
Wolfgang Köhler è stato uno psicologo tedesco, tra i tre fondatori della psicologia della Gestalt insieme a Max Wertheimer e Kurt Koffka. Se Wertheimer aprì la strada con il fenomeno phi, fu Köhler a darle il fondamento teorico più solido e a portarla nel mondo, sia con i celebri esperimenti sui primati che introdussero il concetto di insight, sia con il tentativo di ancorare la Gestalt alla fisica.
Fu Köhler, insieme a Koffka, il primo soggetto sperimentale di Wertheimer nel 1910, quando i tre iniziarono a Francoforte le ricerche sul movimento apparente che avrebbero dato origine alla scuola. Da quella collaborazione nacque un lavoro comune durato tutta la vita, distribuito su ruoli diversi: Wertheimer come iniziatore, Köhler come sistematizzatore teorico, Koffka come divulgatore.
Formazione e percorso
Nato a Reval, l’odierna Tallinn, allora parte dell’Impero russo, da una famiglia di origine tedesca, Köhler si trasferì con i genitori in Germania a sei anni. Studiò alle Università di Tubinga, Bonn e Berlino, dove nel 1909 conseguì il dottorato sotto Carl Stumpf con una tesi sull’udito, dopo aver seguito anche i corsi di fisica di Max Planck: un’esperienza che lascerà tracce profonde nel suo modo di pensare la Gestalt in termini di campi di forze.
Nel 1911 divenne assistente all’Università di Francoforte, dove l’anno successivo Wertheimer arrivò per condurre i suoi esperimenti sul movimento apparente. Köhler e Koffka ne furono i primi soggetti: da quelle sedute sperimentali nacque la collaborazione che avrebbe fondato la psicologia della Gestalt.
Gli anni di Tenerife e l’insight
Nel 1913 Köhler fu nominato direttore della Stazione per lo studio degli antropoidi di Tenerife, istituita dall’Accademia prussiana delle scienze. Lo scoppio della Prima guerra mondiale lo trattenne sull’isola fino al 1920, un isolamento più lungo del previsto durante il quale condusse gli studi sul comportamento intelligente degli scimpanzé che lo resero celebre.
Negli esperimenti più noti, gli animali dovevano procurarsi del cibo posto fuori portata usando strumenti di fortuna, come bastoni da unire o casse da impilare. Köhler osservò che le soluzioni non arrivavano per tentativi ed errori progressivi, come sosteneva la psicologia associazionista di allora, ma spesso in modo improvviso, dopo una fase di apparente stallo: lo scimpanzé sembrava cogliere in un colpo solo la relazione tra i mezzi a disposizione e lo scopo. A questo tipo di apprendimento diede il nome di insight, l’emergere di una soluzione completa in rapporto all’intera configurazione del problema. I risultati, pubblicati nel volume del 1921 noto in italiano come La mentalità delle scimmie antropomorfe, misero in discussione le teorie associazioniste dell’apprendimento e introdussero un concetto che avrebbe avuto larga fortuna, fino alla ricerca sulla creatività.
A Tenerife Köhler lavorò anche a un’opera più propriamente teorica, pubblicata nel 1920, in cui tentò di estendere il concetto di Gestalt dalla percezione al mondo fisico, ipotizzando un parallelismo tra la struttura dell’esperienza psichica e i processi fisiologici del cervello: l’isomorfismo psicofisico, uno dei suoi impegni teorici più caratteristici e duraturi.
Berlino e la sistematizzazione della Gestalt
Rientrato in Germania, nel 1921 Köhler assunse la direzione dell’Istituto di psicologia dell’Università di Berlino e l’anno seguente la cattedra di filosofia. Guidò per oltre un decennio un vasto programma di ricerche sulla percezione, e nel 1929 pubblicò Gestalt Psychology, l’opera che presentò in modo organico i principi della scuola al pubblico internazionale, in particolare a quello statunitense.
L’opposizione al nazismo e l’esilio
Unico tra i principali esponenti della Gestalt a non essere ebreo, Köhler si oppose pubblicamente al regime nazista fin dai primi mesi. Nell’aprile 1933 pubblicò su un giornale berlinese un articolo di aperta critica contro l’espulsione dei docenti ebrei dalle università, e si rifiutò di fare il saluto nazista all’inizio delle lezioni. Con l’istituto progressivamente svuotato dei suoi collaboratori e la propria autonomia scientifica compromessa, nel 1935 lasciò definitivamente la Germania per gli Stati Uniti.
Ottenne una cattedra allo Swarthmore College, in Pennsylvania, dove insegnò per vent’anni fino al pensionamento nel 1955 e proseguì la ricerca ben oltre quella data come professore emerito. Fu anche visiting professor a Harvard e a Dartmouth, e nel 1956 fu eletto presidente dell’American Psychological Association. Morì l’11 giugno 1967 a Enfield, nel New Hampshire.
Influenza e discussione critica
Il contributo di Köhler ha attraversato campi diversi: la psicologia comparata, dove il concetto di insight resta un riferimento nello studio della cognizione animale, tanto che un centro di ricerca sui primati porta oggi il suo nome; la teoria dell’apprendimento, con la sua alternativa al modello del tentativo ed errore; e la psicologia della percezione, con il tentativo, mai del tutto compiuto, di fondare la Gestalt su basi fisiche attraverso l’isomorfismo psicofisico.
Proprio questo tentativo è stato anche il punto più criticato del suo lavoro: l’idea di un parallelismo diretto tra strutture percettive e processi cerebrali non ha trovato conferme nella neuroscienza successiva, e resta oggi di interesse più storico che scientifico. Restano invece solidi il concetto di insight e l’opera di sistematizzazione della Gestalt, che hanno permesso a un’intuizione nata quasi per caso su un treno, quella di Wertheimer, di diventare una teoria psicologica compiuta e influente.