da modelli formativi gerarchici, Whitaker e Malone immaginarono uno spazio in cui i professionisti potessero confrontarsi, sperimentare e crescere come persone prima ancora che come clinici.

Origine e spirito del gruppo

La collaborazione tra Whitaker e Malone nacque da una convinzione condivisa: non si può accompagnare la trasformazione altrui senza vivere in prima persona un processo di trasformazione. Il gruppo diventò un laboratorio umano in cui i terapeuti potevano alternarsi nei ruoli di conduttori e di pazienti, portando le proprie emozioni, i propri limiti e le proprie intuizioni. L’obiettivo non era insegnare tecniche, ma offrire un’esperienza diretta della profondità e dell’imprevedibilità del lavoro terapeutico.

In questo spazio, la crescita professionale passava attraverso la capacità di riconoscere la propria vulnerabilità e di accettare la dimensione affettiva e simbolica della relazione terapeutica. Whitaker sosteneva che il terapeuta dovesse “danzare con la famiglia”, cioè entrare pienamente nel campo relazionale senza rifugiarsi nella distanza professionale. Il Whitaker-Malone Group estendeva questa danza ai terapeuti stessi, che sperimentavano sulla propria pelle la forza trasformativa dell’incontro autentico.

Un nuovo modo di intendere la supervisione

A differenza dei modelli tradizionali, fondati su un rapporto maestro-allievo, il gruppo proponeva una supervisione esperienziale e paritaria. Ogni partecipante poteva portare casi clinici, vissuti personali o difficoltà relazionali, e ricevere risposte non sotto forma di istruzioni, ma di esperienze condivise. Il focus non era la correzione tecnica, bensì la consapevolezza emotiva del terapeuta e la sua capacità di stare nel processo relazionale con autenticità e presenza.

All’interno del gruppo, le regole principali erano poche ma essenziali: un clima di sicurezza, la libertà di esprimersi senza giudizio e l’impegno a restare fedeli alla propria esperienza. La vulnerabilità non veniva vista come un difetto, ma come una via d’accesso alla comprensione profonda del lavoro terapeutico. L’esperienza diretta diventava così la forma più alta di apprendimento.

Autenticità e scambio reciproco

Uno dei contributi più duraturi del Whitaker-Malone Group è l’idea che il terapeuta impari soprattutto dal contatto con gli altri terapeuti, in un continuo scambio di ruoli e prospettive. La relazione paritaria tra i membri consentiva di esplorare le proprie risonanze interiori, superando la paura del giudizio e l’idealizzazione del “terapeuta esperto”. Whitaker e Malone vedevano in questo scambio il cuore della formazione: la possibilità di crescere come esseri umani attraverso il confronto onesto e l’esperienza vissuta.

Autenticità, responsabilità e reciprocità erano i valori guida del gruppo. Nel portare stessi in modo completo — con dubbi, emozioni e limiti — i terapeuti scoprivano che la competenza clinica non nasce dalla padronanza delle tecniche, ma dalla capacità di restare presenti nella complessità dell’incontro.

Eredità e attualità

L’esperienza del Whitaker-Malone Group influenzò profondamente la formazione dei terapeuti familiari e sistemici, ispirando modelli di supervisione basati sull’esperienza diretta e sull’autenticità relazionale. La sua impronta è riconoscibile in molte scuole contemporanee, dove la crescita personale del terapeuta è considerata parte integrante del percorso professionale.

Oggi, in un contesto clinico sempre più regolato da protocolli, la lezione di Whitaker e Malone conserva una forza attuale: ricordare che la terapia è prima di tutto un incontro umano, e che chi cura è chiamato a lasciarsi trasformare tanto quanto chi chiede aiuto. Il Whitaker-Malone Group resta un simbolo di questa verità semplice e radicale: non c’è apprendimento autentico senza esperienza, né cura senza partecipazione.

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